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“Nessuno, dunque, si vergogni dei segni sacri e venerabili della nostra salvezza, della Croce che è la somma e il vertice dei nostri beni, per la quale noi viviamo e siamo ciò che siamo…. La Croce è infatti il segno della nostra salvezza e della comune libertà del genere umano, è il segno della misericordia del Signore che per amor nostro si è lasciato condurre come pecora al macello… Questo segno, sia ai tempi dei nostri padri come oggi, apre le porte che erano chiuse, neutralizza l’effetto mortale dei veleni, annulla il potere letale della cicuta, cura i morsi dei serpenti velenosi. Infatti, se questa Croce ha dischiuso le porte dell’oltretomba, ha disteso nuovamente le volte del cielo, ha rinnovato l’ingresso del paradiso, ha distrutto il dominio del diavolo, c’è da stupirsi se essa ha anche vinto la forza dei veleni, delle belve e di altri simili mortali pericoli?… Imprimi, dunque, questo segno nel tuo cuore e abbraccia questa Croce, cui dobbiamo la salvezza delle nostre anime. La Croce infatti che ha salvato e convertito tutto il mondo, ha bandito l’errore, ha ristabilito la verità, ha fatto della terra cielo, e degli uomini angeli”
(Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di san Matteo, 54,4-5)

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