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Un altro aspetto degli studi di Olavo de Carvalho assolutamente necessario da imparare per leggere correttamente quello a cui assistiamo oggi è l’inversione rivoluzionaria. Non so se vi ha colpito mai il fenomeno seguente: c’è una minoranza che si dice perseguitata ma che perseguita attaccando, manifestando, denunciando in tribunale, invocando (e ahimé ottenendo spesso) censura e controllo della libera espressione di chi non la pensa come loro (cioè i supposti”persecutori”); c’è la Cina che è il primo paese della lista dei regimi democidi di tutti i tempi (più di 76 milioni di morti tra il 1948 e 1987) che rinfaccia agli USA il recente rapporto sullo stato dei diritti umani in Cina, dicendo di non accettare insegnamenti circa questo argomento; animalisti che combattono in favore degli animali prendendo a bombe molotov uno zoo, uccidendone a decine; si considera “tortura di stato” quello che si cerca di fare per evitare un’altra volta di fare morire di fame e di sete una persona (fino a ieri una delle più diffuse torture fin dall’antichità, cfr. il conte Ugolino etc.).
Insomma, tutto questo è solo un caso? E’ solo ipocrisia? No, affatto: sarebbe un’imperdonabile ingenuità pensarlo. E’ molto, molto peggio.

«“Rivoluzione” significa un giro, un’inversione di posizioni. È naturale, quindi, che le creaturine sedotte dall’idea rivoluzionaria, poiché non sempre sono capaci di rivoltare il mondo di cima in basso come pretendono, facciano almeno la rivoluzione dentro le proprie teste, invertendo le relazioni logiche tra soggetto e oggetto, i nessi di causa ed effetto e perfino l’ordine sequenziale del tempo, vedendo, insomma, tutto al contrario e ammettendo come verità soltanto l’opposto simmetrico di quello che i fatti dicono, i documenti attestano e la ragione proclama»
(Olavo de Carvalho)

(Tre articoli di Olavo de Carvalho sull’inversione)
Sulla inversione

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