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La seconda fase è la destabilizzazione. Chi ha un’età per ricordarsi degli ’70? Non riconoscete nulla in questa descrizione “teorica” di Bezmenov? Secondo voi chi erano in realtà quelli che nel PCI e negli altri partiti di sinistra in quegli anni, andavano e venivano da Mosca e negli altri paesi “fratelli”? Facevano gite di piacere? Al soldo di chi lavoravano? Complici attivi e/o morali di genocidio, di catastrofe antropologica, di tradimento del proprio paese… e chiedono (e santo cielo, ottengono!) voti, si dicono “antropologicamente superiori”…

Continua dalla parte III.3 e dalla parte III.4

Il passo successivo è la destabilizzazione. Destabilizzare tutte le relazioni, tutte le istituzioni e le organizzazioni accettate nel paese obiettivo. Come? Non serve affatto un battaglione di agenti del KGB per fare esplodere ponti, si lascia che lo facciano da soli. Le aree di applicazione di questa seconda fase sono più mirate, ci si concentra su economia (sempre le relazioni di lavoro), “legge e ordine” e ancora i mass-media, con differenti accentuazioni. Le azioni aperte, legittime, nel nostro caso del KGB, sono adesso possibili perché non più percettibili. A questo momento non c’è nulla di male se un professore che viene dall’URSS inizia a dare un corso di marxismo-leninismo, ad esempio, in una Università della California. Nel campo economico si ha una radicalizzazione delle relazioni contrattuali. Nella fase precedente si poteva ancora raggiungere, in via teorica, qualche accordo positivo tra le parti, con l’introduzione magari di una terza come arbitro delle giuste esigenze di ogni lato. Quanto più dura, assurda e violenta si fa la lotta, quanto più eroica viene presentata. Davanti alla violenza di certi scontri in scioperi o manifestazioni, dieci o venti anni fa saremmo rimasti sconvolti, chiedendoci: perché? perché tanto odio? Oggi no, diciamo “Eh? Ah, sì, ok…”. Legge e ordine: Si radicalizzano anche di tutte le relazioni sociali: non si cerca più nessun accordo, si cerca lo scontro. Dove prima le persone risolvevano pacificamente le loro questioni, oggi si va in tribunale per le cose più irrilevanti. Tutto diventa lotta. Ogni relazione stabilita viene completamente destabilizzata: alunno-professore, scuole e università: è lotta. La società diviene sempre più antagonistica, tra individui, tra gruppi di individui, nel suo insieme. I mass-media si pongono contro la società, in posizione isolata, alienata, “esterna”.
A questo punto entrano in gioco i “dormienti”. Un esempio sono gli studenti USA che si sono formati in questi anni nelle università di Lumumba, in università in paesi del terzo mondo, o quelli con i quali io lavoravo nei viaggi e corsi premio in URSS: ecco, a questo punto vengono spediti indietro, oppure nel paesi obiettivo, se è diverso dagli USA, e partono per l’azione. Diventano leader di gruppi, predicatori, persone pubbliche, sono in luoghi preminenti . Attivamente prendono parte del processo politico. Quasi come dal nulla, improvvisamente vediamo delle “minoranze” e rivendicazioni – gays, movimenti animalisti, etc. – delle quali quindici anni prima nessuno si importava. Adesso diventa una questione politica. Esigono riconoscimento, si appellano a diritti umani, riuniscono un grande gruppo di persone, fanno proteste, iniziano anche scontri con la polizia, con le persone comuni. Non importa cosa si stia rivendicando: neri contro bianchi, gialli contro verdi, non ha alcuna importanza dove sia la divisione. Quello che interessa è generare un clima di scontro, a volte militarizzati, a volte con armi da fuoco. Questo è il processo di destabilizzazione. I dormienti, molti dei quali sono semplicemente agenti del KGB, diventano leaders del processo. Non si immagini il compagno Andropov che a questo punto manda il compagno Ivanov negli USA: l’agente sta già qui da anni. È un rispettato cittadino USA, molte volte riceve anche un sacco di soldi per, che so, diritti umani, diritti delle donne, kid-lib, prison-lib, quello che volete. Quanti ingenui cittadini americani danno felicemente il loro denaro a queste persone e a queste “cause”! [continua]

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