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Ho un amica con la quale ho sempre uno scambio estremamente stimolante riguardo al mantenere la speranza davanti al male che sembra vincere. Ebbi un colloquio simile anche con l’Oste e la Locandiera, tempo fa. Riprendo qui quello che ci dicemmo. Il problema era: quanto più si studia il fenomeno della mente rivoluzionaria o si impara a leggere bene la comunicazione mass-mediale, tanto più si viene come presi dallo sconforto davanti alla forza del male e della menzogna che pare essere inarrestabile

Nel Signore degli Anelli, così come nell’Inferno di Dante, il male si presenta nella sua realtà, smascherato. In Dante non ha alcuna forza perché è visto così come è, alla luce del Giudizio che ne ha svelato tutta la sua verità. In Tolkien ci è presentato nell’azione di Mordor. Una dimensione importante del male, che nell’Inferno dantesco, proprio per il suo aspetto definitivo non può esserci, è presente invece nel romanzo del Signore degli Anelli, rappresentato dalla voce di Saruman (nel film è appena accennato, si deve vedere nel libro). Poiché la vicenda è nel tempo (tempo epico, ma sempre tempo) il male è in azione, con tutte le sue strategie. La voce di Saruman rappresenta molto bene la dimensione del male nella sua menzognera forza elpicida. Come la voce di Saruman, esso ti affascina, ti “incanta”, ti smorza, ti convince, ti spenge.
Possiamo dire che sono soprattutto due i pericoli dai quali ci si deve guardare impegnandosi nella lotta contro il male: Saruman e il Palanthir.
Saruman con la sua voce incantatrice ti convince che è bene quello che è male. Il Palanthir ti fa vedere “squarci” di realtà che sembrano ormai completamente consegnati al nemico, ti spaventa e ti fa o passare al suo campo (come accade appunto a Saruman) oppure ti porta al suicidio autodistruttivo-“non c’è nulla da fare”- (come accade a Sire Denethor).

Gandalf riassume così cosa è accaduto a Denethor: “…In the days of his wisdom Denethor would not presume to use it [sta parlando del Palanthir] to challenge Sauron, knowing the limits of his own strenght. But his wisdom failed; and I fear that as the peril of his realm grew he looked in the Stone and was deceived: for too often, I guess, since Boromir departed. He was too great to be subdued to the will of the Dark Power, he saw nonetheless only those things which that Power permitted him to see”: è quello che può accadere a noi quando guardiamo le cose attorno con i nostri occhi e non con quelli di Dio. Sembra che Mordor stia vincendo ovunque. Prosegue Gandalf: “The knowledge which he obtained was, doubtless, often of service to him; yet the vision of the great might of Mordor that was shown to him fed dispair of his hearth until it overthrew his mind”.

Credo, insomma, che la lotta contro gli orchi deformi e schifosi sia la stessa di quella contro i “colletti bianchi”. Si tratta di non aver la mente “sconvolta” restando saldi al fianco del Re, sapendo che anche la Grande Dama combatte al nostro fianco (un famoso inno orientale dice: “A Te stratega condottiera che mi difendi, io, la tua città, grazie a te riscattata da tremende sventure, o Madre di Dio, dedico questi canti di vittoria in rendimento di grazie. E tu che possiedi l’invincibile potenza, liberami da ogni specie di pericolo, affinché io ti acclami: Gioisci, sposa senza nozze!”).

Quale è quindi la strada concreta? Il contrario del delirio gnostico di cambiare la realtà. La strada è quella indicata dal Santo Padre, che diceva così, nella notte dello scorso Natale:

“Soltanto attraverso la conversione dei cuori,
soltanto attraverso un cambiamento nell’intimo dell’uomo può essere superata la causa di tutto questo male,
può essere vinto il potere del maligno.
Solo se cambiano gli uomini, cambia il mondo
e, per cambiare, gli uomini hanno bisogno della luce proveniente da Dio,
di quella luce che in modo così inaspettato è entrata nella nostra notte.”

E poi anche:

“Il teologo medioevale Guglielmo di S. Thierry ha detto una volta: Dio – a partire da Adamo – ha visto che la sua grandezza provocava nell’uomo resistenza; che l’uomo si sente limitato nel suo essere se stesso e minacciato nella sua libertà. Pertanto Dio ha scelto una via nuova. È diventato un Bambino. Si è reso dipendente e debole, bisognoso del nostro amore. Ora – ci dice quel Dio che si è fatto Bambino – non potete più aver paura di me, ormai potete soltanto amarmi”

In Lui solo la mia speranza.

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