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Lettere a mia nipote I

Cara Ele, pensando a Settembre, quando entrerai al Ginnasio, mi sono rammentato di tante cose che avrei voluto che mi fossero state dette quando lasciai le medie e che invece ho dovuto conquistarmi da solo, con fatica, negli anni. Te le metto qui, ogni tanto, via via che mi verranno in mente. C’è un tag per te.

Leggendo una antica piccola introduzione a Husserl, ho trovato riportato un aneddoto che ha donato alla mia giornata un sorriso particolare.
“[Husserl] fu uomo di singolare bontà e nobiltà d’animo. Ricercatore sincero della verità, concepì sempre la filosofia come una vocazione e ad essa dedicò totalmente la sua vita. Negli anni intorno al 1889, scoraggiato per le difficoltà che gli si presentavano nella ricerca filosofica, trovò la forza di continuare in questa frase di Isaia (Is 40,31) che gli capitò casualmente sott’occhio: Quelli che fidano in Dio rinnoveranno le forze, rimetteranno le penne come aquile, correranno senza fatica, cammineranno senza stancarsi mai. E da allora visse la sua fatica scientifica animato da questa fiducia nell’aiuto di Dio. E fatica fu davvero per lui la ricerca filosofica, poiché era un pensatore onesto ed esigente: cercava la verità, non il successo…”.
La foto che vedi, Ele, è Husserl al tavolo del suo studio. Quando sentirai la fatica dello stare seduta, nel pieno di slalom mentali tra un aoristo e l’altro, oppure folgorata dalla pace di un verso di Virgilio, oppure cercando di capire il capire di questi filosofi, mi piacerebbe che questa foto di Husserl ti potesse dare la stessa pace e la stessa voglia di immergerti nella ricerca della verità che a me ha suscitato…

(La citazione è da S.Vanni Rovighi, Husserl, Brescia, 1947, 16s.)

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