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Finiti i miei giorni di verde e riposo in Toscana, sebbene disturbati dall'influenza. Adesso mi aspetta un mese di clausura tra i libri, per finire di preparare la relazione che terrò a un convegno alla fine di giugno. Quando mi sono seduto alla scrivania, ieri mattina, con ancora il verde delle mie colline fiorentine negli occhi e nei polmoni, ammetto che ho avuto un lieve momento di scoraggiamento. Mi vedevo camminare tra gli ulivi e i cipressi solo alcune ore prima e adesso ero fermo di fronte a queste pagine antiche, così accatastate davanti a me come siepe che "da tanta parte … il guardo esclude".

Prima di accingermi al mio lavoro, quasi come per assaporare un'ultima goccia delle giornate toscane, ho voluto sfogliare una vecchia edizione della traduzione dei lirici greci di Quasimodo, che avevo comprato proprio la domenica mattina a una fiera del libro nella piazza principale di Fiesole. Qui trovo, nella prefazione di L. Anceschi, l'accenno a un testo di Renato Serra, "Intorno al modo di leggere i Greci", che mi incuriosisce. Grazie a internet trovo il testo. Oltre a essere un testo magnifico, mi regala una pagina che mi ha colpito molto, in quanto assai in linea con quanto andavo rimuginando.

So bene che ci sono nel vasto mondo molte cose più belle che i libri, e più liete e più degne di un uomo; e uomo non sarei se non desiderassi di uscire da questo carcere dell'inchiostro, e di godere anch’io un poco del vivere; se tutto il  resto mi sia negato, almeno il fresco dell'aria e il respiro della dolce libertà. Se non che di tali cose è inutile parlare. Voi le amate così come io le amo; di un amore senza effetto e senza qualità propria, che passa attraverso tutte le ore della nostra giornata e non ne empie nessuna, monotono e assiduo e insignificante come lo stesso scorrere del giorno. Frattanto ognuno deve pensare alla parte che gli è toccata per sorte; che tutte poi in fondo l'una con l’altra si valgono; e del resto meglio non si può fare.
Quanto a noi, se il destino ci ha dato ai libri, contentiamoci di quelli. Anche nella piccola stanza fra i libri, c’è posto per vivere ; cioè per amare e soffrire; le avventure del quieto soggiorno sono meschine e non levano molto rumore più che il frusciare e voltar delle carte; ma se le racconteremo sinceramente, qualche frutto se ne potrà sempre avere, per mettere in comune. E del resto, come dicevo, meglio non si può fare.

R. Serra, «Intorno al modo di leggere i Greci», in La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da B. Croce, 22 (1924) 182-183.

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