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File:Arresto pellico maroncelli.jpg

Tutti noi, penso, abbiamo dei libri letti troppo tempo fa, in epoca in cui non abbiamo potuto dare loro (o loro dare a noi) quel qualcosa che oggi sarebbe "speciale". Uno di questi è per me "Le mie prigioni", di Silvio Pellico. Di tutto il libro la scena che più mi era rimasta impressa, naturalmente, era quella dell´amputazione della gamba a Pietro Maroncelli: soprattutto il gesto della rosa.

"Maroncelli non mise un grido. Quando vide che gli portavano via la gamba tagliata, le diede un’occhiata di compassione, poi, voltosi al chirurgo operatore, gli disse:
«Ella m’ha liberato d’un nemico, e non ho modo di rimunerarnela.»
V’era in un bicchiere sopra la finestra una rosa.
«Ti prego di portarmi quella rosa» mi disse.
Gliela portai. Ed ei l’offerse al vecchio chirurgo, dicendogli:
«Non ho altro a presentarle in testimonianza della mia gratitudine.»
Quegli prese la rosa, e pianse."

Oggi sono dovuto andare di urgenza in una clinica oftalmica per un problema improvviso in un occhio. Ieri mi trovavo in visita ad un Carmelo e mentre attendevo il contatto per un medico a cui fare vedere il mio occhio (uno straniero senza assicurazione medica – plano de saúde – che ha bisogno di un medico urgentemente di domenica non ha vita facilissima…) guardavo una statua di terracotta di Teresa di Lisieux, di fattura assolutamente non dozzinale, frutto del lavoro di una delle monache. Mi è venuto spontaneo pregare e affidarmi all´intercessione di questa "santa delle rose", la cui festa era passata da poco.
Le monache riescono a trovare una dottoressa che, in un primo contatto telefonico, mi rassicura sul fatto che dai sintomi descritti non era quello che temevo. Ma che l´indomani mi presentassi prestissimo alla clinica dove lavorava per una visita più approfondita.
Grazie a Dio la questione si è presentata meno grave di quanto era mi apparso in partenza. "Ci saranno delle conseguenze permanenti", mi dice la dolcissima dottoressa che mi ha visitato, "ma il peggio che si temeva non è avvenuto. Faccia questi ulteriori esami e si prenda cura di sé".
Probabilmente intercettando il mio sguardo, sollevato dal peggio scongiurato ma ancora meditabondo su quelle "conseguenze permanenti", la dottoressa prende dal tavolo una rosa e me la consegna, dicendo: "L´ho presa alla Messa di Santa Teresa di Lisieux, gliela dono volentieri".

Quegli prese la rosa, e pianse

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