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"Non già un coraggio innato, e neppure una eccessiva temerarietà. Soltanto un profondo senso di responsabilità e una visione chiara di ciò che era giusto e di ciò che non lo era potevano indurre il Vescovo Clemens August a pronunciare queste parole. Esse ci invitano a riflettere sulla luminosità della sua testimonianza di fede; invitano noi che viviamo in tempi forse apparentemente meno minacciosi, ma non meno problematici nei confronti della vita umana, ad imitare il suo esempio.
Riflettendo su ciò che era successo allora, il Cardinale von Galen ripercorse poi tutto ciò, col pensiero, nel marzo 1946, dicendo: "Il buon Dio mi ha dato una posizione che mi obbligava a chiamare nero ciò che era nero, e a chiamare bianco ciò che era bianco, così come si dice nella ordinazione vescovile. Lo sapevo che potevo parlare a nome di migliaia di persone che con me erano convinte che soltanto sul fondamento del Cristianesimo il nostro popolo tedesco può essere veramente unito e raggiungere un futuro benedetto"."

(Card. J. Saraiva Martins, omelia per la beatificazione di Clemens August Graf von Galen, 9 ottobre 2005)

"…dobbiamo anche chiederci: da dove gli giunse [a von Galen, NdC] questa intuizione in un tempo in cui persone intelligenti erano come cieche? E da dove gli giunse la forza di opporsi in un momento in cui anche i forti si dimostrarono deboli e vili? Ha tratto intuizione e coraggio dalla fede, che gli ha mostrato la verità, gli ha aperto il cuore e gli occhi. Più degli uomini egli temeva Dio, che gli ha concesso il coraggio di fare e di dire ciò che altri non osavano dire e fare. Così egli ci dona coraggio, ci esorta a vivere di nuovo la fede oggi e ci mostra anche come ciò sia realizzabile nelle cose semplici e umili e tuttavia grandi e profonde". (Benedetto XVI)

Ciò mi sovvenne, quando lessi questo.

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