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Ci possiamo fare una simpatica risata sul taroccamento che la Rossa Regione Liguria ha fatto sui manifesti per il 25 aprile, per ricordare la lotta partigiana. Da una vecchia foto hanno “pudicamente” tolto la bomba a mano e la pistola presenti nella foto originale (qui l’articolo e qui la foto). La cosa è però è anche interessante per vari motivi che vale la pena notare.
Primo: la mitologia della lotta armata partigiana ispirò – e in alcuni casi armò – il terrorismo comunista nostrano delle Brigate Rosse e vari gruppi congeneri (come si evince da varie loro testimonianze). Adesso l’immagine è di “quattro amici al bar” che pianificano una resistenza al nemico invasore forse a colpi di focaccia e di trenette al pesto, visto che le armi sono divenute impresentabili in uno schieramento che ha fatto degli slogans pacifisti PeaceAndLoveEAmoreUniversale uno dei suoi refrains (non è una novità, sull’uso comunista del pacifismo, qui).
Secondo: il “vizietto” di taroccare la storia per ripulire il presente è una costituente fondamentale del movimento rivoluzionario (in senso olaviano), soprattutto di sinistra. Sono famose le foto di Stalin dove via via che venivano fatti fuori i vecchi amici di turno, sparivano contemporaneamente dalle foto (divertitevi). Orwell vi ha dedicato pagine memorabili nel suo 1984 (se è passato tempo da quando lo avete letto, ritornate a prenderlo in mano: vi darà molte chiavi per capire il presente).
Terzo: tutto questo non è ovviamente un caso. Il movimento rivoluzionario, e massimamente la sua determinazione specifica del comunismo, ha problemi con la storia. Uno dei primi punti della rivoluzione comunista ungherese di Béla Kun era la distruzione dei libri di storia, perché l’uomo nuovo deve solo guardare in avanti; così fecero i khmer rossi in Cambogia.
La storia sovietica è piena di fatti di questo tipo. Il massacro di Katyn ne è un esempio. E il fatto che oggi il film di Wadja non si riesca a vederlo se non come un samizdat, ci dice che la sinistra nel nostro paese ha ancora quel potere egemonico che nega di aver mai avuto o di averlo avuto “anni fa” (un altro film-documentario che non vedremo mai – pur realizzato con contributi dell’UE, incredibile –, ma che si trovava in youtube diviso in vari pezzi, (ora, però, si trova con difficoltà) è The Soviet Story. Su questo film e i documenti lì mostrati, leggi questo articolo di Olavo URSS madre del nazismo).

Ma non è solo questione di nascondere cose “impresentabili”. Il movimento rivoluzionario mente e crede piamente nelle sue menzogne, si contraddice e non percepisce la contraddizione. Questo rende molto difficile il contrastare questo movimento da parte di chi continua a pensarlo come una dottrina e non, come è nella realtà, una vera e propria patologia mentale.

Per capire questo fatto che può parere strano, ecco un articolo di Olavo di necessarie considerazioni filosofiche di base per capire questo fenomeno; forse è un po’ tecnico, ma il tempo che vorrete dedicargli vi ripagherà in aumento della comprensione del processo di continuo cambiamento di idee dei sinistri, senza che questo paia scalfirli di alcuna maniera.
La logica della distruzione

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