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(Fort Alamo)


"Preferimos vivir de rodillas seis meses y no muertos por muchos años" (Presidente Micheletti)


Il Corriere spara oggi un articolo delirante sulla situazione in Honduras. È una perfetta applicazione dell´inversione tipica della mentalità rivoluzionaria. Che sia per calcolo politico, che sia perché ormai non sanno più pensare individualmente (è "l´imbecillità collettiva", la compulsiva necessità di sentirsi d´accordo con la maggioranza), che sia perché la malattia ("mentalità rivoluzionaria") ormai è in stato cronico, il risultato non cambia: nonostante le evidenze – scritte nero su bianco nella Costituzione e nelle leggi di quel Paese – i giornali continuano a chiamare di golpista chi si è opposto al golpe, e di povero eroe asseragliato nella ambasciata brasiliana chi aveva già pronto il golpe, sventato per 24 ore.
Cosa è accaduto negli ultimi giornì e che certamente NON avrete letto in alcun giornale italiano? Prima di tutto si è concluso il XV incontro annuale del Foro de São Paulo, tenutosi in Messico dal 22 al 23 agosto. Tra le risoluzioni prese, si legge nel comunicato finale (cfr. sul sito ufficiale del PT, il partito di Lula) al primo posta sta: Apoiar, convocar e mobilizar contra o golpe em Honduras e pela imediata e incondicional restituição do presidente Zelaya, ossia, "appoggiare, convocare e mobilizzare contro il golpe in Honduras (capite chi è che definisce golpe quello che è avvenuto in Honduras? La banda di criminali rossi che fa parte del Foro, le FARC, Castro, Correa, Chávez e compagnia bella) e per la immediata e incondizionale reintegrazione del presidente Zelaya".
L´incontro del Foro si`è caratterizzato per un´insistenza quasi maniacale sulla situazione honduregna. Perché? Per due motivi: 1) è un precedente pericolossissimo, in quanto Honduras ha dimostrato che laddove un paese è sano, le Forze armate sono al servizio della Patria, e non c´è crisi di testosterone, il comunismo internazionale può venir fermato; 2) è una corsa contro il tempo perché a novembre ci sono le elezioni indette dai "golpisti", che mostrerebbero con schiacciante e umiliante chiarezza che Zelaya è un fantoccio, una marionetta nelle mani del Foro, e che il popolo honduregno, in nome del quale questi criminali non honduregni si arrogano il diritto di parlare, sta massicciamente dalla parte di Micheletti, ossia del governo legittimo.
Cosa accade allora dopo questo incontro? Misteriosamente Zelaya appare dentro la ambasciata brasiliana. ATTENZIONE! Non è fuggito dalla folla inferocita e si è rifugiato nella prima ambasciata che ha trovato; non era inseguito dalla polizia per la strada e si è rifugiato nella prima ambasciata che ha trovato; no, è stato fatto entrare illegalmente nel paese dalle autorità brasiliane, in spregio a tutte le leggi. A questo punto un ingenuo potrebbe domandare: che c´entra Lula con questa crisi? E la risposta sarebbe: FORO DE SÃO PAULO, come te lo devo dire? Te lo devo mimare?? La risoluzione del Foro si sta attuando. Quello che vogliono è creare un massacro, incidenti per evitare che si arrivi alle elezioni libere, e collocare Micheletti in una situazione difficile. Hanno bisogno di un bagno di sangue, come hanno fatto il giorno 11 aprile 2002 in Venezuela e il giorno 11 settembre 2008 in Bolívia.
A cosa stiamo assistendo? A una prova generale di intervento di governo mondiale. Un piccolissimo paese come Honduras, agendo sovranamente nel pieno rispetto delle proprie leggi e del Diritto, ha scatenato un attacco mondiale, mediatico, diplomatico, embargo, e adesso, Dio non voglia, si minaccia un intervento militare. Con gli USA che appoggiano questo massacro (Ronny, dove sei…?), con Lula che viola le leggi internazionali e nessuno dice nulla, anzi si manifesta tutto l´appoggio al povero Zelaya "asserragliato" nell´ambasciata quando vi sta progettando, insieme ai compagni di merende, disordini nel paese, siamo davanti alle prove generali: che nessuno osi fare qualcosa che a "noi" non piace.
Qui in Europa, anche se nessuno vuol vederlo, è successo a coloro che avevano votato no al Trattato di Lisbona: si deve rivotare fino a che non si ottiene quello che "noi" vogliamo.
San Patrizio, che i tuoi figli il 2 ottobre ci regalino un sorriso ancora una volta: i tenaci irlandesi che già ci restituirono la civiltà nel VII secolo ci regalino adesso una speranza.
Quello che significa il trattato di Lisbona lo sta già vedendo la Lituania in questi giorni…

(Queste notizie me le hanno passate, come sempre, i servizi meravigliosi di Heitor de Paola e Graça Salgueiro)

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