Tag

, , , , , , ,

obama-chavez

Poiché l’Honduras è al momento uscito dai giornali, mentre invece quello che è accaduto e sta accadendo riveste un’importanza, per la libertà di tutti, molto maggiore di quanto si possa immaginare, ecco qualche notizia che trovo sui giornali honduregni e latino-americani (o ibero-americani, come ama dire Heitor) in genere, grazie alla puntuale e continua attenzione prestata alla situazione honduregna dal sito di Heitor de Paola, al quale invito a fare riferimento tutti coloro che possono leggere lo spagnolo.

Per prima cosa è da notare che la “conferenza di riconciliazione” in Costa Rica è praticamente fallita. Certo, la colpa sarà data all’intransigenza del governo Micheletti; in realtà ogni proposta è stata fatta in modo che il governo legittimo dell’Honduras non potesse accettare. Ogni proposta vedeva sempre come condizione il reintegro nella carica di Zelaya. “Lo siento mucho”, ha risposto il capo delegazione honduregna: “mi spiace, ma la proposta è inaccettabile”.

Sembra che il “piano Caracas” (ossia, provocare incidenti, per mezzo di agenti venezuelani e nicaraguensi, che portino a massacri per poi accusare il governo Micheletti) vada avanti. Zelaya, secondo quanto riportato dal giornale argentino La Nación, ha dichiarato che in Honduras “già c’è guerra civile” e che lui rientrerà al più presto (si dice anche oggi o domani) in Honduras, “por cualquiera de los puntos fronterizos que tiene Honduras con Guatemala, El Salvador o Nicaragua”. Indovinate a quale “club” appartengono i governi di questi ultimi tre stati?

I legami di Zelaya con il narcotraffico appaiono sempre più evidenti. Nel sito di UnoAmerica è possibile leggere un riassunto di ciò che è stato trovato fino ad ora a riguardo. Si stupirà solo chi non sa cosa sia il Foro e ignora che le FARC ne sono membri a pieno titolo.

Interessantissimo. Nella casa di Zelaya sono stati trovati vari computers nei quali c’erano già i risultati del referendum che il “presidente” voleva indire e che l’intervento della Corte Suprema e dei militari hanno impedito: sì, avete letto bene: c’erano già i risultati del referendum che non è mai avvenuto. Questo mi fa pensare a una discussione avuta con un’amica brasiliana residente in Italia da tempo che ci accusava di essere primitivi in quanto, nelle elezioni, usavamo ancora le schede di carta e non le “urne elettroniche”. Infatti, il Brasile e il Venezuela usano il “voto elettronico”. Appunto… Leggete, leggete

Il Diário de las Américas riporta una notizia interessante. Dietro al fallimento della conferenza del Costa Rica ci sarebbero state anche pressioni di Lula sugli USA. Sì, avete letto bene: Lula “ricatta” B.Hussein Obama, accusando il Dipartimento di Stato di essere dietro al golpe!… “o fai come dico o entro nell’ALBA”, dice Lula. Che commedianti, farsanti, pagliacci!.

E infine, un articolo di Olavo de Carvalho come sintesi sulla vicenda.

L’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) come organo del Foro de São Paulo , di Olavo de Carvalho (qui l’originale):

La teoria secondo la quale il think tank democratico “Dialogo Interamericano” controlla il Foro de São Paulo fu lanciata dal mio amico José Carlos Graça Wagner agli inizi degli anni ’90, un’epoca in cui nessuno in Brasile – e molto meno egli stesso – aveva una visione chiara dello schema globalista in azione negli USA. Il dr. Wagner è stato il pioniere delle investigazioni sul Foro de São Paulo, ma era lontanissimo dalla realtà circa questo punto particolare, per cui interpretava le azioni del Dialogo in termini di interesse nazionale degli USA, credendo che l’appoggio dato da questa entità alla sinistra latino-americana avesse come scopo quello di contenere il flusso dell’immigrazione illegale che minacciava la sicurezza interna di quel paese. Passato un decennio e mezzo di appoggio costante della sinistra democratica verso l’apertura delle frontiere per gli illegali, questa ipotesi deve essere considerata solo un errore ormai superato da tempo. Riesumarla è lasciarsi ipnotizzare da un fantasma.
Che ci sia stata collaborazione tra il Dialogo e il Foro, non si può negare. Almeno un incontro discreto tra i rappresentanti delle due entità è avvenuto nel maggio del 1993. Il fatto venne completamente nascosto dai mass-media americani e venne riportato soltanto nella edizione cubana del Granma [il giornale del regime cubano, NdT] nel giorno 5 di quel mese. Poiché lo scorso anno ho ricevuto dagli archivi del dr. Graça Wagner un ritaglio parziale dell’articolo, ho chiesto a un mio assistente che cercasse il testo integrale nella Biblioteca do Congresso. La collezione completa del Granma stava là: mancava soltanto l’edizione del 5 maggio 1993. La stessa lacuna è stata osservata in altre biblioteche, alimentate da questo organismo centrale. Sia o no una coincidenza, l’allora direttrice della sezione latino-americana della Biblioteca do Congresso era la stessa persona che aveva organizzato un incontro tra il Dialogo e il Foro quindici anni prima.
Per quanto compromettente sia questo episodio, non se ne deve esagerare l’importanza, perché dopo di esse sono avvenuti tanti altri contatti diretti tra agenti globalisti di peso maggiore e rappresentanti del Foro de São Paulo, e perfino delle FARC, così che le conversazioni del 1993 non possono essere viste, oggi, se non come un vago inizio di flirt che già da molto tempo si è stabilizzato in matrimonio. Inoltre, questi contatti hanno poi coinvolto membri del CFR, Council on Foreign Relations, entità onnipotente della quale il Dialogo Interamericano non è che una sottostazione di ritrasmissione. Spiegai tutto questo già in un mio articolo del 5 giugno del 2006.
Ben lontano da rappresentare un’espressione del potere nazionale americano (sebbene lo si utilizzi per i propri scopi) lo schema globalista che protegge la sinistra radicale e il narcotraffico in America Latina ha il proposito dichiarato di distruggere l’egemonia degli USA, facilitando la trasformazione dell’ONU in governo mondiale. L’elezione di Barack Obama, forzata per mezzo di un controllo assoluto dei mezzi di comunicazione, che ha privato l’elettorato di informazioni essenziali su un candidato sospettissimo per il quale mai si sarebbe votato se si fosse saputo chi realmente era, è stata una importante tappa del processo. Tutte le misure prese dal presidente dal giorno della sua entrata in carica sono perfettamente coerenti con gli obiettivi dei suoi mentori: indebolire militarmente gli USA, distruggere l’economia nazionale per mezzo di spese pubbliche sfrenate e per mezzo dell’inflazione, smantellare la resistenza nazionalista (specialmente la destra religiosa), isolare Israele, favorire l’ascensione islamica e proteggere con tutti i mezzi, compresi quelli immorali, la sinistra radicale in America Latina. Mai un presidente nordamericano, con la modesta eccezione di Jimmy Carter, fu così coerentemente nemico del proprio paese.
La sua più recente iniziativa in questo senso non poteva essere più chiara: condannando l’Honduras in una seduta nella quale la parte accusata non ha avuto il benché minimo diritto alla difesa, la OEA si è consolidata come ufficio legale a servizio del castrochavismo, del narcotraffico e di tutto quanto possa esistere di più antiamericano a sud del Rio Grande.
Ancora più realista degli illuminati chiacchieroni a vanvera dei nostri mass-media, ancora una volta e come sempre impegnati a nascondere le azioni del Foro de São Paulo sotto tonnellate di anestetici sviamenti del discorso, la stampa dell’Honduras è andata diretta al punto: ha informato che, grazie ai buoni servizi di Barack Obama, il Foro de São Paulo ha assunto il controllo della OEA.

Annunci