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 Nei giorni scorsi abbiamo letto del certificato keniano su Obama che è risultato essere un falso. Quelli che credono essere una fissa da maniaci sostenere che Obama debba mostrare il certificato di nascita autentico e non un riassunto; sostenere che non basta una conferma "orale" dei funzionari havaniani; sostenere che se non ha nulla da nascondere non si capisce perché non lo mostri etc. etc., ecco tali signori, dicevo, avranno detto "Visto? I birthers (coloro che sostengono queste cose) sono proprio dei maniaci, guarda cosa si inventano!". Siccome il primo pensiero che mi è venuto è stato "Secondo me è una manovra di qualche obamista"; siccome poi ho visto che era stata anche la prima cosa che aveva pensato Olavo; siccome Olavo ci ha scritto su un articolo, beh, lascio la parola a lui.

L´articolo originale si trova  

qui

Scimmiottature infernali

di Olavo de Carvalho

Mercoledì 6 agosto scorso, ho inviato alla redazione di Opinião del Diário do Comércio un articolo com le seguenti osservazioni: “È curioso che nessuno di coloro che denunciano come falso il certificato keniano di Barack Obama non sia arrivato neppure per ipotesi a suggerire che potesse essere stato inventato da un obanomaniaco per mettere i birthers in una situazione imbarazzante – ipotesi molto più ragionevole del supporre che questi ultimi credessero seriamente di poter ingannare un tribunale con un documento falso. La rapidità fulminea con la quale è apparso in internet il certificato australiano portato come modello della falsificazione suggerisce che essi sapevano già qualcosa sull´argomento addirittura prima che il foglio keniano fosse consegnato alle autorità. Prestidigitazioni di questo tipo sono di routine per gli agenti comunisti e radicali islamici che riempiono le file obamiste”
Non c´è stato neppure il tempo di pubblicare l´articolo. Passate 24 ore già era apparsa la confessione di un blogger obamista, che ammetteva di aver fabbricato tutta la cosa per coprire di ridicoo l´avvocatessa Orly Taitz. Cfr (http://confederateyankee.mu.nu/archives/290619.php e http://fearlessblogging.com/post/view/3037).

Non pensate però che questo spiritosetto sia un caso isolato. La sua iniziativa combina perfettamente con il trattamento che l´establishment giornalistico, che si dovrebbe supporre rispettabile, ha dato al caso.

Tutti i “grandi giornali”, senza alcuna visibile eccezione, ha dato la notizia che Orly Taitz aveva presentato un certificato keniano come prova contro la nazionalità americana di Obama. Questo è assolutamente falso. L´avvocatessa aveva soltanto sollecitato il tribunale che ordinasse di verificare l´autenticità del documento, del quale ella stessa esplicitamente affermava di non aver alcuna certezza. Ciò che è stato propinato ai lettori come notizia è pura invenzione diffamatoria. L´orientamento generale è ritagliare i fatti per fabbricare un´apparenza di follia e dopo, dandosi arie della massima scientificità, emettere una diagnosi psichiatrica, sottolineandola con le prese in giro più facili e prevedibili. Quasi immancabilmente le interviste con <i>birthers</i>, inframmezzate da obiezioni insultanti per impedire loro di parlare, vengono seguite da spiegazioni sapientissime sulle radici sociologiche e psicopatologiche delle “teorie della cospirazione”. Ma nessuno spiega cosa c´entri la teoria della cospirazione con l´esigere che un candidato presidenziale, prima o dopo dell´elezione, presenti gli stessi documenti che tutti i suoi predecessori e concorrenti hanno presentato. Quello che a me pare patologico, questo sì, è la proibizione di investigare, l´esigenza prepotente, megalomane, che un bugiardo compulsivo già beccato in flagrante mille volte debba essere creduto sulla parola come se fosse un santo o un profeta, senza domande ulteriori.

La turbolenta disposizione a impugnare come falso il certificato keniano fabbricato appositamente contrasta, quindi, con il massiccio rifiuto di esaminare altri documenti fabbricati ad hoc, molto più decisivi. Mesi dopo che il certificato di nascita di Barack Obama è apparso sul suo site della campagna, uno specialista in perizie forensi pubblicò una relazione di duecento pagine con una quantità enorme di prove che mostravano come quel documento fosse falso (cfr. www.freerepublic.com/focus/f-bloggers/2136816/posts). I “grandi giornali” fecero totale silenzio a rispetto, mentre i siti obamisti di internet, senza esaminare la benché minima parte della relazione, né ancora meno sottometterlo al giudizio di altri periti, si sono limitati a martellare e rimartellare le uniche due obiezioni che venivano loro in mente: l´autore non rivelava il suo vero nome (firmava con lo pseudonimo di “Ron Polarik”) e non mostrava i suoi titoli accademici.

Queste povere obiezioni, però, diventarono innocue quando un altro professionista dell´area, con il nome ben in mostra e credenziali d´avanzo, Sandra Ramsey Lines (cfr. www.asqde.org/SRLines/SandraRLines.htm), confermò integralmente le conclusioni di Polarik. Da allora i critici di quel perito non hanno più detto nulla né è stato più domandato loro qualcosa. L´unica eccezione è stata una blogger che, non senza ricevere qualche applauso da sinistra, ha contestato il curriculum accademico di Polarik, senza però spiegarci come si fa a controllare l´autenticità di un diploma universitario senza sapere il nome del diplomato.

E vero che, in questo interim, l´autenticità del riassunto del certificato è stata confermata, oralmente, da funzionari del Registro Civile havaiano. Siccome, però, l´unica prova possibile che un riassunto di un certificato sia degno di fede è l´esibizione del certificato originale i cui dati esso compatta, e siccome i suddetti hanno continuato ostinatamente a rifiutarsi di esibire questo originale, il massimo che le loro dichiarazioni potessero fare era di rinforzare lo stimolo perché il pubblico creda tutto sulla parola, rinunciando alle prove documentali.

Ancora più solido del blocco attorno alla periza di Ron Polarik è stato il muro di silenzio eretto intorno a un caso infinitamente scabroso: il certificato di iscrizione alle liste militari di Obama, firmato nel 1988 in un formulario che è stato impresso soltanto nel 2008. Siccome, al contrario del certificato keniano, che è venuto da una fonte anonima, il riassunto del certificato havaiano e la scheda militare venivano senza ombra di dubbio dallo stesso Obama, era allora necessario astenersi dall´esaminare qualsiasi prova della loro falsità, per numerose ed evidenti che fossero.

Per chi accompagna da decenni le imitazioni infernali della mente rivoluzionaria, nulla di tutto ciò è novità. Mentire, falsificare, fingere– sono i procedimenti usuali, compulsivi e obbligatori di questa gente da più di cento anni. Quanto più si insudiciano in queste manovre sordide, quanto più sono obbligati a reprimere le proteste della loro coscienza morale, soffocandola sotto delle messe in scena di auto-beatificazione delirante.

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