(i funerali di don Jerzy Popiełuszko)

Ho molto netta nella memoria l´immagine di una sera invernale, piovosa, sull´autobus che mi riportava a casa. Vedo ancora davanti a me le pagine de "Il Sabato" che commentavano l´omicidio di padre Jerzy Popiełuszko. Era il 1984, data fatidica per chi conosceva già all´epoca, quasi a memoria, il romanzo di Orwell. Ma soprattutto erano i giorni in cui dalla Polonia arrivavano dei venti così entusiasmanti, che solo chi ha vissuto in quegli anni con la ragione già funzionante (o non ancora devastata, dipende), può capire. Avevo recitato nel 1982 il  Miguel Mañara, di O.Milosz e la Bottega dell´Orefice con una compagnia di CL; avevo iniziato a leggere, appunto, Il Sabato. Da quelle pagine conobbi "Il potere dei senza potere", di Havel, le apgine di  Berdjaev, di Solženicyn; iniziammo le prove de "La firma e l´attestato" di Havel-Kohout ma non ricordo perché non arrivammo ad allestirlo. Per vari percorsi non entrai mai in CL, ma leggendo, tempo fa, "Le mie letture" di Giussani ebbi un sussulto: erano le mie, erano quelle a cui ero più affezionato, erano quelle che ho sempre passato ai miei studenti. L´aver fatto altre scelte ecclesiali verso il 1985-86 non mi aveva allontanato dallo spirito iniziale. Fu molto bello constatare, leggendo "Le mie letture" che, indipendentemente, avevo sviluppato quello che avevo ricevuto come una matassa da dipanare nel tempo.
Dico tutto questo perché mi sono commosso nel leggere l´ultima newsletter di Culturacattolica, e istantaneamente mi sono rivisto su quell´autobus, ho risentito l´entusiasmo di 25 anni fa, ho risentito risuonare l´appello alla libertà. Don Gabriele ha ragione: come vorrei che queste sue parole facessero vibrare i cuori come hanno fatto con il mio!

"È un’eredità questa, che non ci può lasciare tranquilli e nemmeno ci può consolare il fatto di non essere in un tempo di persecuzione cruenta. La lotta permane. Ed è una lotta più subdola perché si gioca in una società dalle coscienze obnubilate, dalle identità fragili, dal pluralismo confusionario delle teorie. Allora caritas in veritate, la carità nella verità, ma anche la carità della verità: non la nostra, la mia o la tua, ma quella di Cristo che il Papa rappresenta. Quella Aletheia che è sguardo penetrante e sincero sulla realtà. Solo chi ne ha la coscienza può condurre questa battaglia sino in fondo usando, aiutando e sostenendo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione anche col sacrificio personale"

Annunci