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Apro una finestra nel mio lungo silenzio dovuto a molti arretrati da smaltire e un paio di corsi da preparare per l’inizio del secondo semestre in Brasile. Ma quello che sta accadendo in Honduras (meraviglioso) e sull’Honduras nei giornali di tutto il mondo (una vergogna) merita un post. Riporto quanto ha già meravigliosamente scritto Graça Salgueiro, l’indomita guerriera di Notalatina, donna straordinaria e appassionata per la libertà, sul giornale elettronico Midia sem Mascara, diretto da Olavo.

Non c’è stato “colpo di Stato” in Honduras di Graça Salgueiro

Tegucigalpa, la capitale dell’Honduras, si è svegliata in grande agitazione, quando i militari dell’Esercito hanno invaso alle 5 del mattino il palazzo presidenziale, hanno tirato via di là il presidente Manuel Zelaya e lo hanno spedito in Costa Rica. Questo gesto eroico e storico aveva come obiettivo impedire che si realizzasse un referendum indetto in modo illegale da Zelaya per la creazione di una Assemblea Costituente, il cui scopo era annullare la Costituzione del 1982 e al suo posto crearne una nuova che permettesse la rielezione presidenziale indefinitamente. Zelaya era stato eletto nel 2006, per mezzo di elezioni pulite e democratiche, con il Partido Liberal (di destra), e stava conducendo un governo normale fino quando è stato punto dal pungiglione di Chávez; dopo di che ha dato un inversione di 180 gradi alla sua posizione politico-ideologica causando sconcerto perfino nei suoi compagni di partito. Chávez lo aveva convinto a partecipare all’ALBA (Alternativa Bolivariana para as Américas) e da allora in poi, con tutta una serie di favori, è iniziato il controllo. Zelaya è diventato “bolivariano”, è andato a Cuba a leccare gli stivali di Fidel che non gli ha risparmiato elogi, e ha iniziato ad alimentare l’idea totalitaria di perpetuarsi al potere come già sta avvenendo in Venezuela e in Bolívia.

La Costituzione honduregna non permette le rielezione, ed è molto ferma nei confronti di chi non rispetti questa determinazione, come attestano gli articoli seguenti:

Art. 4 – La forma di governo è repubblicana, democratica e rappresentativa. È esercitata da tre poteri: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario, complementari e indipendenti e senza relazioni di subordinazione.

L’alternanza nell’esercizio della Presidenza della Repubblica è obbligatoria. L’infrazione a questa norma costituisce delitto di tradimento della Patria.

Art. 42 – Si perde la qualità di cittadino:

1. Prestando servizio in tempo di guerra a nemici dell’Honduras o ai loro alleati.;

2. Dando aiuto contro lo Stato di Honduras a uno straniero o a un governo straniero in qualsiasi protesta diplomatica o davanti a un tribunale internazionale;

3. Attuando nel paese, senza permesso del Congresso Nazionale, impiego di nazione straniera, del ramo militare o di carattere politico;

4. Restringendo la libertà di suffragio, adulterare documenti elettorali o impiegare mezzi fraudolenti per aggirare la volontà popolare;

5. Incitando, promuovendo o appoggiando il continuismo o la rielezione del Presidente della Repubblica, e

6. per gli honduregni naturalizzati, se risiedono per più di due anni consecutivi all’estero, senza previa autorizzazione del Potere Esecutivo.

Nei casi a cui si riferiscono gli incisi 1 e 2, la dichiarazione della perdita della cittadinanza sarà fatta dal Congresso Nazionale, mediante un rapporto circostanziato che si faccia per l’effetto. Per i casi previsti dagli incisi 3 e 6, tale dichiarazione sarà fatta dal Potere Esecutivo mediante accordo governativo; anche per i casi degli incisi 4 e 5 per accordo governativo, anteriore alla condanna ordinata dai tribunali competenti.

Ora, Zelaya ha infranto l’art. 4 della Costituzione, cosa che lo incrimina automaticamente di tradimento della Patria, e ha perso la cittadinanza infrangendo l’art. 42, inciso 5, secondo quanto visto sopra. Per queste infrazioni il Tribunale Elettorale, la Procura Generale, il Congresso e la Corte Suprema di Giustizia avevano dichiarato illegale il referendum. Nonostante ciò, Zelaya, come un pazzo allucinato e cieco, ha calpestato tutte le istanze superiori disobbedendo agli ordini di non realizzare il referendum, destituendo il giorno 24 Romeo Vásquez Velásquez dall’incarico di Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, perché si rifiutava di collaborare in un atto illegale e incostituzionale (venendo poi restituito all’incarico dalla Corte Suprema e dal Congresso), e stracciando la Costituzione ha deciso di portare avanti il piano di Chávez e Fidel.

Nonstante tutte queste prove, quando i militari hanno deposto Manuel Zelaya dall’incarico che – a partire da quel momento – occupava illegalmente, in difesa della Costituzione, dello Stato di diritto, della vigenza della legge e della garanzia dell’ordine, Chávez ha iniziato a guidare un movimento insieme ai suoi scagnozzi Ortega e Correa, chiamando l’atto legittimo “colpo di Stato”. Immediatamente, come una miccia, tutti gli altri compagni appartenenti all’ALBA e al Foro de São Paulo sono venuti in difesa della “restituzione immediata di Zelaya al suo legittimo posto di presidente”.

Le dichiarazioni date da Lula, Correa, Ortega, Fidel e Chávez rasentano la follia, soprattutto perché nessuno di loro ha una posizione morale per dare di “golpisti” a coloro i quali hanno appena fatto valere il diritto costituzionale, oltre ad essere essi stessi golpisti nei loro paesi. Chávez ha dato ben due colpi di Stato, lasciando più di 30 morti e centinaia di feriti prima di arrivare legalmente al potere; idem per Ortega, con il suo terrorismo sandinista e Fidel, cosa dire di questo abominevole escremento umano che ancora oggi, da 50 maledetti anni, mantiene sequestrato un intero ?

Hillary Clinton ha dichiarato che “Questo deve essere condannato da tutti. Richiamiamo tutte le parti in Honduras perché rispettino l’ordine costituzionale e la vigenza della legge”, ma questa comunista volgare sapeva cosa voleva davvero il deposto Zelaya per fare un’affermazione così stupida e sconnessa dalla realtà? Lula, dal canto suo, ha detto che “Non possiamo accettare più, in America Latina, che qualcuno voglia risolvere il suo problema di potere attraverso un golpe”, ma cosa ha fatto dieci anni fa il suo amico golpista e mentore di tutti i delinquenti, , Hugo Chávez, sempre con il suo appoggio incondizionato? Quando il golpe – di fatto – è fatto dalla sinistra, tutto è corretto e accettabile; mentre, quando quelli che rispettano le leggi e l’ordine insorgono contro quelli che vogliono distruggerli, questi psicopatici sono i primi a causare tumulto e a incitare il popolo alla ribellione.

Oggi, già riuniti in Nicarágua con il presidente deposto (che è arrivato con un aereo inviato apposta dal governo del Venezuela […]), Chávez, Ortega e Correa hanno chiamato i difensori di Zelaya “alla ribellione contro i golpisti”. Secondo Correa, “I soldati, giovani e gli ufficiali non compromessi con la oligarchia non devono obbedire a ordini illegali, e per questo devono ribellarsi contro questa cupula corrotta”. Chávez si è spinto più lontano: “Io sono certo che ai golpisti dell’Honduras e a questo presidente spurio e usurpatore e a coloro che li appoggiano, li attende la stessa sorte della oligarchia venezuelana”. Questo non è un reato previsto dalla legge? Non c’è qui una velata minaccia?
Inoltre, il presidente Micheletti ha assicurato che 12 consiglieri nicaraguensi e venezuelani erano arrivati per collaborare con Zelaya ed erano stati ricevuti da personale della Casa Presidenziale, e che il materiale elettorale che sarebbe stato utilizzato ieri nel referendum era arrivato nel paese con aerei venezuelani, secondo quanto informato dalla Aereonautica militare Honduregna. Questo non è ingerenza negli affari interni di un altro paese? Oppure Chávez considera già l’Honduras come un suo “cortile di casa”?
Dal suo canto, la UE ha qualificato come “inaccettabile” l’abbattimento del governo honduregno, mentre Obama ha dichiarato che ciò che è avvenuto in questo fine settimana è “un colpo di Stato illegale e che Manuel Zelaya continua ad essere il presidente legittimo del paese centro americano”. José Miguel Insulza, segretario generale della OEA, ha detto che “questo organismo è disposto a un dialogo con l’Honduras soltanto se Zelaya sarà reintegrato come presidente”, ripetendo che nel continente “i militari golpisti sono inconcepibili”. D’altra parte, il presidente della Assemblea Generale dell’ONU, l’ “ex” terrorista sandinista Miguel D’Escoto ha invitato Zelaya all’Assemblea appena sarà possibile. E la rivolta di fatto è già cominciata, con i difensori di Zelaya che hanno disobbedito di proposito al coprifuoco, depredando i dintorni del Palazzo, bruciando pneumatici e affrontando la Polizia che sta reagendo soltanto disperdendo la gente con lacrimogeni.

Il vescovo ausiliare di Tegucigalpa, Dom Darwin Andino, con una visione assai lucida della realtà, ha dichiarato che “il paese non può essere consegnato allo chavismo”, non nascondendo la propria preoccupazione nel percepire che “in Honduras sta accadendo la stessa cosa che è successa in Venezuela, Bolívia e Equador, sommandosi alle iniziative politiche di Chávez. Quindi, io vedo tutto nella mano del presidente venezuelano Hugo Chávez, e il paese non può consegnarsi né allo chavismo né a nessuno, perché vogliamo continuare a essere liberi e indipendenti”.
Davanti all’affronto internazionale che sta soffrendo il presidente incaricato, Roberto Micheletti ha dichiarato che “non è stato rotto l’ordine costituzionale; abbiamo fatto ciò che impone la legge”, e in ciò è appoggiato dalla Corte Suprema dell’Honduras, la quale ha dichiarato in un comunicato: “Le Forze Armate, in quanto difensori della Costituzione, sono intervenute in difesa dello Stato di Diritto, obbligando a compiere le disposizioni legali a coloro che pubblicamente avevano manifestato e attuato contro le disposizioni della Carta Magna”.
E io stavo già chiudendo questo articolo quando è arrivata la conferma, attraverso di una lettera che il presidente del PRD (Partido da Revolução Democrática – di estrema sinistra) del Messico ha inviato all’ambasciatrice honduregna in quel paese, che dietro questo esagerato appoggio alla illegalità ci sono dietro la OEA, il Grupo do Rio, la ONU, la UE, la Internazionale Socialista e il Foro de São Paulo, organizzazioni che riuniscono la scoria politica del mondo.
L’Honduras è un piccolo paese, povero e debole, nonostante abbia militari e politici degni che hanno provato con questo comportamento che non tutti si lasciano impaurire da delinquenti arroganti come Chávez e la sua gang internazionale. Però, la pressione esercitata da fuori è molto grande e intensa, perché una cosa nella quale le sinistre hanno decenni di pratica – e per questo sanno fare molto bene – è la mobilizzazione di masse; essi sanno come schiacciare il nemico, comprando coscienze, diffamando, distorcendo i fatti, impiantando disinformazione. Volesse il Cielo che il nuovo presidente e le sue gloriose Forze Armate possano resistere con coraggio a tanti attacchi portati contemporaneamente e da tutti i lati, poiché ciò che Chávez e questi gruppi coordinati dal Foro de São Paulo vogliono è ripetere ciò che è accaduto in Venezuela il giorno 11 de aprile 2002, quando Chávez finì per tornare al potere. Se questo accadesse e Zelaya tornasse, il massacro sarebbe grande, la repressione degli oppositori violenta e gli honduregni potrebbero dire addio alla democrazia. I venezuelani mi smentiscano, se possono…
(Qui l’articolo originale)

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