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La notizia dell’ennesimo gesto di discreto silenzio del sig. Englaro, secondo me, è un campanello di allarme da non sottovalutare. Perché mentre è palese – tranne all’imbecille collettivo, è chiaro – che non si tratta della richiesta di risarcimento di un sentimento ingiustamente offeso, forse non lo è il fatto che siamo davanti a una campagna di intimidazione psicologica pianificata a tavolino. Non credo che la denuncia sia stata soltanto la “originale” trovata di un amico avvocato per ricavare qualche soldino. Quello che interessa, è vero, è l’esposizione mediatica e la desensibilizzazione delle coscienze per introdurre l’eutanasia; ma l’uso dello strumento della denuncia non è affatto un particolare da sottovalutare. Questo assomiglia al trailer di un film che in Brasile abbiamo già visto mettere in pratica da una delle particolari determinazioni concrete della mente rivoluzionaria che è il movimento gay. Lo scopo è paralizzare sul nascere ogni obiezione possibile, anzi, la stessa possibilità di poter pensare a delle obiezioni. Questo in due modi: creare confusione nei significati dei termini del dibattito (chiamare “lasciare andare” lo “spingere via”, etc.); intimidire con violenza psicologica (mediante la minaccia di ritorsioni legali, di gogne mediatiche etc.) coloro che non si allineano al pensiero collettivo rivoluzionario. Su questo modo di agire, di cui fu vittima alcuni anni fa il card. Eugênio Sales, arcivescovo emerito di Rio de Janeiro, sarebbe bene riflettere. Nel lungo articolo di Olavo de Carvalho che propongo oggi, il nostro filosofo prende le mosse da due episodi di cronaca apparentemente “minori” e cerca di risalire alla dinamica sottesa di questo agire. Il mondo all’incontrario:

“Nello scorrere del tempo, la corrente di odio insano verso l’ordine del reale, nascendo in piccoli gruppi di fanatici religiosi [di origine gnostica, NdT], viene aumentando di volume e si trasforma in un’enorme e complessa strategia di potere, fino al punto in cui disordine e distruzione diventano essi stessi i principi fondanti di un nuovo ordine in cui tutti i mezzi di azione pratica creati dalla ragione sono sottomessi e posti al servizio dell’assurdità e del male. […] un ordine sociale nel quale tutto ciò che i millenni passati hanno considerato abominevole o disprezzabile viene intronizzato come obbligo massimo e clausola marmorea, proibendo e criminalizzando tutto ciò che l’umanità aveva fino a quel momento reputato buono, corretto e desiderabile. L’amore familiare viene condannato come camuffamento della violenza domestica e della pedofilia, mentre stupratori e pedofili autentici vengono protetti in quanto vittime di una società cattiva. La devozione religiosa viene stigmatizzata come travestimento di ogni istinto più abietto, mentre questi, nelle versioni anche più crude e dirette, vengono elevati a categoria di standard normativi obbligatori. Ogni relazione umana, denunciata come “velo ideologico” steso su relazioni di potere, è mutata, al suono di fanfare, con la manifestazione brutale di potere esplicito, celebrato come salvatore e umanitario. Tutto l’universo creato, dove l’impero relativo del bene manteneva sotto controllo il male, viene accusato di essere una immensa cloaca, e l’impero del male esplicito è acclamato come unica e definitiva incarnazione della bontà, come regno di giustizia”.

(leggi tutto l’articolo di Olavo)
Cospirazione di iniquità

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