Tag

,

schizzo

La crisi honduregna disegnata in sedici fatti.
Non lasciatevi ingannare!

di Reinaldo Azevedo

(originale in portoghese qui)

A volte bisogna fare un disegno. E quindi disegniamo. Iniziamo con una questione molto generale, che vale per l’Honduras, vale per il Brasile e per qualsiasi altro paese: si può non gradire la Costituzione che si ha, ma sempre ne esisterà una. La questione è sapere se essa fu votata in un regime autoritario o democratico; se la legittimità va braccetto con la legalità. Nel caso honduregno, anche se si può fare poco con il testo costituzionale e attribuirgli esotismi – quella brasiliana è piena di stranezze –, la costituzione è stata scritta in un regime di piena libertà e ha garantito la stabilità del paese, con successioni democratiche, fin dal 1982. Se avesse questo o quell’obiettivo, se cercava di tenere insieme questa o quella configurazione di potere, importa poco. Anche sul Testo brasiliano o americano si possono fare varie speculazioni. Il PT [il partito di governo attuale]si rifiutò di partecipare all’atto puramente formale di omologazione della Carta perché diceva che con essa si cercava di tenere i lavoratori fuori dal potere o qualche altra scemenza del genere. Così si stabilisce il

 

fatto numero 1 – La Costituzione dell’Honduras è stata democraticamente istituita. E, in questo mio disegno a parole, questo ci rimette immediatamente al …

fatto numero 2– La Costituzione dell’Honduras ha un articolo, il 239, la cui redazione possiamo anche considerarla curiosa, un tantino grullarella e, secondo alcuni, contraria ad alcuni buoni principi del diritto. Può essere. La Costituzione brasiliana dava le tabelle per gli interessi finanziari, ad esempio. Nella riforma costituzionale, l’articolo venne abrogato con un emendamento abrogativo proposto dall’allora senatore José Serra. Torniamo alla Costituzione honduregna. Dice l’articolo 239:

“Il cittadino che sia stato titolare del Potere Esecutivo non potrà essere presidente o candidato. Chi trasgredisse questa disposizione o ne proponesse la sua riforma, così come quelli che lo appoggiassero direttamente o indirettamente, perderanno immediatamente le loro rispettive cariche e resteranno esclusi per dieci anni dall’esercizio di qualsiasi funzione pubblica”.

Nell’originale c’è scritto “cesarán de inmediato en el desempeño de sus respectivos cargos”. Anche in spagnolo, “de imediato” significa “de imediato”.

Il famoso referendum che Manuel Zelaya voleva fare violava apertamente questo articolo. E così andiamo al …

fatto numero 3– È falso, e l’archivio della stampa honduregna è disponibile in Internet, che Zelaya non appena avuta l’idea si è visto piombare addosso quelli a levargli l’incarico. Io direi perfino che il processo politico sia stato perfino più comprensivo con lui di quanto lo dovrebbe essere stato l’art. 239. Cosa hanno fatto allora coloro che si opponevano a lui, compresi membri dello stesso suo partito? Sono ricorsi alla Giustizia, accusando il suo referendum di violare appunto l’art. 239. E questo ci rimette al …

fatto numero 4– Questo è frequemente omesso nell’argomentazione. Bisogna ricordare qui cosa dice l’art. 184:

Las Leyes podrán ser declaradas inconstitucionales por razón de forma o de contenido. A la Corte Suprema de Justicia le compete el conocimiento y la resolución originaria y exclusiva en la materia y deberá pronunciarse con los requisitos de las sentencias definitivas.

Quindi arriviamo al…

 

fatto numero 5– La Corte Suprema di Giustizia considerò il referendum INCOSTITUZIONALE. E tutti coloro, quindi, che fossero coinvolti nella sua realizzazione starebbero incorrendo in una illegalità. Così, arriviamo al

fatto numero 6 – È il più importante di tutta la storia. Manuel Zelaya rifiutò di prendere in considerazione la decisione della Corte e dette ordine all’Esercito di portare avanti il referendum, poiché le Forze Armate erano le responsabili per il referendum. Notare bene: se l’Esercito avesse obbedito agli ordini di Zelaya, il Capo dell’Esecutivo avrebbe preso decisioni contrarie alla volontà del Congresso e alla decisione della Giustizia. ERA IL GOLPE, IL VERO GOLPE. Così siamo davanti al …

fatto numero 7– Zelaya organizzò i suoi parabolani del sindacalismo per impossessarsi al volo delle urne elettorali che stavano dentro le caserme (secondo il piano originale) e realizzare il referendum alla faccia del Congresso, della Giustizia e delle Forze Armate. Ma cosa hanno a che vedere le Forze Armate con questo? In Honduras esse hanno lo stesso compito che hanno in Brasile. Questo ci porta al…

fatto numero 8 – Le Forze Armate di Honduras, come in Brasile, hanno l’incarico di garanzia dell’ordine costituzionale in caso sia minacciato, secondo quanto scritto nell’art. 272, ossia:

Las Fuerzas Armadas de Honduras, son una Institución Nacional de carácter permanente, esencialmente profesional, apolítica, obediente y no deliberante. Se constituyen para defender la integridad territorial y la soberanía de la República, mantener la paz, el orden público y el imperio de la Constitución, los principios de libre sufragio y la alternabilidad en el ejercicio de la Presidencia de la República.

Giungiamo, quindi al…

fatto numero 9– La Corte Suprema intese – ed è suo compito interpretare la Costituzione, se questa non fosse per caso sufficientemente esplicita – che la deposizione di Zelaya fosse automatica. L’articolo 272 conferisce alle Forze Armate il ruolo di esecutori della disposizione da attuare. Seguendo altri dispositivi costituzionali, Roberto Micheletti assunse, in modo legale e legittimo, la Presidenza della Repubblica, con l’appoggio della Giustizia e del Congresso. Andiamo al…

fatto numero 10– Quando Zelaya lasciò il paese – forzato, come dice lui; oppure dopo una negoziazione, come molti assicurano – non era più presidente. E non è una questione di gusto o di punto di vista affermare se lo era o no. Il testo costituzionale che regola la vita honduregna – così come quella del Brasile regola il nostro, con o senza sciocchezze – lascia chiaro che non lo era più. Non lo era più perché l’art. 239 parla di deposizione “de imediato”. Non lo era più perché la Corte Suprema, interpretando la Costituzione, formalizzò la sua destituzione. Si noti che questo processo richiese del tempo. Zelaya sapeva che andava allo scontro con il Congresso e con la Giustizia. Da buon bolivariano apprendista, tentò allora di dividere le Forze Armate. E quindi arriviamo al …

…fatto numero 11 – Quello che è successo in Honduras è stato, ovviamente e chiaramente un contro-golpe. Se l’Esercito avesse obbedito agli ordini di Zelaya o se il referendum si fosse realizzato contro la decisione della Corte Suprema e sotto lo sguardo complice delle Forze Armate, il golpe sarebbe stato da Zelaya. E IMPORTA POCO SE EGLI AVESSE O NO LE CONDIZIONI O IL TEMPO PER ESSERE RIELETTO. QUESTO è ASSOLUTAMENTE IRRILEVANTE. Dirigiamoci al…

fatto numero 12– Zelaya “fu accompagnato fuori dal paese in pigiama, e queso è inaccettabile”. Può essere, ma, in sé, non caratterizza un golpe. Zelaya, a quel punto, era un ex-presidente che aveva attentato alla massima legge dello Stato honduregno almeno tre volte:

 

– quando ha voluto fare il referendum

– quando ha dato un ordine illegale all’Esercito;

– quando ha deciso di fare il suo referendum di forza.

 

Mai avrebbe dovuto essere mandato via dal paese, a forza o no. Avrebbe dovuto restare per rispondere dei reati, ma non più come presidente della Repubblica, poiché questa condizione l’aveva già persa quando:

 

a – propose il referendum contro l’art. 239 – e questo fu tollerato

b – quando reiterò due volte ordini contro la decisione della Corte.

 

Essere stato eventualmente vittima di una decisione arbitraria [essere stato espulso dal paese, NdT] (ma ho fonti molto buone che mi assicurano che egli chiese di poter uscire dal paese, ma questo è irrilevante) chiede, allora, la punizione di coloro che possono aver commesso questa arbitrarietà. Ma questo non significa ricondurre al potere un presidente che, se non fosse sufficiente la destituzione automatica, è stato cassato dalla Corte Suprema di un paese, ripeto, DEMOCRATICO. Siamo alle porte del

…fatto numero 13 – Non esiste il processo di impeachment nella Costituzione dell’Honduras. Per quanto strano possa apparire a molti, in tempi cosiddetti globalizzati, ogni paese ha le sue proprie leggi. Si può anche pensare che l’art. 239 sia un attentato a questo o quel principio, ma le Costituzioni non sono universali. Sia come sia, c’è stato , si sottolinei, un debito processo legale che è sboccato nella deposizione – e non nella uscita dal paese – di Manuel Zelaya. Egli non ha lasciato dietro di sé l’incarico di presidente quando è stato espulso dal paese. È stato fatto uscire quando già non aveva più la carica di presidente. L’illegalità (se è stato contro la volontà) di questo atto di espulsione non ha la possibilità di:

 

a – retroagire nel tempo, annullando la sua cassazione, che già era stata decisa dalla Suprema Corte;

b – far diventare il golpista vittima del golpe. O non era un golpe il tentativo di mettere l’Esercito contro la Giustizia e il Congresso? Così vado al…

…fatto numero 14 – Se ha tentato di fare un golpe (due volte) e questo gli è stato impedito dalla Giustizia e dalle Forze Armate – con l’accordo del Congresso – coloro che lo hanno impedito, mantenendo l’integrità della Costituzione, hanno fatto un contro-golpe. Metto in risalto ora il …

…fatto numero 15 – Non chiedetemi di essere d’accordo sul fatto che, beh insomma, anche se diverso sempre golpe è stato, pur non facendo diventare Zelaya una persona meravigliosa… Ma nemmeno per sogno! Se io pensassi che fosse stato un golpe, starei difendendo il suo ritorno al potere. Concludo, quindi, con il …

…fatto numero 16 – Questo già a che fare con la tesi sostenuta su questo blog fin dal primo giorno. Le democrazie latino-americane – e le loro istituzioni – devono stare attente al “golpe delle urne” – o “assolutismo delle urne”, come lo chiamo io. Anche tra noi ci sono correnti “giuriste” (con tessera PT, naturalmente) che pretendono istituire la democrazia plebiscitaria. Dobbiamo contenerli. L’Honduras è stato il primo paese dell’America Latina a bloccare, con un contro-golpe, il golpe bolivariano.

 

Se la manovra chavista finirà male nel paese, lo chavismo inizia a morire. Se trionfasse – e dirò in un altro post quello che intendo con “trionfo” – tutti noi saremo un poco più minacciati di prima. Coloro i quali, con più o meno enfasi, chiamano “golpe” quello che è successo in Honduras sono, per quanto simbolicamente, mettendo a rischio la propria libertà.

Honduras è un paese piccolo e povero. Ma ha deciso di risolvere i suoi problemi con la democrazia. Speriamo che ci riesca. E la mia ammirazione per coloro che resistono all’assedio bolivariano e dei liberali senza cervello è immensa.

Annunci