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Coraggio

L´ultimo articolo di Olavo de Carvalho sulla situazione honduregna. L´originale in portoghese qui.

Honduras contro la menzogna globale
Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 28 de setembro de 2009
 
 
Se i recenti avvenimenti in Honduras stanno confermando qualcosa, è quello che sto dicendo da anni: chiunque, senza essere sinistrista, fa qualche favorino ai sinistristi, finisce per essere accusato da loro di fare esattamente il contrario quello che ha fatto, di essere un feroce e intollerante esponente di destra che non fa altro che perseguirli, maltrattarli e intimidirli.
Lo scorso 28 giugno, la Suprema Corte dell´Honduras condannò alla prigione il presidente Manuel Zelaya per aver infranto la Costituzione e minacciato di usare la forza contro il potere legislativo. I militari, invece di eseguire l´ordine, si lasciarono intenerire dal disgraziato e gli permisero di fuggire in Costa Rica. Risultato: la sinistra mondiale al completo li accusa di aver “espulso” Zelaya, di aver fatto un “golpe”, di aver “rotto la stabilità delle istituzioni”.
Se avessero arrestato il delinquente e lo avessero portato davanti ai giudici, la sinistra mondiale avrebbe potuto anche essere tanto rivoltata quanto lo è adesso, ma non avrebbe avuto alcun pretesto per dire queste cose. Avrebbe dovuto inventare altre menzogne, più elaborate, meno persuasive.
Non so quanti decenni o secoli di esperienza e di inutile soffrimento saranno necessari all´umanità per capire che individui contaminati dalla mentalità rivoluzionaria non sono persone normali, nelle quali poter aver fiducia, dalle quali si possa sperare lealtà, gratitudine, bontà o accordo razionale, per quanto in dosi minime.
La storia è piena di casi di conservatori, cattolici, protestanti, giudei, che rischiarono la propria vita per salvare comunisti perseguitati. Non consta negli annali del mondo un solo episodio di comunista doc che abbia fatto la stessa cosa per un reazionario, un solo esempio di radicale islamico che abbia rischiato il proprio collo per liberare un infedele dalle grinfie di ayatollah vendicatori.
La mentaliltà rivoluzionaria non ammette leggi o valori al di sopra del potere rivoluzionario, non conosce carità o umanitarismo eccetto come espedienti pubblicitari a servizio della rivoluzione, non ammette lealtà se non all´apparato rivoluzionario, non accetta l´esistenza della verità se non come simulacro di credibilità della menzogna rivoluzionaria.
È assolutamente evidente che è così che funziona la mente dei signori Luís Inácio Lula da Silva, Hugo Chávez, Marco Aurélio Garcia [consigliere di Lula per affari internazionali, NdT] e degli altri papaveri del Foro de São Paulo.
Il sig. Lula ha appena finito di dare un ulteriore esempio della sua instancabile mendacità rivoluzionaria, affermando che il governo brasiliano non sapeva nulla del ritorno di Manuel Zelaya in Honduras, quando lo stesso Zelaya confessa che tutto è stato concordato con il sig. Marco Aurélio Garcia.
Collaborazionisti in quantità industriali, sparsi per tutta la stampa internazionale, si affrettano a dichiarare che la presenza del presidente criminale nella ambasciata brasiliana destabilizza il regime honduregno e lo predispone a fare concessioni. Questa è pura guerra psicologica. Chi vuole una tregua non priva il nemico di acqua e cibo, né spara sugli agenti chavisti, camuffati da cittadini honduregni, che lo appoggiano. Chi davvero è destabilizzato è “l´ordine globale”, che ha mostrato tutta la sua debolezza, tutta la sua disperazione, nel momento in cui è stato provato che, per distruggerlo, basta che un piccolo e coraggioso popolo dica “No”.
Non credete ai giornalisti che vi presentano la crisi honduregna come una questione di accettare o rifiutare Zelaya alla presidenza. Questo problema non esiste nemmeno. Come presidente o come cittadino, c´è un ordine di cattura contro Zelaya. Rimetterlo nel Palazzo Presidenziale è solo per garantire che andrà in prigione con onori di Stato. L´Honduras non sta lottando per liberarsi di un politico canaglia, ma per assicurare che l´ordine legale e costituzionale del Paese abbia più valore dell´opinione di banditi e parlatori di vuoto stranieri autonominatisi “consenso internazionale”.

Per avere a che fare con questa gente, ogni precauzione è poca, ogni sospetto è modesto, ogni congettura di motivi sordidi corre il rischio di restare molto al di qua della realtà. Gli honduregni sembrano essere il primo popolo al mondo che lo ha capito.

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