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(Leon Festinger)

 

Armi della libertà

 

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 17 de dezembro de 2009

(originale in portoghese)

 

 

 

La cosa più ovvia, nell’analisi della Storia e della società, è che quando la situazione cambia molto, non si può più descriverla con gli stessi concetti di prima: se ne devono creare di nuovi o perfezionare criticamente i vecchi, per poter rendere conto dei fatti inediti, non inquadrabili nei generi conosciuti. È patetico osservare come, ormai già in piena fase di implementazione del governo mondiale, gli analisti politici, nelle università o nei mass-media, continuino a offrire al pubblico delle analisi basate sui vecchi concetti di “Stato nazionale”, “potere nazionale”, “relazioni internazionali”, “libero commercio”, “democrazia”, “imperialismo”, “lotta di classe”, “conflitti etnici”, etc., quando è chiaro che niente di tutto questo ha una grande relazione con i fatti del mondo attuale

Gli avvenimenti più basilari degli ultimi cinquanta anni sono: primo, l’ascensione delle élites globaliste, slegate da qualsiasi interesse nazionale identificabile e impegnate nella costruzione non soltanto di uno Stato mondiale ma di una pseudo civilizzazione planetaria unificata, interamente artificiale, concepita non come espressione della società ma come strumento di controllo della società da parte dello Stato; secondo, i progressi favoloso delle scienze umane, che depositano nelle mani di queste élites mezzi di dominazione sociale mai sognati dai tiranni di altre epoche.

 

Già vari decenni fa, Ludwig von Bertalanffy (1901-1972), il creatore della Teoria generale dei Sistemi, cosciente del fatto che il suo contributo alla scienza stava venendo usato per fini indebiti, avvertiva: “Il maggior pericolo dei sistemi totalitari moderni è forse il fatto che sono terribilmente avanzati non solo sul piano della tecnica fisica o biologica, ma anche nella tecnica psicologica. I metodi di suggestione di massa, di liberazione degli istinti della bestia umana, di condizionamento o di controllo del pensiero si sono sviluppati fino a raggiungere una efficacia formidabile: il totalitarismo moderno è così terribilmente scientifico che, al suo cospetto, l’assolutismo dei periodi precedenti appare come un male minore, dilettante e comparativamente inoffensivo.”

 

Nel libro L’Empire Écologique: La Subversion de l’Écologie par le Mondialisme (1998), Pascal Bernardin ha spiegato con abbondanza di dettagli come la Teoria Generale dei Sistemi venga usata come base per la costruzione di un sistema totalitario mondiale, che negli ultimi dieci anni, definitivamente, è uscita dallo stato di progetto per quello di una realtà patente, che non vede solo chi non la vuole vedere. Ma von Bertalanffy non si riferiva soltanto alla sua teoria. Egli parla di “metodi”, al plurale, e il cittadino comune delle democrazie non può farsi neppure una vaga idea della pletora di risorse che oggi sono poste a disposizione dei nuovi signori del mondo grazie alla psicologia, alla sociologia etc. Se von Bertalanffy avesse dovuto citare nomi, non ometterebbe quello di Kurt Levin, forse il più grande psicologo sociale di tutti i tempi, il cui Istituto Tavistock, a Londra venne costituito dalla stessa élite globalista nel 1947 con l’unica finalità di creare mezzi di controllo sociale capaci di conciliare la permanenza della democrazia giuridica formale con la dominazione completa dello Stato sulla società.

 

Solo per dare un’idea fino a dove la cosa arriva, i programmi educativi di quasi tutte le nazioni del mondo, in vigore da almeno venti anni, sono determinati da norme omogenee direttamente imposte dall’ONU e calcolare non per sviluppare l’intelligenza o la coscienza morale dei bambini, ma per fare di esse creature docili, facilmente modellabili, senza carattere, pronte ad aderire entusiasticamente, senza discussione, a qualsiasi nuova parola d’ordine che la élite globalista ritenga utile ai suoi obiettivi. I mezzi usati per questo sono tecniche di controllo “non avversative”, concepite per far sì che la vittima, cedendo alle imposizioni dell’autorità, senta di farlo per libera volontà e sviluppi una reazione immediata di difesa irrazionale al semplice suggerimento di esaminare criticamente l’argomento. Sarebbe un eufemismo dire che l’applicazione in massa di queste tecniche “influenzi” i programmi di educazione pubblica: esse sono tutto il contenuto della attuale educazione scolastica. Tutte le discipline, comprese matematica e scienze, sono state rimodellate per servire a obiettivi di manipolazione psicologica. Lo stesso Pascal Bernardin ha descritto in modo meticoloso il fenomeno nel suo Machiavel Pédagogue (1995). Leggetelo, e scoprirete perché vostro figlio non riesce a risolvere un’equazione di secondo grado o completare una frase senza tre solecismi, ma ritorna da scuola parlando grosso come un commissario del popolo, pretendendo dai genitori una condotta “politicamente corretta”.

 

La rapidità con la quale mutazioni repentine di mentalità, molte di esse arbitrarie, grottesche e perfino assurde, si impongono universalmente senza incontrare la benché minima resistenza, come se emanassero da una logica inconfutabile invece cha da un machiavellismo spregevole, potrebbe essere spiegata con il semplice addestramento scolastico che prepara i bambini ad accettare le nuove mode come comandamenti divini.

 

Ma evidentemente la scuola non è l’unica agenzia impegnata a produrre tale risultato. I grandi mass-media, oggi massicciamente concentrati nelle mani di megaimprese globaliste, hanno un ruolo fondamentale nella stupidificazione di massa. Per questo, una delle tecniche più diffusamente impiegate oggigiorno è la dissonanza cognitiva, scoperta dallo psicologo Leon Festinger (1919-1989). Vediamo come funziona. Se avete letto i giornali americani di oggi, saprete che Tiger Woods, il campione di golf, uno dei cittadini americani più amati degli ultimi tempi, si trova adesso sotto il fitto bombardamento di giornali e TV perché hanno scoperto che il poveretto ha un’amante. Scandalo! Orrore! L’indignazione generale minaccia di tagliare via metà degli sponsor dell’adultero ed escluderlo dal ruolo delle “beautiful people” che appaiono in pubblicità di scarpe da ginnastica, gomme da masticare e diete miracolose. Ma c’è un dettaglio: al lato delle proteste contro l’immoralità dello sportivo appaiono attacchi feroci agli “estremisti di destra” che non accettano l’aborto, il matrimonio gay o l’induzione dei bambini alla dilettazione sessuale prematura. I due codici morali, mutuamente contraddittori, sono offerti simultaneamente, come ugualmente obbliganti e sacrosanti. Eccitato e spinto a tutte le trasgressioni sessuali, ma al contempo minacciato di character assassination nel caso che le pratichi in dose modesta, il tizio angosciato reagisce con una specie di collasso intellettuale, diventando un babbeo servile che non sa più orientarsi da solo e implora una voce di comando. Il comando può anche essere vuoto e senza senso, come ad esempio Change!, ma quando viene suona sempre come un sollievo.

 

Accusare gli scienziati di questo stato di cose è ugualmente idiota come dare la colpa alle armi per gli omicidi. Uomini come von Bertalanffy, Levin e Festinger hanno creato strumenti che possono servire sia per la costruzione della tirannia come per la riconquista della libertà. Siamo noi ad avere l’obbligo di levare queste armi dalle mani dei loro detentori monopolistici, e imparare a usarle con il segno inverso, liberando il nostro spirito invece di permettere che ce lo schiavizzino.

 

 

 

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