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Un genere di discorsi che spesso mi ha dato fastidio è quello che vuol presentare i santi o le grandi personalità del passato sempre con difetti, oppure sottolineando un aspetto “negativo” o addirittura peccaminoso: perché così “sono vicino a noi”, “sono come noi”. Invece di sottolinearne gli aspetti per i quali si sono trascesi, si sono perfezionati, così da essere uno stimolo, uno sprone per “egregie cose” alla mia anima, dovrei invece essere felice delle descrizioni di un Dante che si metteva le dita nel naso, oppure del fatto che, in fondo in fondo, Shakespeare non era così diverso da me. Poi chi mi spiega perché lui scriveva l’Amleto o i suoi sonetti e io pesticcio bischerate sul blog? Ho trovato poi questi due articoli di Olavo che mi hanno aiutato a darmi una risposta. Lascio due articoli per il fine settimana. Che la luce del Tabor sia la luce alla luce della quale vedere la “vera realtà delle cose”. Buon fine settimana.

“Mentre il cristiano si umilia perché Dio lo esalti, l’uomo moderno si umilia per umiliare gli altri. Dio incute timore perché conserva nelle Sue mani, invece che nelle nostre, il segreto della salvezza; il discorso moderno ci spaventa perché ci convince che esso possiede il segreto ultimo, ossia che non c’è salvezza”. (da “L’ingenuità del XX secolo”)

“Eric Voegelin chiamava “storiogenesi” la visione simbolica della storia come un processo ascendente che, culminando nella persona del narratore, faceva della sua epoca la suprema detentrice della conoscenza umana[…] La storiogenesi è un vizio mentale deformante che riappare in tutte le epoche, grazie alla tendenza incontenibile dell’essere umano a fare di se stesso l’ombelico del mondo. La modernità vi ha soltanto aggiunto il dettaglio particolarmente ridicolo del descrivere la gloriosa ascensione che conduce a se stessa come un processo di autolimitazione razionale e umiltà intellettuale crescente. Così facendo la concezione ombelicocentrica della storia è diventata caricatura di se stessa, e in questo dovrebbe consiste la suprema gloria intellettuale dei tempi moderni”. (da “Il culmine del progresso umano”].

Ingenuità del XX secolo
Il culmine del progresso umano

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