Tag

adriano

Stamani ero in una riunione per l'organizzazione di un convegno sulla trasmissione dei saperi nel mondo siro-mesopotamico dal III al IX secolo d.C. Vaglia i relatori, stabilisci i compiti, procura i finanziamenti… e improvviso arriva un sms di mia nipote: "Ziiio! mi ha interrogato a greco e ho preso… OTTO! :))".

Per un momento il mondo siriaco, il Califfato di Baghdad, la scuola di Nisibi, i soldi da trovare, i relatori da contattare… tutto è scomparso e mi sono trovato tuffato in uno dei libri che più amo…

«Fino alla fine dei miei giorni sarò riconoscente a Scauro per avermi costretto a studiare il greco per tempo… Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario della realtà, l’ho amata perché quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco… Il greco… ha già dietro di sé tesori di esperienza, quella dell’individuo e quella dello Stato. Dai tiranni jonici ai demagoghi ateniesi, dalla pura austerità di Agesilao agli eccessi di Dionigi o di Demetrio, dal tradimento di Dimarate alla fedeltà di Filipomene, tutto quel che ciascuno di noi può tentare per nuocere o per giovar loro, almeno una volta, è già stato detto in greco. Altrettanto avviene delle nostre scelte interiori: dal cinismo all’idealismo, lo scetticismo di Pirrone ai sogni sacri di Pitagora, i nostri rifiuti, i nostri consensi non facciamo che ripeterli; i nostri vizi, le nostre virtù hanno modelli greci. La bellezza d’un’iscrizione latina, votiva o funeraria, non ha pari: quelle poche parole incise sulla pietra riassumono con maestà impersonale tutto quel che il mondo ha bisogno di sapere sul conto nostro. L’impero l’ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto» (M.Yourcenar, Memorie di Adriano, Torino: Einaudi, 1988, 34s.)

Annunci