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Una costante della mentalità rivoluzionaria è quella di riscrivere il passato. Proprio perché vive essenzialmente di un futuro inventato, unico suo giudice, il passato non ha alcuna importanza perché quello che ha fatto può sempre venir giustificato dal Futuro: l’ultima parola è data soltanto dal raggiungimento della Meta. Ma poiché la Meta non è determinata, esiste solo il Processo. Il passato, quindi, non si erge come fatto del quale rendere conto, sia logicamente che moralmente. Esso, quindi, si può liberamente cambiare, inventare, riscrivere ogni volta che la contingenza tattica del momento lo richieda. L’esempio classico sono le foto del periodo stalinista, dove i vari personaggi attorno a Stalin scomparivano via via che cadevano in disgrazia (e cadevano nella tomba, ovviamente). Chi si occupa di storia per la propria professione, come accade al sottoscritto, si trova talvolta davanti “cose che voi umani…”. Alcune rientrano nella normalità delle cose; ad esempio, una prova archeologica che determina un decisivo “prima” e “dopo”: prima del 1961 qualcuno poteva anche dubitare dell’esistenza di un Ponzio Pilato; gli scavi a Cesarea portarono alla luce un’iscrizione dalla quale non solo si evince l’esistenza storica del nostro, ma anche ulteriori notizie sul titolo che possedeva etc. Un altro caso è quello in cui nuovi studi permettono una comprensione migliore: ad esempio, gli studi sulla continuità tra la Scuola di Edessa e quella di Nisibi (fondata nel V secolo d.C.). Fino al 2006 nessuno aveva tenuto in conto che le fonti antiche su queste istituzioni erano fonti fortemente polemiche e che non potevano essere lette ingenuamente come era stato fatto fino a quel momento. Si ripetevano delle tesi formulate nel XIX secolo senza rileggerle criticamente alla luce dei criteri filologici contemporanei; questo fintanto che lo studioso americano A.Becker ha presentato una esauriente analisi di tali fonti giungendo alla conclusione che tutta la questione deve adesso essere ripensata completamente. Ma ci sono casi in cui la storia viene di proposito completamente inventata, soprattutto quando si vuol portare avanti una tesi precostituita tipo “riscatto di minoranze” etc. Molte volte l’invenzione è pianificata: la famosa “strage” di donne che starebbe alla base della festa dell’8 marzo oppure la storia della schiava Anastacia in Brasile. Una volta messe in giro, le panzane, come i famosi conigli, non si riesce più a fermarle neanche con le prove più schiaccianti. Questa è la tragedia: i disinformatori di professione creano le prime coppie della menzogna-coniglio: e gli utili idioti ripetitori … si prendono allegramente cura dell’allevamento!
Un esempio raccontato da Olavo sull’inversione della coscienza del tempo storico. “Allucinante. Ma è così…”.

Il tempo invertito

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