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Tutto quanto abbiamo visto nella conferenza di Bezmenov non appartiene solo al nostro passato; gli effetti di quella propaganda massiccia continuano nella de-moralizzazione dei nostri valori e delle stesse strutture antropologiche occidentali. Siamo come un organismo malato, non solo incapace di reagire ad agenti culturali patogeni esterni; ma la demoralizzazione produce a sua volta, all’interno dello stesso organismo, cellule malate: incapacità di ragionare correttamente, alienazione dalla realtà, inversione,uso sempre più massiccio della neo-lingua, assorbimento di pacchetti di opinioni “tutto-compreso” a partire dai quali si emettono giudizi come se fossero propri: l’esempio recente più chiaro sono le migliaia di persone che hannno creduto e continuano a credere che Eluana Englaro fosse attaccata alle macchine quando non era vero. Ed era completamente inutile dimostrare il contrario: quando ad agire è un “pacchetto” ricevuto non c’è fatto o argomento che tengano; e così via. Il tragico della vicenda è che questi effetti, ormai, sono così distanti dalle cause, nella percezione ormai malata della maggioranza, che sono diventanti come invisibili e tutto è ormai visto come fatalità storica, come “i tempi che cambiano…”

In questo articolo Olavo, pur parlando del Brasile, illustra un processo attivo ovunque in questo momento. Nell’articolo che riportiamo, Olavo analizza anche alcune delle radici teoriche di questa tragedia: il decostruzionismo di Derrida.

“Tutti i “movimenti sociali” che agiscono in Brasile, senza alcuna eccezione, così come le entità che li rappresentano e le leggi basate sulle loro rivendicazioni, sono nati in questo modo:

1. Con dieci, venti, trenta anni di anticipo, gli intellettuali sinistristi di maggior peso discutono ed elaborano i concetti e il linguaggio delle nuove idee destinate a rinvigorire e ampliare il movimento rivoluzionario mondiale.
2. In seguito queste proposte passano sotto l’azione delle grandi fondazioni miliardarie e di organismi internazionali, dove il secondo livello intellettuale – tecnici, pianificatori sociali, pubblicitari, attivisti – dà loro il formato operativo per trasformarle in proposte concrete.
3. Queste proposte sono quindi sparse per tutto il mondo per mezzo di un’infinità di libri, articoli, conferenze, films, spettacoli teatrali, sempre sussidiati dalle stesse fonti, ma presentate come iniziative indipendenti, in modo da dare l’impressione che il cambiamento pianificato provenga da una fatalità storica impersonale e non da un’azione organizzata. Al contempo, si scatena un’insieme di operazioni preventive destinate a neutralizzare, reprimere e, se necessario, criminalizzare qualsiasi resistenza.
4. Solo allora le proposte arrivano ai paesi del Terzo Mondo, per mezzo di ONGs e agenti stipendiati che le inoculano per prima cosa nei circoli intellettuali più attivi, che le ritrasmettono agli studenti e ai mass-media, non raramente presentandole come proprie creazioni personali e originalissime, in modo la maggioranza degli aderenti non abbia la benché minima idea dell’esistenza di un’azione internazionale organizzata dietro degli effetti politici che seguono inesorabilmente.
5. L’ultima tappa è la produzione di questi effetti, per mezzo degli agenti politici – militanza organizzata, agenti di influenza, legislatori – che trasformano le proposte in leggi e istituzioni.
Nell’ultima tappa, le origini intellettuali delle proposte, come la sua base internazionale di sostegno finanziario e organizzativo, sono diventate ormai praticamente invisibili per la popolazione in generale, in modo che qualsiasi discussione a riguardo, destinata a far sì che l’adozione dei nuovi provvedimenti sembri sorgere dal flusso normale e spontaneo della vita democratica, si attenga alle definizioni nominali e agli aspetti più periferici delle rispettive questioni, senza alcuna possibilità di esaminare né lo schema di potere che ha articolato a suo piacimento la situazione del dibattito, né le implicazioni storiche a lunga scadenza che conseguiranno dalle trasformazioni volute. Quando queste conseguenze si rivelano catastrofiche, la colpa dell’errore che le avrà prodotte è ormai così disseminata per la società che qualsiasi tentativo di ricercarla e di responsabilizzare gli autori delle proposte iniziali, se per caso ancora venisse in mente a qualcuno di intraprenderla, inizia a sembrare troppo elaborata e artificiosa come una “teoria della cospirazione”” (Olavo de Carvalho).

Il successo del fallimento

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