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Non so in quanti giornali avrete letto la notizia: ma ieri, a Tegugigalpa sono scesi in piazza decine di migliaia di honduregni per protestare contro l’ipotesi di ritorno di Zelaya; Heitor de Paula riporta circa 100.000 persone, il giornale La Prensa dice 50.000. Sono comunque tanti. Sapete infatti quanti abitanti ha la città? 770.000. Mentre i pappagalli mediatici nelle settimane scorse amplificavano a dismisura i disordini organizzati da Chavez e compagni di merende subito dopo la coraggiosa e storica decisione della Corte Suprema, io non ho letto nemmeno una parola su questa imponente manifestazione che esprime realmente il cuore degli honduregni: “Mel, no te queremos!”, “Zelaya, non ti vogliamo!”. Leggi anche quello che riporta il giornale La Tribuna.

Il popolo honduregno sta dando una lezione di coraggio al mondo.

Intervista ad Alejandro Peña Esclusa sulla situazione in Honduras (originale qui)

Alejandro Peña Esclusa, presidente di UnoAmerica, organizzazione democratica colombiana, ha visitato il paese per conoscere a fondo la crisi che si è venuta a creare subito dopo la deposizione di Manuel Zelaya e ha fatto una sua analisi in merito. A tre settimane dalla successione presidenziale la comunità internazionale sta facendo pressione perché Zelaya sia ricollocato in carica.
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Qual è il suo messaggio?
Il mondo commette una grande ingiustizia contro l’Honduras. Il popolo e le sue istituzioni hanno evitato che l’Honduras cadesse nel progetto di Hugo Chávez e hanno salvato la democrazia dal golpe istituzionale che voleva commettere l’ex presidente Zelaya. Infine, hanno impedito che l’Honduras si convertisse in un “narcostato”. La comunità internazionale dovrebbe considerare questi aspetti, mentre invece al contrario stanno facendo una campagna feroce, senza avere informazioni su quello che accade nel Paese.
Si dice che possa aversi una guerra civile: che ne pensa?
L’elemento principale di turbamento in Honduras non è “Mel” Zelaya, né la discussione sul suo rientro, bensì è Hugo Chávez, che finanzia la campagna sporca, che compra le coscienze per disinformare sulla realtà honduregna. Quindi, per prima cosa si tagli fuori l’influenza di Chávez sull’Honduras e il Paese risolverà i suoi affari in modo pacifico e democratico.
Cosa può fare l’Honduras davanti all’ingerenza di Chávez?
La gente e le istituzioni devono restare saldi davanti alle aggressioni di Chávez e alle ingiuste pressioni della OEA, ONU e comunità internazionale.
Diceva che l’Honduras poteva diventare un “narcostato”, perché?
Non ho il minor dubbio che se fosse restato al potere “Mel” Zelaya, l’Honduras si sarebbe convertito in un “narcostato”. Coloro che attaccano (Roberto) Micheletti (che è successo a Zelaya) sono dei criminali. Chávez è stato finanziato dalle FARC, ed è egli stesso che dice che mastica foglia di coca che gli invia Evo Morales (presidente della Bolivia), anche Rafael Correa (Ecuador) è stato finanziato dalle FARC. Morales è il capo dei cocaleros boliviani, Daniel Ortega (Nicaragua) ha insignito della più importante decorazione sandinista Manuel Marulanda, capo delle FARC e non si deve dimenticare che le FARC sono la guerriglia più antica e il più grande e potente cartello della cocaina in America Latina.
Ci sono relazioni tra l’ALBA[l’alleanza bolivariana di Chávez, NdT] e le FARC?
Le FARC, in narcotraffico e l’ALBA sono la stessa cosa. Tutti i presidenti dell’ALBA sono vincolati alle FARC e al narcotraffico.
Cosa pensa della posizione degli USA in questo conflitto ?

Gli USA stanno commettendo uno dei loro maggiori errori, perché stanno andando contro il loro stesso interesse nazionale di difendere le istituzioni e la democrazia.
Sono passati 24 giorni dalla successione presidenziale, come vede il Paese?

Sono commosso dal comportamento degli honduregni, questo è il popolo più umile e al contempo più coraggioso che abbia mai conosciuto ed è un esempio per il mondo ed è una testimonianza affinché gli altri popoli dell’America si liberino del castrochavismo e delle mafie del narcotraffico. Vedo un Honduras calmo, in transizione verso le elezioni e che deve avere pazienza.

Vale la pena restare isolati internazionalmente, come è stato minacciato, o meglio il ritorno di Zelaya?

La risposta è sì. È preferibile cinque mesi di attacco e sanzioni piuttosto che un’eternità di dittatura, di narcotraffico e di distruzione delle istituzioni democratiche.

Come giudica il ruolo dell’OEA?

La OEA sta tergiversando e ha perduto la sua ragione di essere, invece di difendere l’Honduras, si è alleata agli interessi di Chávez. La OEA dovrebbe preoccuparsi della distruzione della democrazia in America Latina, del narcotraffico, della crescita della povertà nella regione. Invece, ciò che la OEA vuole è schiacciare un popolo che non rappresenta una minaccia per nessuno e che difende soltanto i suoi valori, i suoi diritti e le sue istituzioni.

Anche la UE fa pressione perché torni Zelaya: che ne pensa?

Mi sorprende che le grandi potenze lancino i propri dardi contro l’Honduras, e non dicono invece nulla sulle vere grandi minacce come l’Iran e il suo potere nucleare, dell’inganno che c’è stato laggiù e del pericolo che rappresenta l’alleanza tra Iran e Corea del Nord.

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