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Dalla massa delle critiche, infami e vigliacche, alla Chiesa, una cosa è certa: chi le fa non ha la minima idea di cosa sia. In questa poesia di Adelia Prado, dove tutte le cose semplici si trasfigurano per rivelare la Realtà della loro Bellezza, si parla della Chiesa.
Chi sa, ne godrà.

Gli altri, si accontentino di MasterCard, vai….

Casa di campagna

(Adélia Prado)
 
La Chiesa è il posto migliore.
Là, il bestiame di Dio si ferma per bere un po’ d’acqua,
si sfrega l’un con l’altro le corna
e annusa i suoi odori
che riconosco e che mi piacciono,
come fa un cane.
È razza mia, sono
in casa come se fossi nella mia stanza.
La Chiesa è il nostro rifugio protetto.
Tutto là è sicuro e dolce,
tutto è gomito a gomito cercando la porta stretta.
Là le cose dilaceranti si siedono
a lato di questo fatto umanissimo
che è fare fiori di carta
e restare ammirati di come tutto sia credibile.
È piena di segni, parola,
cassaforte e chiave, nave e tetto aspersi
contro vento e pazzia.
Là mi guardo, là osservo
la lampada che mi osserva, adoro
ciò che mi soggioga la nuca come ad un bue.
Là sono coraggioso
e canto con le mie labbra screpolate:
gloria nel più alto dei cieli
a Dio che di fatto è spirito
e non ha corpo, ma ha
l’occhio in mezzo a un triangolo
da dove vede tutte le cose,
fino ai pensieri futuri.
Luogo sacro, elettricità
nella quale passeggio senza paura.
Se ci metto il piede
l'amore di Dio mi uccide.

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