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lula-foro-de-sao-paulo(nella foto: Lula all´incontro commemorativo dei 15 anni del Foro de São Paulo, che secondo lui non esisteva. Notare il simbolo del Foro) 

Le vicende di questi giorni in Italia mi sono tornate in mente leggendo questo ultimo articolo di Olavo. Soprattutto quando dice La totale distruzione della cultura superiore, la strumentalizzazione delle istituzioni culturali come organi di promozione di nullità politicamente convenienti –, è stata la condizione previa senza la quale l´etica dei controllori dell´etica altrui non avrebbe potuto mai scendere così in basso. Nell´articolo si riferisce al comportamento della classe giornalistica brasiliana negli anni in cui egli denunciava l´esistenza dei piani del Foro de São Paulo. Io abitavo fisso in Brasile in quell´epoca e ricordo il silenzio, le ironie e gli insulti che sui giornali piovevano su Olavo. Ma soprattutto ricordo il presidente Lula, co-fondatore del Foro insieme a Castro, che  ha sempre negato pubblicamente l´esistenza de Foro fino a poco tempo fa, quando ormai il suo potere era così stabilizzato che si poteva uscire tranquillamente allo scoperto. Ecco, quello che colpisce è: come è stato possibile? Certo, la collaborazione di tutta la classe giornalistica brasiliana nel mettere una cappa di protezione, durante anni, sull´argomento. Ma questo è stato possibile, dice Olavo, perché era sparita già da tempo una classe intellettuale che facesse della ricerca della verità e della conoscenza della realtà vera la principale sua occupazione e missione. Ecco, io trovo questo assai stimolante per riflettere pure sulle magagne di casa nostra.

Discesa

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 31 de agosto de 2009

 “Cuán difícil es,

Cuando todo baja,

No bajar también.”

Antonio Machado

 

Una classe intellettuale ben preparata, colta, mentalmente robusta, è l´unica garanzia che le opinioni circolanti nella società si manterranno nei limiti del verosimile e del ragionevole, senza sviarsi verso speculazioni psicotiche né restare cieche, con quella inibizione propria delle menti volgari, verso tutto ciò che sfugge alla propria visione banale e di routine del mondo.

Qui negli USA,  malgrado la caduta vertiginosa dell´insegnamento elementare, medio e universitario in paragone a ciò che c´era negli anni ´50, ancora esiste una classe intellettuale forte, numerosa e attiva, che assicura che, nei dibattiti pubblici, nessun aspetto rilevante sarà ignorato del tutto. Anche quando la maggioranza si sbaglia, sempre ci sono delle intelligenze più sveglie che attirano l´attenzione verso ciò che interessa, e la loro voce, passato un po´di tempo, non raramente finisce per prevalere.

La rapidità con la quale gli stessi elettori di Obama hanno percepito quello che di disastroso c´era nella proposta economica, nelle assicurazioni mediche e nella politica di immigrazione del nuovo presidente mostra che i dibattiti tra studiosi specializzati possono travasarsi verso la popolazione in generale e influenzare in modo decisivo il corso degli avvenimenti. Oggi, perfino i media obamisti più devoti confessano che il profeta unto della campagna presidenziale è disorientato, “con paura perfino della propria ombra” (sic). È una grande sconfitta che le analisi serie infliggono ai posticci entusiasmi della retorica pubblicitaria.

In Brasile, invece, lo stato di alienazione dei “formatori di opinione”, la loro assoluta incapacità (o rifiuto?) di comprendere la gerarchia oggettiva dei fatti e dei fattori, la loro totale schiavitù mentale verso stereotipi coatti di oratoria infantile, la loro autocastrazione sacrificale in riti di buonismo patetico fanno delle discussioni pubbliche un permanente esercizio di fuga dalla realtà, un giocare a nascondino dove tutti sono deficienti, a cominciare da coloro che pretendono essere i più grandi delinquenti.

Come è possibile, ad esempio, che l´occultamento dell´esistenza del Foro de São Paulo da parte della totalità dei media nazionali, una volta venuto alla luce, non sia divenuto oggetto di esame, di dibattiti, nemmeno da parte di coloro che si danno arie di osservatori e analisti professionali, se non accademici, dell´industria mediatica? Come è possibile che un fenomeno così inusitato e di un´importanza storica così fuori dal comune – preparazione all´ascensione e alla permanenza del PT alla presidenza della Repubblica – non susciti altro, in queste creature sempre disposte a opinare su tutto ciò che riguarda il giornalismo, che l´impulso di girarsi dall´altra parte, di fingere che non hanno visto nulla, di coprire con un secondo strato di copertura la più vasta operazione di travestimento che si sia mai vista nella storia dei media nazionali?

Il patto mafioso di lealtà corporativistica – non tanto a una classe professionale quanto al suo impegno sinistrista vecchio già di tre generazioni – spiega, è chiaro, molte cose. La maggior parte di coloro che potrebbero analizzare il fenomeno non desidera farlo perché questo esporrebbe a una vergogna colossale – se non addirittura a qualche procedimento penale – quasi tutti i direttori di giornali, capi di redazione, commentatori politici, etc. La cautela con la quale questi sedicenti studiosi di mass-media evitano questa ipotesi imbarazzante è talmente grande, così meticolosa è la scrupolosità con la quale evitano ferire colleghi d´ufficio e compagni di ideologia, che il diritto pubblico all´informazione vera semplicemente scompare dal loro orizzonte di coscienza. Essi diventano, così, ancora più criminali degli autori del delitto iniziale. Promuovono l´occultamento dell´occultamento, la copetura della copertura, la desinformátzija della desinformátzija.

Questa epidemia di mancanza di vergogna mediatica, però, mai sarebbe possibile se, al di sopra della classe giornalistica, esistesse una classe intellettuale, accademica o no, capace di sovrapporre il desiderio di comprensione dei fatti ai meschini interessi, timori, pregiudizi e sozzerie di una mafia professionale spregevole.

Purtroppo, questa classe intellettuale non esiste in Brasile. La totale distruzione della cultura superiore, la strumentalizzazione delle istituzioni culturali come organi di promozione di nullità politicamente convenienti –, è stata la condizione previa senza la quale l´etica dei controllori dell´etica altrui non avrebbe potuto mai scendere così in basso.

 

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