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Chiunque giochi a scacchi appena sopra il livello di wood pushing sa che ci sono alcune aperture taglienti, veri rasoi, che bisogna saper maneggiare alla perfezione, pena il farsi male davvero (= perdere la partita). Una di queste aperture è certamente la Siciliana che, in alcune sue linee, richiede una dose di adrenalina e di acciaio per i nervi dei due giocatori.
Un’altra linea "ad alta tensione" (che io giocavo spesso quando "trasportavo legname da un capo all’altro di una scacchiera") è la Francese. Qui il Nero soffre abbastanza per quasi tutta la partita, ma se gioca con attenzione e non si lascia spaventare dall’attacco e dall’iniziativa del Bianco, prima o poi può piazzare il suo contrattacco. Non a caso uno dei più grandi virtuosi della difesa Francese è stato Viktor Kortschnoj, il "terribile Viktor", la "belva di Leningrado", l’indomabile, il mio beniamino scacchistico degli anni ’70. Nel 1974 perse per un punto il match di qualificazione per lo sfidante di Fischer, cosa che poi risultò valere il titolo mondiale in quanto Bobby, come è noto, rifiutò di giocare con Karpov, il beniamino dell’apparato sovietico del tempo. Kortschnoj abbandonò l’URSS e ricominciò tutto da capo. Per anni i giocatori sovietici boicottarono ogni torneo dove lui fosse stato presente, con il risultato che nessuno lo invitava più nei grandi circuiti (dove senza giocatori URSS il livello sarebbe stato bassissimo). Ma non si perse d’animo. Nel 1978 a Banguio, nelle Filippine, sfidò di nuovo Karpov. E ancora, dopo una rimonta fantastica come a Mosca nel 1974, perse per un solo punto. E ancora non si perse d’animo e tre anni dopo (il mondiale si giocava ogni tre anni), nel 1981 a Merano era ancora lui lo sfidante di Anatoly Karpov. Questa volta la sconfitta fu più sonora, sebbene il match fu giocato in condizioni psicologiche complesse per Kortschnoj (la moglie e il figlio erano ancora in URSS, con la condizione di familiari di un dissidente). Ottenne in seguito al cittadinanza svizzera e per la Svizzera ancora oggi gioca.
 E’ stato uno dei maestri della difesa e del contrattacco ed è ancora ad altissimi livelli, pur con i suoi 78 anni.
Tutto questo per dire che, lasciata la situazione in Honduras, qualche giorno fa, ormai praticamente perduta, al mio ritorno alle notizie scopro che invece con una specie di miracolo ancora ci sono delle speranze. Come faceva il mio beniamino Viktor: una partita apparentemente perduta che improvvisamente si riaccendeva grazie al gioco preciso e nervi saldi del difensore.

Gli azzurri contrattaccano, creano un impasse e ancora possono rovesciare la partita
Heitor de Paola, 07/11/2009
 
"Nell’ultimo articolo (trad. in italiano qui) avevo considerato la partita ormai vinta da parte del Foro de São Paulo, ma avevo sottostimato la capacità di contrattacco degli azzurri. Lo scacco matto sembrava imminente, ma il Governo costituzionale è riuscito a fare la cosa più difficile: formare entro la scadenza concordata un governo di coalizione senza Zelaya e, più importante, è riuscito ad incassare la dichiarazione del Senatore americano John de Mint il quale ha affermato che “il governo Obama ha finalmente rettificato la sua politica errata in relazione all’Honduras”. De Mint è troppo ben qualificato al’interno dell’opposizione repubblicana, per mettersi a parlare senza informazioni di prima mano. È da notare anche la la H. Clinton praticamente è scomparsa dalla scena e De Mint parla con molta più proprietà di Shannon, il rappresentante ufficiale del suo paese.
Alcuni fattori sono avvenuti per giustificare una “rettifica”, se non una vera e propria virata completa: le due sconfitte e un pareggio elettorale – la rielezione di Bloomberg un sindaco indipendente – negli USA, il crollo della sua popolarità e la ovvia doppia sconfitta in Afghanistan – militare e politica con Hamid Karzai che ha truccato le elezioni – sono venuti a sommarsi ancora più recentemente con la sconfitta del matrimonio gay nell’ultra-liberal stato del Maine, lasciando l’Obaminevole in una posizione difficile, impensabile solo alcuni mesi fa.
La respinta del matrimonio gay è stata in grande parte merito del vescovo cattolico Richard J. Malone che ha distribuito DVD, annunci sui Bollettini parrocchiali, collette per raccogliere fondi in favore della campagna contro la distorsione del concetto di matrimonio e una lettera “contundente” che dovrebbe servire come esempio alla Conferenza Episcopale Brasiliana. La reazione cristiana è giunta in tempo, nello stesso giorno in cui un ufficiale mussulmano dell’Esercito Americano ha provocato una strage nella base di Fort Hood, Texas e della divulgazione di un video con una selezione di dichiarazioni dell’Obaminevole sull’Islam.
Torniamo in Honduras. Gli azzurri ancora possono ribaltare il gioco, ma devono smettere di giocare “pulito” con giocatori usi ai colpi sporchi come i comunisti (se qualcuno dice “bolivariano” lo strangolo!). Una delle mossettine più innocenti è nell’item 5 dell’ Accordo di conciliazione nazionale: accettare un accordo che dice “che il Congresso (…) decida a rispetto del ‘retroagire la titolarità del Potere esecutivo al suo stato prima del 28 giugno fino alla conclusione dell’attuale periodo di governo, il giorno 27 gennaio 2010’”. Possibile che non si siano resi conto che Zelaya, Insulza, Lula, Chávez, MAG et caterva interpreteranno come il ritorno di Zelaya, che appunto era il Presidente nello “stato prima del 28 giugno”?
Chi ha a che fare con rivoluzionari deve sempre tenere a mente l’ammonimento di Churchill a Chamberlain quando questi ritornò dagli accordi di Monaco con ‘Herr Hitler’: ‘potevi scegliere tra l’umiliazione e la guerra, hai scelto l’umiliazione e avrai la guerra”. Zelaya ha già posto le sue SA nelle strade, sebbene senza molto successo visto che le sue turbe adesso non sono ben organizzate".
 
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