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Ho deciso stamani di investire tre delle mie 36 ore di vacanza a Firenze nel fare una passeggiata per le vie della mia infanzia. Avevo infatti riletto da poco la pagina di Papini dove egli racconta di aver dato le indicazioni stradali per poter raggiungere, in Borgo Pinti, il convento dove era vissuta Santa Maria Maddalena de’Pazzi, a una ragazzina francese accompagnata da due persone. La data, Papini scrive, anni dopo vidi che coincideva con la visita a quel convento da parte della  giovane Teresa di Lisieux, in viaggio a Roma per chiedere al Santo Padre il permesso per entrare nel Carmelo nonostante l’età ancora insufficiente.

Borgo Pinti è anche la via dove ho trascorso i primi anni della mia vita, perciò stamani ho sentito la “devozione” di ripassare di là. Per la strada che mi ci conduceva, ho letto un manifesto, il “solito” manifesto che invita a okkupare, a resistere alla società che vuol kontrollarti, a resistere e organizzarsi per (e qui stavo per avere un attacco isterico di riso) “pensare con il proprio cervello”. Beh, mi sono detto scrollando le spalle, l’ennesimo caso di inversione rivoluzionaria della realtà: la quint’essenza del pensiero collettivo che è convinto di essere unico insieme al gregge belante della militanza sinistrista.

Proseguendo per via della Colonna, però, ho iniziato a pensare: quale potrebbe essere il tentativo possibile per dimostrare che questo “controllo” in realtà c’è: ma che non è quello che pensano, che sbagliano alla grande l’obiettivo, che il “controllo” vuol proprio dare loro quel nemico… Una parte di me diceva “tempo perso, ricordati che abbiamo a che fare con la mentalità rivoluzionaria, che è una psicopatologia (proprio malattia dell’anima, nel senso voegeliniano) e che finiresti come i personaggi pirandelliani dell’Enrico IV; ma dall’altra una voce interna dal passato diceva: ma non avevi tradotto qualcosa da Olavo alcun tempo fa? Certo! Mi sono ricordato!
Erano due articoli sulla presenza di Pierre Bourdieu come “nume tutelare” negli ambienti accademici brasiliani. Non ricordo perché ma non li avevo postati. Qui Olavo fa una riflessione sconcertante nella sua banalità: la teoria della violenza simbolica, di tutta l’ideologia borghese che avrebbe riempito di sotterfugi la società per imporre i suoi “simboli” di potere, per piegare le coscienze al Potere borghese etc.,: dove sono le tracce preparatorie? In quale biblioteca o giornali si trovano gli studi, gli articoli specializzati, le scuole di ingegneria sociale alle quali le migliaia di ideologi borghesi devono aver studiato per riempire il mondo di queste subdole manovre? Non ci sono. Semplicemente non ce n’è traccia.
Al contrario, le tracce di questi studi vengono proprio dalla sinistra, dalla propaganda sovietica che fin dagli inizi si è servita degli studi di psicologia, di ingegneria sociale; oggi sono tracciabilissimi i percorsi di questo tipo di pubblicazioni che hanno aperto la strada all’uso distorto di ricerche come la dissonanza cognitiva, alle tecniche di manipolazione di massa etc.
Quindi, ciò che l’imbecille collettivo proietta nella borghesia e nella destra, in realtà è la perfetta inversione rivoluzionaria di ciò che egli per primo, e tutto il mondo poi, subisce. Se cerca uno straccio di studio “borghese” di ingegneria sociale e manipolazione delle masse, non lo trova; se guarda nella “sua” biblioteca, troverà titoli e volumi fin dagli anni Trenta.  
 
"La “sociologia dell’educazione” di Pierre Bourdieu non è soltanto un’idiozia: è una proiezione psicotica delle azioni del proprio Bourdieu e dei suoi correligionari su una realtà inesistente. È una malattia mentale, e il suo successo si deve proprio a questo: è più facile trasmettere il virus di una patologia incapacitante che una qualche conoscenza della realtà" (leggi tutto)

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