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AFP

Oggi è festa nazionale in Brasile. Tanta gente che sta approfittando del feriadão per uscire con gli amici e la famiglia, per passare una giornata descontraida. Io sono restato nel campus, che amo molto nei giorni silenziosi come questo, per finire di preparare il mio intervento al simposio di questa settimana.

 Una occhiatina al Corriere on line e… oiooooiiiiii! 

AGGIORNAMENTO La cosa è peggiore di quanto mi aspettassi. In questo articolo si riportano le dichiarazioni di Stone: "L’idea del film è nata nel dicembre 2008, dopo che Stone aveva partecipato a una missione in Colombia per cercare di liberare degli ostaggi. La missione non andò a buon fiine e subito fu mossa a Chavez l’accusa di avere rapporti con le Farc. "Un fatto assolutamente falso – commenta il regista statunitense – così, mentre rientravo negli Stati Uniti con Fernando Sulichin (poi produttore del film, ndr) lui mi ha proposto di su Hugo Chavez per far fronte agli attacchi della stampa verso il presidente venezuelano, che erano spesso stupidi e ridicoli".

Su chi sia Oliver Stone, la sua storia e i film che ha diretto, può essere utile leggere qui. La gente sulla quale fa film (Castro, Chávez, poi il progetto su Ahmadinejad…) dice qualcosa. Il produttore argentino del film è lo stesso del film Comandante, film su Castro. Chi è Tariq Ali, dal cui saggio I pirati dei Caraibi: un asse di speranza Stone ha tratto la sua propaganda di regime? Potete leggere qui. Ma se volete proprio rabbrividire, potete leggere il sito della Baldini Castoldi Dalai, dove si presenta, oltre al cortometraggio, anche il libro dell´Ali. Per quanto riguarda poi il dolore sdegnato con il quale Stone difende Chávez dai suoi rapporti con le FARC, oltre ai famosi computers di Reyes dei quali già parlammo, lascio al lettore un´altra "chicca": il discorso fatto da Chávez il giorno 11 gennaio 2008, dopo la farsa della liberazione degli ostaggi delle FARC (sulla farsa, Graça Salgueiro di Notalatina): "Per questo diciamo che le FARC e ELN non sono forze terroriste ma veri eserciti che occupano spazi in Colombia e bisogna riconoscerli come forze di insurrezione con un progetto politico bolivariano, che qui è rispettato…Per questo sollecito i governi del continente e dell´Europa a ritirare le FARC e ELN dalla lista dei gruppi terroristi del mondo, perché questo fatto ha solo una causa: la pressione degli USA". Presenti, secondo quanto riporta il Corriere, di Gianni Minà e Paolo Ferrero. Patetici. Chávez tornava dal Turkmenistan, paese ex comunista oggi islamico, al penultimo posto della classifica di libertà di stampa stilata da Freedom House per il 2009 (non certo sospetta visto che giudica l´Italia "parzialmente libera" in questa classifica!) e sta per recarsi in Bielorussa, uno degli ultimi baluardi del comunismo sovietico vecchio stile. Insomma, un giretto in luoghi familiari.

Altro punto interessante. Dice l´articolo del Giornale che abbiamo già citato: "Oliver Stone parla così di Chavez e del film documentario South of the border, che presenta fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e che è frutto proprio del suo incontro con il presidente venezuelano e poi con altri sei presidenti sudamericani: il boliviano Evo Morales, il brasiliano Lula da Silva, l’argentina Cristina Kirchner e il suo consorte ed ex presidente Nestor Kirchner, il paraguayano Fernando Lugo, l’ecuadoregno Rafael Correa e il cubano Raul Castro". Senz´altro i nostri lettori, appassionati alla novela del Foro de São Paulo, avranno riconosciuto cosa abbiano in comune i nomi riportati.

E aggiungiamo pure questa storiella interessante, vai!

Insomma, siamo davanti a una perfetta operazione di propaganda (Yuri Bezmenov, ex ufficiale del KGB del quale abbiamo già scritto, diceva che la stragrande maggioranza del tempo e delle risorse del KGB erano per la propaganda e la disinformazione, non per fare gli 007: i comunisti hanno gli stessi maestri ovunque) con tutti gli elementi classici: la applicazione della massima leninista sull´inversione rivoluzionaria (accusate gli avversari di fare quello che in realtà state facendo voi); l´intellettuale organico gramsciano a servizio della rivoluzione; a giudicare, poi, dall´accoglienza ricevuta da Chávez a Venezia, non manca poi il terzo elemento su cui poggia la strategia gramsciana: gli utili idioti.

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