Mi ha profondamente addolorato la notizia dell’incidente aereo avvenuto a quel C130 della 46 B/A di Pisa, e la morte dei membri dell’equipaggio. 

Anche perché a Pisa nella 46 B/A, dopo l’addestramento a Taranto, ho fatto il militare tanti anni fa. Mi avevano assegnato a una trasmittente che si trovava fuori dalla base. Il mio compito era la "sorveglianza tecnica" H24 di quei trasmettitori. Tranne qualche ora al mattino, durante le quali un maresciallo stava con me, ho passato tutto il periodo del servizio militare in quella casetta come in un eremo. Attorno a me c’erano campi di grano e un laghetto. Con me, due gatti, un cane e dodici galline, che il maresciallo allevava e il governo delle quali spettava a me a e all’altro aviere con il quale ci alternavamo nel servizio alla trasmittente. In me, tanta pace e serenità per quei giorni in cui potevo leggere, scrivere e soprattutto alla sera, appoggiato al pilone della grande antenna, guardare alzarsi in volo e atterrare i G222 e i C130, come "esuli pensieri, nel vespero migrar".

Anche perché le amicizie fatte durante il servizio militare avevano, in genere, una proprietà incredibile: quella di diventare salde e indimenticabili, anche se ci eravamo incontrati per qualche mese, anche se non ci siamo più visti per anni. Mi è ricapitato, quasi dieci anni fa, di incontrare di nuovo alcuni commilitoni dopo dodici anni che non ci vedevamo. Scambiato un abbraccio e qualche parola di stupore e di gioia, il flusso intatto dei ricordi e delle avventure ricominciò a scorrere come se fosse vita del momento presente. Ma soprattutto potevamo percepire la sensazione splendida di essere legati da qualcosa di invisibile ma meraviglioso.

Ecco perché, quindi, sebbene sia passato molto tempo, quel C130 che è caduto ha fatto uno schianto anche dentro di me.

Dio di potenza e di gloria che doni l’arcobaleno ai nostri cieli, dona loro le ali delle aquile, perché possano salire a Te, nella Tua luce per cantare in eterno la Tua gloria.

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