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L’ennesima conversazione sul Brasile e sulle sue elezioni, aggravata dal Sinodo sul Medio Oriente appena terminato. L’ennesimo errore che ho fatto trasgredendo la mia regola salva-fegato: non si discute con persone affette da mentalità rivoluzionaria. Ma questa mi aveva ingannato, complice forse la mia stanchezza e, riconosciamolo, un certo fascino della mia interlocutrice. Alla storica frase: “Noooo, ancora con il comunismo!!” mi sono svegliato, ho sorriso, ho fatto notare il bellissimo cedro del Libano che abbiamo in giardino, ho offerto un caffè, mi sono ricordato di un improrogabile impegno, ho salutato “a salve”, ho stretto la mano, sono corso in camera, ho tradotto Olavo e ho postato.
 
La cosa più impressionante di tutte è la rapidità con la quale abitudini mentali e criteri automatici di giudizi creati da ideologi comunisti per smantellare la cultura avversaria si sono impregnati, con forza ipnotica, nei circoli dei “formatori di opinione” in tutto l’Occidente, erigendo una formidabile barriera di preconcetti paralizzanti contro qualsiasi velleità di anticomunismo. In meno di quindici anni, ogni item del programma comunista, con il nome solo lievemente cambiato, si è imposto al mondo come dogma inattaccabile, sacrosanto, riempito della autorità morale di poter giudicare tutto e tutto poter condannare senza mai poter esso stesso venire sottoposto a esame. Il semplice atto di denunciare l’origine di questi sloganse modi di dire viene stigmatizzato come prova di fanatismo o paranoia. Anche uomini che non desidererebbero mai vederli messi in pratica, si fanno in quattro per proteggerli dagli attacchi della “estrema destra”, termine ridefinito per includere tutto ciò che sta a destra del centro – un centro che si muove sempre di più verso sinistra. (Leggi tutto l’articolo di Olavo)
 

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