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cartaz original Ostrov

Proprio la settimana scorsa leggevo a lezione il rescritto di Traiano, che rispondeva a Plinio circa il comportamento da tenere con i cristiani, e quello di Adriano a Minucio Fondano, sullo stesso argomento. Quello che ha colpito di più i miei studenti è stato l´insistenza di questi testi sul fatto che le denuncie anonime non dovevano essere prese in considerazione e che i calunniatori avrebbero dovuto essere seriamente puniti. Il ricorrere a questi mezzi codardi era considerato un pericoloso scivolare fuori dalla stessa civiltà.

Altra cosa che mi viene in mente è il concetto di "santità" e i suoi correlati peccato/perdono. Per la chiesa orientale in genere (penso soprattutto l´anima russa) non c´è più grande manifestazione della potenza di Dio di un grandissimo peccatore che si pente. Tempo fa, non so se ricordate, ci fu il caso di un vescovo austriaco che in gioventù era stato nazista – non ricordo bene adesso se nelle SS o roba del genere. Finita la guerra si era pentito ed si era fatto sacerdote. Una vita tranquilla, fino a diventare vescovo. Qui qualcuno("senza mai figli, senza più voglie") fu a rinvangare il passato del vescovo e scoprì "la macchia". Tuoni, fulmini e si spalanchi la terra: il vescovo dovette essere rimosso. Perché? Perché fu crocifisso in nome di un´altro concetto di santità che è quello della perfezione morale assoluta ubique semper etc. Questa idea della moralità specchiata e totale non è cattolica di certo: vi immaginare Sant´Agostino? Oppure Ignazio di Loyola, processato più volte in gioventù per disordini, risse (in una pare ci scappò o quasi il morto). Tra l´altro anche dopo la sua conversione ebbe a che fare molte volte con l´Inquisizione, insomma… un tipo poco raccomandabile.

Ebbene, tale posizione sulla santità mi chiedo se non venga di un "framework" in cui tu debba scoprire se sei predestinato oppure no. Per questo l´unica prova che puoi avere è quella della "impeccabilità" totale e assoluta. Ma questo non è cattolico né ortodosso…è una altra parrocchia. Mi chiedo se non sia sottilmente penetrato nella nostra mentalità. Il film Ostrov è un consiglio scontato.

La catholica sa perdonare settanta volte sette, sa essere misericordiosa, perché tale è il suo capo.

Detto tutto questo, non nascondo che deve esserci anche un altro criterio, che è quello della prudenza. Un proverbio brasiliano dice "quem tem telhado de vidro, não jogue pedra contro o vizinho": chi ha il tetto di vetro, non si metta a tirare pietre al vicino. E non dimentichiamo che siamo dentro a uno dei peggiori attacchi che la Chiesa abbia mai dovuto affrontrare: e il più pericoloso di tutti, a mio avviso, perchè la Chiesa oggi si trova divisa al suo interno e l´Avversario ha gioco molto più facile. Mi pare che questa vicenda faccia parte di un piano di attuazione per corrompere la credibilità della Chiesa molto più vasto delle vicende di questi giorni.

 La bellezza del cristianesimo – e la sua verità – che sempre mi commuove sta in questa capacità, assolutamente sovrumana, di saper perdonare, di sapersi sempre bisognoso del perdono e della misericordia di Dio. 

Tra le  tante parole nella lingua siriaca per indicare i monaci ce n´è  una che sempre mi colpisce: per dire monaci si dice letteralmente "quelli che piangono". Ma che pianto è? Non è il lype, che è un pianto di tristezza, che chiude il cuore nel ricordo del male fatto, in una cappa di disperazione. È il penthos, un pianto che, sul ricordo continuo dei propri peccati – come ammonimento alla propria fragilità – vede steso il manto della misericordia, e le lacrime del penthos sono proprio questa dolce mistura di dolore per aver ferito l´Amore, ma anche di gioia e di gratitudine per l´esperienza dell´infinita dolcezza del perdono sperimentato.

Insisto sulla visione del film Ostrov.

 

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