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In un post precedente ho presentato un articolo di Olavo di Carvalho dove si analizzava l’uso della dissonanza cognitiva, studiata da Leon Festinger, come strumento di controllo di massa. La questione è assai interessante perché ci aiuta a capire certi fenomeni legati anche a fatti recenti.

Un esempio, a mio avviso, è l’attacco attuale alla Chiesa e ai suoi preti sulla pedofilia. Il problema vero, come chiunque abbia ancora un minimo di coscienza per fare un esame critico può constatare, è che nella schiacciante maggioranza dei casi di cosiddetta “pedofilia”, la vera questione in gioco era il comportamento omosessuale di preti con giovani adolescenti (cfr. M.S.Rose, Goodbye Good Men, Washington D.C., 2002). Quindi, si ha da un lato l’offensiva mediatica tesa a punire e reprimere questo comportamento; ma gli stessi mass-media esaltano il comportamento omosessuale (fiction, talk show, etc.), denunciano ondate di persecuzione contro tale comportamento, quando chi è davvero perseguitato è chi ha un’opinione differente in merito e via dicendo.

Oppure ci si preoccupa per la sempre più precoce iniziazione sessuale dei ragazzi, ma sugli stessi organi di informazione dove si esalta il sesso libero, la negazione di ogni "imposizione eteronoma" , cercando di porre rimedio… anticipando sempre di più la cosiddetta educazione sessuale (!), e così via.

Ci si scandalizza di certi esiti mostruosi di delitti e di efferatezze sugli stessi giornali dove si ripete ad ogni piè sospinto che non esiste legge morale, che ognuno può fare quello che vuole etc. salvo poi trovarsi in flagrante contraddizione, ma senza preoccuparsene più di tanto (Un bel post intelligente, come sempre, di Osteria volante al riguardo).

Il risultato è quello che Olavo chiama lo sfinimento della intelligenza morale. La conseguenza è uno stato come di “blocco” della capacità della coscienza di poter fare un qualsiasi sforzo di discernimento morale, in quanto confusa, paralizzata da stimolazioni contraddittorie. La coscienza che percepisce lo stato di dissonanza cerca, poi, in tutti i modi di diminuire tale stato, portandosi verso la dolce rassicurazione del mainstream, fatto di semplice, ma studiate, parole d’ordine. E molte volte tale paralisi è completa, e il soggetto non reagisce più, non si indigna, non riesce a formulare nemmeno dentro di sé una qualche reazione. Soprattutto se ha dovuto prendere delle decisioni, dissonanti, spinto dall'ambiente, dalla pressione di conformità, etc., cerchera in tutti i modi di sfumare tale dissonanza.

Per quei cristiani che, per vari motivi, non vogliono rimuovere lo stato di dissonanza abdicando ai principi (come pur accade spesso: ecco una delle fonti del relativismo), il rischio che mi fa paura è che cerchino tale sollievo dalla dissonanza negando il problema (teoria del complotto) oppure rifugiandosi in una dimensione metastatica della fede (nel senso di Voegelin), cercando rassicurazione in altre parole-slogan, ma con lo stesso effetto anestetizzante. La strada è prendere coscienza della confusione indotta appositamente per distruggere la coscienza morale; cercare di riconoscere i sintomi della dissonanza nella propria coscienza (difficile restarne immuni); accogliere la fatica del discernimento personale.

Ecco il seguito dell’articolo di Olavo sulla dissonanza cognitiva citato prima.
 

“Quando i codici morali sono vari e contraddittori, è la stessa forma finale che diviene incongruente e irriconoscibile, consumando le anime in sforzi vani che le porteranno a avvilupparsi in problemi sempre più insolubili e, in un gran numero di casi, a desistere da qualsiasi sforzo morale serio. Molto del relativismo e della amoralità regnanti non sono propriamente convinzioni o ideologie: sono malattie dell’anima, contratte per sfinimento dell’intelligenza morale”.

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