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Ancora maggiori dettagli sull'arresto incredibile di Alejandro Peña Esclusa. Le "capsule esplosive" che hanno ritrovato erano nascoste… in un cassetto della cameretta della bambina più piccola di Alejandro, Cecilia di 7 anni!!!
Peña Esclusa sarebbe stato così mostro da esporre la sua bambina al pericolo oppure anche Cecilia è una pericolosa terrorista??

Il terrorista che avrebbe confessato, IN UN SOLO GIORNO è arrivato in Venezuela, è stato arrestato, ha confessato tutto (con un inquirente che parlava con accento cubano, guarda caso), ha fatto nomi, cognomi, schemi, etc., poi è stato estradato a Cuba. TUTTO IN UN GIORNO SOLO! Se voleva fare attentati in Venezuela, come avrebbe confessato, insieme a Peña Esclusa, COME MAI NON E' STATO DETENUTO IN VENEZUELA? Guarda caso subito estradato dai fratelli di merende Castro?

L'unica cosa positiva è che forse tutto questo conferma l'impressione della necessità di gesti disperati proprio perché Chavez sta sentendo tutto sfuggirgli di mano. Preghiamo per questi combattenti per la libertà. Veri.

I particolari dell'arresto  nell'articolo di Graça Salgueiro che qui ho tradotto. I video sono in spagnolo, ovviamente, e non ho tempo per tradurli. Ma con un piccolo sforzo si capisce lo stesso.

Dettagli sulla farsa di "terrorismo" contro  Peña Esclusa

di Graça Salgueiro

Da questa mattina presto (13 luglio, NdT) sto cercando di parlare con Indira, la moglie di Alejandro Peña Esclusa, ma la chiamata va direttamente in una segreteria telefonica. Confesso che mi è sembrato strano perché la registrazione è della voce di un uomo che non è Alejandro, e mi è parso che ormai il suo telefono non solo è intercettato ma anche sotto il controllo del KGB bolivariano.

Stamani Indira ha rilasciato una intervista a Fernando Londoño, nel suo programma “La Hora de la Verdad”, che tante volte ha avuto come invitato lo stesso Alejandro. In questa intervista Indira racconta cosa è accaduto, lasciando chiaro per chi non è ignorante o connivente con questa vigliaccata che le “prove” sono state forgiate in modo grossolano, poiché “hanno trovato” materiale esplosivo nascosto in un cassetto della stanza di Cecilia, la figlia più piccola della coppia, di appena 7 anni di età. Bisogna essere molto stupidi per credere che o Alejandro avrebbe esposto la propria figlia, nascondendo il materiale esplosivo nella sua cameretta, oppure che la bambina faccia parte della cospirazione terrorista. (L'intervista è in un player nel sito di Graça, NdT)

È odioso ascoltare queste cose! Osservate che tutto in questa azione è illegale, perché hanno invaso la residenza della famiglia senza un mandato, non hanno permesso la presenza dell’avvocato di Alejandro, che è restato bloccato sulla porta, non hanno permesso la presenza di vicini della coppia come testimoni, hanno messo in imbarazzo e spaventato i bambini, perché volevano perquisire le stanze impugnando una pistola e, oltre che nascondere loro le prove con le quali incriminare Alejandro, erano 13 poliziotti a rovistare tutta la casa accompagnati da due estranei che “loro” avevano portato, dicendo che erano “vicini” che stavano presenti per testimoniare la perquisizione che questi criminali stavano facendo. Indira non riconosce questi tipi come “vicini” e non sa neppure se erano persone che passavano per strada o se già sono stati portati dalla polizia politica.

Questo video mostra il momento dell’invasione registrato dalla TV di stato “VTV”, l’unica presente per documentare i fatti, sostenere la menzogna fabbricata e a essere l’unica versione che il cittadino comune ha avuto su questi fatti. Nell’intervista, David Colmenares informa che sono stati trovati alcune “capsule di esplosivo”, che Alejandro “ha ammesso” di sapere della loro presenza in casa e che per questo “non ha opposto resistenza” alla detenzione. Indira, invece, nega veementemente che questo sia accaduto, soprattutto perché SA che quel tipo di materiale MAI è stato presente nella sua casa fino a quel momento e che, da sola, lei non poteva controllare 13 persone sparse per tutto il suo appartamento buttando all’aria e rovistando tutto in cerca di prove incriminatorie. Siccome non si trovavano, ci hanno pensato loro lasciano la firma evidente della menzogna, nascondendole nella stanza di una bambina di sette anni. Potete vedere qui il video.
 
Come avevo detto ieri, l’amico Alex (“Cavaleiro do Templo”), che conosce bene i metodi di questa canaglia criminale, mi ha mandato questo video, nel quale María Elvira conversa con due personaggi illustri, assidui del suo programma “María Elvira Live”: l’ex capitano della Marina Venezuelana Bernardo Jurado, e l’avvocato cubano Camilo Loret de Mola, abituato a parlare con prigionieri subito dopo essere passati per interrogatori a Cuba. Guardate il video con molta attenzione.
Osservate subito nei primi minuti del video, in un reportage di TeleSur, l’aria di cameratismo nel saluto tra Chávez Abarca e colui che lo interroga. Ora, non è necessario essere un perito in nulla per sapere che in una situazione di interrogatorio le parti in causa si oppongono, o come minimo non si conoscono, dove uno esige spiegazioni perché sospetta che l’interrogato abbia qualcosa di “anormale” o irregolare da nascondere, e l’altro si trova in una situazione di imbarazzo dovendo spiegare, giustificare o negare le accuse che gli fanno in quel momento.
Camilo, in quanto cubano, osserva che colui che conduce l’interrogatorio parla con accento CUBANO! E io deduco che i due sono vecchi compagni e che la farsa è perfettamente provata per mezzo delle immagini registrate. Ci sono domande senza risposte possibili su questo elemento di nome Chávez Abarca, secondo quanto io stessa ho scritto nell’articolo precedente, dove avanzavo dei sospetti, che anche questi due signori hanno osservato, come per esempio: se la polizia venezuelana lo accusa di essere giunto nel Paese al soldo di Posadas Carriles per commettere atti di terrorismo e destabilizzare il governo, perché è stato deportato nello stesso giorno in cui è arrivato a Caracas?  Se è stato deportato immediatamente, come può avere confessato tutto lo schema, nomi dei coinvolti, e per giunta aver anche denunciato Peña Esclusa come suo complice, con una rapidità mai vista senza ricevere neppure un ceffone per confessare? Che specie di “spia” è questo che confessa tutto subito già alla prima domanda cordiale? Ancora: se voleva commettere atti di terrorismo in Venezuela, perché non è restato in prigione in Venezuela per verificare le sue informazioni, e dopo essere giudicato e arrestato?
Sono così tanti i “buchi” in questa macabra storia che è chiarissimo, a qualsiasi persona che abbia un minimo di intelligenza e segua i fatti, che questo circo è stato montato con l’unico obiettivo di sollevare una cortina fumogena sul fallimento del questo famoso bolivarianismo, del collasso energetico, della quasi bancarotta della PDVSA, delle tonnellate di generi alimentari marcite in containers mentre la gente soffre la fame, e una maniera efficace di “giustificare” la carcerazione di tutti i suoi oppositori con un colpo solo. La lista dei prossimi che saranno accusati per crimini che non hanno commesso è grande e Alejandro è solo il primo. Fanno sempre così: se non c’è alcuna prova per levarsi di torno gli oppositori, le inventano, fabbricano informazioni false e perfino prove materiali concrete, come hanno fatto con Alejandro.
E, posso sbagliarmi, ma credo che questo episodio non solo è stato pianificato da Cuba, poiché pure Cuba ne beneficia, proprio nel momento in cui le critiche in relazione ai prigionieri politici “hanno obbligato” il regime a liberarne 7, come “prova di generosità” e per far maquillage a una falsa apertura di Raúl, l’ubriacone.
Ci sono molte più cose che volevo scrivere oggi, ma il mio amico  Heitor de Paola lo ha già fatto, con articoli e materie di altri siti e che, per questo, raccomando che lo visitiate, perché tutto è molto importante per conoscere il caso più in profondo. Restate con Dio e alla prossima!

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Così a caldo ha commentato Olavo de Carvalho (dal sito di Heitor de Paola):

Il leader dell’opposizione venezuelano Alejandro Peña Esclusa è stato arrestato dalla polizia politica di Hugo Chávez lunedì scorso. Tutti sapevano che prima o poi questo doveva accadere. Solo che non ci si aspettava che gli agenti della dittatura chavista avessero, come hanno avuto, il cinismo di mettere esplosivi nella casa di un politico che mai ha usato violenza, neanche verbale. L’obiettivo della farsa è creare una apparenza di legami tra Peña e “organizzazioni violente di destra”, che nel presente scenario latino-americano si distaccano soprattutto per la loro spettacolare inesistenza.
Alejandro Peña, che per la sua militanza antichavista è stato recentemente oggetto di omaggio da parte della Assemblea dello Stato dell’ Alabama (v.
http://www.youtube.com/watch?v=VGhwsRbR0Y8), è molto ben conosciuto dal pubblico brasiliano come conferenziete serio ed equilibrato, che descrive la situazione politica del suo paese con tristezza, ma con serenità e senza il benché minimo segno di odio. […]
Non ho alcun dubbio che il carcere per Alejandro Peña è una vendetta per il processo che egli ha intentato al Tribunale Penale Internazionale contro il governo di Hugo Chávez. Il miglior sito fino a ora per seguire la vicenda è il blog
http://notalatina.blogspot.com.

Un appello di Olavo in favore di Alejandro: è in inglese, non sto a tradurlo.

 

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