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Anche se adesso è uscito un po' di sole a tracciare con schizzi rapidi l'abbozzo di un tramonto romano e c'è il canto serale degli uccelli finalmente in primo piano rispetto ai clacson, non riesce a passarmi di mente il vangelo di oggi. Un fico che non ha frutti perché non era stagione, una ricerca vana da parte del Signore, che termina in un modo sconcertante: mi incomoda.
Chiudo il libro che sto leggendo, sbircio l'orologio e cerco di fare un po' di ordine sulla scrivania. Ma le dure parole di condanna di quel fico continuano a risuonarmi. A chi potrei chidere consiglio?

Mi sovviene Agostino, che mi dice: guarda, è come se Gesù avesse detto: "Non trovo piacere nel fatto che quest'albero si sia seccato, ma ho voluto farti intendere d'aver voluto fare una tal cosa non senza un motivo, cioè solo perché ho voluto mettere in risalto quello che dovresti considerare con più attenzione. Io non ho maledetto quest'albero, non ho inflitto un castigo a un albero privo di sentimento; ma, se rifletti bene, ho inteso spaventarti, perché tu non trascurassi Cristo quando ha fame, e preferissi di portar molti frutti anziché coprirti di fitto fogliame". (Disc. 89,3)

Ascolto con grande attenzione il mio caro vescovo. Torno a guardare fuori dalla finestra,  dove  mi piace osservare  un cedro secolare. Dovrei davvero considerare con più attenzione il tempo che scorre via, il mio  terribile trovarmi spesso in perenne emorragia cronologica. Dovrei imparare finalmente a fare delle scelte, a essere più attento con il tempo, dovrei ricordarmi che non posso fare "ricariche"  alla scheda della vita. Mi ha avvisato, mi ha invitato a scoprire l'essenziale, ossia quello che resterebbe quando arrivasse improvviso il segnale di partire. Ossia lui stesso.
Mi viene in mente allora che ho avuto, anche di recente, alcuni avvisi. Sul momento ho capito, l'ho visto. Arrivata la proroga, mi ero riproposto di non disfare la valigia, di tenerla sempre pronta. E invece, giorno dopo giorno, senza neppure accorgermene, tutto è tornato come prima, come se lo spavento non fosse stato nient'altro che qualcosa che già era e che non ha più senso considerare ancora.
E' come la risposta messa in bocca a Giuda da Luigi Santucci, quando commenta questo brano di Marco.,dove immagina la reazione di tutti i discepoli, ognuno intervenendo sgomento e pensieroso. Chiude la pagina Giuda , con  un sano "buon senso", con saldi "piedi per terra":
Voi date troppo peso a quanto è accaduto. Noi sappiamo che non è adesso la stagione dei fichi. I fichi danno frutto in ottobre, quando cadono le foglie e la marmotta rintana. Il maestro lo ha solo scordato. E' sempre con la mente  perduta in alti pensieri, tanto lontano da noi e dalle piccole cose di quaggiù… Per me il fatto è tutto qui, semplicissimo. Anche lui può una volta sbagliare, perché è un uomo come noi. Calmatevi. E non disperatevi per una pianta di meno.
(L.Santucci, Volete andarvene anche voi? Una vita di Cristo, Milano, 1974 (6a ed.), 83)

Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me peccatore.

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