Tag

,

Una sera, quando studiavo filosofia a Padova, un amico mi parlò entusiasta della sfida all’intelligenza e la provocazione per la fede rappresentata dal decostruzionismo. Un altro, nello stesso periodo, ebbe una profonda crisi di fede leggendo Nietzsche. In Brasile, negli ambiti accademici, i nomi di Marx e Gramsci sono spesso pronunciati con le lacrime agli occhi.
A loro e a chi si trova nello stesso stato di spirito, dedico queste parole di Olavo che, almeno nel caso del miei due amici del periodo patavino, avrei voluto conoscere prima per leggerle insieme a loro.
(Le dedico anche a tutti i miei studenti e ai giovani amici del periodo della Sapienza, come monito per il loro magistero futuro – per alcuni di loro – e per tutta la loro vita)

«Il processo è faticoso, ma semplice: attendere ai compiti tradizionali dello studio accademico, conoscere bene il trivium , apprendere a scrivere leggendo ed imitando i classici almeno di tre lingue, studiare molto Aristotele, molto Platone, molto Tommaso d’Aquino, molto Leibniz, Schelling e Husserl, assorbire per quanto possibile l’eredità dell’università tedesca e austriaca della prima metà del secolo XX, conoscere molto bene la storia comparata di due o tre civiltà, assorbire i classici della teologia e della mistica di almeno tre religioni, e allora, solo allora, leggere Marx, Nietzsche, Foucault. Se dopo questa dieta ti lascerai ancora impressionare da questi tre, è perché allora sei proprio scemo e non posso farci nulla»

(Olavo de Carvalho, «A tragédia do estudante sério no Brasil», Diário do Comércio, 12/02/2006, http://www.olavodecarvalho.org/semana/060213dc.htm )

Annunci