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Leggo in questo articolo un esempio di applicazione dei concetti che stiamo illustrando con Olavo de Carvalho. Nell’intervista riportata si dice che l’egemonia culturale di sinistra non esiste più, anzi non si sa nemmeno se si possa dire che sia esistita veramente. Una affermazione del genere, per chi non appartenga alla tribù dell’imbecille collettivo, ha solo due spiegazioni: o chi la dice è un intellettuale militante, che sta facendo il suo mestiere di disinformazione e confusione; oppure ha un rapporto alterato con la realtà, ed è un utile idiota psicotico rivoluzionario (nel senso tecnico del termine). Ma c’è un aspetto che credo possa essere utile da notare. Il “comunismo” come è nell’immaginario comune non c’è più. Ma dire, quindi, che è morto il motore che lo muoveva è spento non sequitur. Se continuiamo a pensare in categorie “classiche” (destra/sinistra) alcune cose possono sfuggirci. Il comunismo è stato la più terribile malattia che l’uomo abbia mai contratto. Ora, se lo si pensa in categorie ideologiche esso sfuggirà sempre la presa, perché ha la terribile capacità di presentare sempre un volto pulito e nuovo ogni volta che il vecchio è stato inchiodato dalla realtà o superato dalla contingenza storica. Il fatto che esso si faccia giudicare solo da un futuro ipotetico, che nessuno sa qual è (a partire dagli stessi comunisti), lo rende abilitato anche a contraddirsi, a “surfare” l’onda del momento, a fare alleanze tattiche con gli idioti del giorno etc. L’unico modo per “inchiodarlo” davvero è comprenderne la profonda unità interna: la mentalità rivoluzionaria e le forme con la quale questa si manifesta. È rispondere alla domanda: ma alla fine, contro chi lottiamo? La risposta di Olavo nel suo articolo allegato.

Alla fine dei conti

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