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Maostalinpaperino

Oggi presentiamo due articoli della serie di cinque di cui abbiamo parlato. Li presentiamo insieme perché sono intimamente legati. Da un fatto (alcuni commenti di un giornalista brasiliano) Olavo fa alcune riflessioni su altre conseguenze della mente rivoluzionaria: il primo articolo, sulla “proibizione” di comparare e la perdita del senso delle proporzioni, che risulta “invertito” (è il secondo articolo). Per quelli che hanno la mia età non sarà difficile ricordare gli slogan degli anni 60-70: sì, l’URSS… però anche gli USA! Sì, i sovietici sono in Afghanistan, ma anche gli USA in Vietnam! Una democrazia come quella statunitense, sia pur con tutti i problemi che può avere, è possibile metterla sullo stesso piano di uno stato totalitario come era l’URSS? La Cina è sullo stesso piano di una democrazia come Israele? Cosa c’è dietro a questo finto mettere tutto sullo stesso piano?

Essere “formatore di opinione” [oggi]… è questo. È esprimere amori e rifiuti con l’irrazionalità di un cane che abbaia, rinforzato dagli innumerevoli echi di un’orchestra canina.
L’idea di che non vi possa essere un paragone possibile tra autoritarismi, pone sullo stesso piano, alla base, i campi per i prigionieri giapponesi negli USA durante la II Guerra Mondiale e i campi di concentramento nazista. Considera uguali le misure difensive, prese da una nazione in pericolo, alla costruzione della macchina totalitaria che cresce proprio nella misura in cui le opposizioni spariscono e nella quale diventa necessario inventare sempre di più opposizioni immaginarie per giustificarla. Il Brasile ha avuto, per venti anni, più o meno duemila prigionieri politici, nessuno di questi estraneo a legami diretti o indiretti con la guerriglia e con la dittatura cubana. Cuba, con una popolazione dodici volte inferiore, è arrivata ad averne centomila allo stesso tempo – e la quasi totalità senza alcun processo legale, portata in prigione per crimini odiosi come raccontare una barzelletta, rifutarsi di usare una coccarda patriottica o, nei casi più gravi, possedere una casa. Se non c’è alcuna differenza tra una cosa e un altra, non c’è allora nemmeno differenza tra ammazzare sei milioni di ebrei e dare un discreto calcio nel sedere del sig. Alberto Dines, o tra gettare milioni di preti nei Gulag, solo perché preti, e, come si fece nella Gran Bretagna durante la II Guerra, arrestare senza processo alcuni collaboratori del nemico. Abolire le differenze equivale a neutralizzare lo stesso concetto di democrazia, che solo è tale proprio in quanto si basa nel senso delle proporzioni, che tale abolizione rende vano.

La proibizione di paragonareAlcune dittature sono più uguali delle altre

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