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Le ultime due fasi della sovversione. Chi ha memoria degli eventi degli anni 60-80 troverà molto utili le parole di Bezmenov per “ripassare” quelle vicende. Ci rendiamo conto cosa abbiamo rischiato? Ci rendiamo conto delle responsabilità di tutti quei politici che lavoravano perché facessimo questa fine? Ci rendiamo conto di cosa aspettava a tutti coloro che si opponevano al comunismo (e agli utili idioti dopo la presa del potere)?

[sintesi parte III.4 e III.5]

Il processo di destabilizzazione porta direttamente alla terza fase, il processo della crisi. Nei paesi in via di sviluppo, dove lavoravo io direttamente, dice Bezmenov, il processo inizia quando gli organi legittimi di potere e l’intera struttura sociale crollano e nulla può più funzionare, soprattutto dal punto di vista produttivo. Allora si attivano i nostri organi artificiali iniettai nella società, come “comitati” non eletti da nessuno. Gli operatori sociali di cui abbiamo detto, i mass-media, che sono gli autoproclamatisi signori della tua opinione, alcuni “strani” gruppi che dicono di sapere come portare avanti la società iniziano a esigere il potere. Se il potere è loro negato, se lo prendono con la forza. Un esempio, il caso dell’Iran. Improvvisamente sono apparsi comitati rivoluzionari. Non c’era alcuna rivoluzione ancora ed ecco che già c’erano i comitati rivoluzionari! Prendono il potere giudiziario, quello esecutivo, legislativo, tutto concentrato in una sola persona, di cervello molle, molte volte formatosi ad Harvard o Berkeley. Perché la gente, nella sua maggioranza, inizia a volere un salvatore, i lavoratori dicono “abbiamo famiglie da sfamare!”, vogliamo un governo forte, magari anche socialista, centralizzato, dove qualcuno metta ordine, un salvatore. La gente è stanca, irritata. E noi abbiamo un salvatore. O arrivano i carri armati di nazione straniera ad aiutare a “mettere ordine”; oppure da un gruppo locale di sinistra, marxista, sandinista, non importa il nome, esce un X, come ad esempio il vescovo Muzorewa, nello Zimbabwe… non importa: arriva un salvatore e dice “Io vi salverò!”. Due alternative, pertanto: guerra civile o invasione. Guerra civile sappiamo cosa sia: il Libano è l’esempio migliore. Quella guerra civile è stata artificialmente impiantata mediante l’iniezione di forze dell’OLP. Il caso dell’Afghanistan, con l’arrivo dell’Armata Rossa, è un esempio di invasione, oppure il caso di un qualsiasi paese dell’Est Europa (Ungheria 1956, Cecoslovacchia 1968, Polonia 1981: ditene uno qualunque: è già stato invaso dall’esercito sovietico). Ma il risultato è il solito.
E la tappa successiva è la normalizzazione. Termine ironico… Viene dal 1968, dopo l’invasione della Cecoslovacchia, quando la propaganda sovietica, e subito dopo il New York Times, dichiararono: il paese è normalizzato. I carri armati sono a Praga, non c’è più rivolta, non c’è più violenza, normale, normalizzato tutto. A questo punto, gli autoproclamatisi guide della società non hanno più bisogno di alcuna rivoluzione, di alcun radicalismo: quindi, inizia il processo contrario. Si deve ristabilizzare il paese, con la forza. Tutti i dormienti, gli attivisti, i liberals, gli omosessuali, i professori, i marxisti-leninisti, sono eliminati, spesso fisicamente. Hanno già svolto il loro compito, non sono più necessari. Bezmenov, nella parte delle domande e in un’altra intervistaracconta del caso della cittadina vietnamita Hue nella quale, presa dai Vietcong solo per poche ore, furono uccisi varie migliaia di persone che appoggiavano gli USA, tutto in una notte. La CIA non riusciva a capire come fosse stato possibile ai comunisti, in pochissime ore, individuare casa per casa tutti coloro che erano contro i Vietcong. Molto semplice, dice Bezmenov: molto tempo prima della presa della città, la rete di informazione comunista aveva già identificato tutti gli oppositori e coloro che non appoggiavano i Vietcong. (Qualcuno ricorda il racconto di don Camillo dove tutta la sezione locale del PCI di Brescello corre ad avvisarlo perché in caso di vittoria loro lui era “il primo della lista”? Su queste liste si è sempre scherzato, ma la psicotica mente comunista non scherzava affatto. Ci rendiamo conto di cosa abbiamo rischiato?). I nuovi padroni hanno bisogno di stabilità per sfruttare il paese: quindi, basta tensioni, basta rivoluzioni. Ed è esattamente quello che è accaduto in vari paesi. Un esempio, il Bangladesh, dove io sono stato particolarmente attivo nella fase della crisi. Il primo ministro era Mujibur Rahman. Nel 1971 egli era il leader del Partito del Popolo, la Awami League. Aveva dei baffoni alla Stalin, era stato in Russia varie volte. Cinque anni dopo fu ucciso dai suoi ex colleghi marxisti. Aveva già svolto il suo compito. In Afghanistan è accaduto tre volte: Taraki, Amin e adesso Babrak Karmal: uccisi successivamente, uno dietro l’altro. Il primo de-moralizzò il paese, il secondo lo destabilizzò, il terzo lo ha portato alla crisi. Finito il lavoro, ciao compagno: bang. Karmal viene da Mosca ed è collocato al potere. La stessa cosa è accaduta recentemente a Granada. Maurice Bishop, marxista, è stato ucciso da Austin, anch’egli marxista… Quindi normalizzazione: non più femminismo, non più diritti degli omosessuali, non più dimostrazioni o scioperi. Una buona e solida libertà proletaria democratica.

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