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        “Pioggia uggiosa, nebbia, un vero inizio di dicembre, se non fosse per questo strano caldo…”
        “Lo scirocco fa sempre così…”
        “E pensare che ieri è stata una giornata così luminosa e con quel freddo invernale, che ti mette voglia di sorridere e cantare dentro il tuo giaccone!”
        “Per forza! Ieri si era sollevato un po’ di tramontano e aveva ripulito, ma non ce l’ha fatta a resistere. Non c’è versi, chi comanda è sempre lo scirocco. Fintanto che vuol restare, comanda lui. Tenga, assaggi questa marmellata di fichi, l’ho fatta io con i fichi di quel podere che vede laggiù”
 
E mi trovo con una fetta di pane in mano, con il profumo dei fichi, beandomi proletticamente, mentre il monaco si reca al suo labora nel campo. E vedendolo scomparire nella nebbiuggiosa, mi sento così immensamente allegro di aver potuto parlare, una volta tanto, non di manoscritti siriaci del V secolo, ousia e hypostasis, ma di terra e sole, campi e profumi di aia, che addento il pane tuffandomi nella marmellata fino alle orecchie, masticando e sorridendo, forse un po’ idiota se qualcuno mi vedesse con la bocca così impiastricciata, ma tanto, tanto felice.
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