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Alla fine degli anni ’90 mi trasferii in Brasile. Durante i primi mesi avevo frequenti contatti con un Centro Studi una volta molto vicino alla Chiesa (anzi, fondato dalla Chiesa stessa a dire il vero). Quando lo conobbi, però, era un attivissimo centro di tutto quanto di peggio si possa immaginare: teologia della liberazione, macro-ecumenismo irresponsabile, insomma di tutti i più deliranti *-ismi non ne mancava uno. Dovendo terminare alcuni lavori e, quindi, dovendo spendere molto tempo nella biblioteca, ebbi modo di conoscere alcune figure in fondo interessanti.

In particolare mi colpì molto un gesuita spagnolo, già settantenne, fuggito in Brasile perché ricercato dai franchisti, con un dottorato in marxismo. Ebbi modo di vedere dove viveva. Era una stanza poverissima, con una “rede” (un’amaca), un piccolo mobiletto dove aveva pochissimi vestiti, un lavandino e null’altro. Nulla. Passava sei mesi nel Centro Studi e il resto del tempo tra i contadini in uno stato del Nordeste. Era molto intelligente e piacevole conversatore, per cui spesso scambiavo quattro chiacchiere con lui. Una volta parlava dei soliti americani cattivi che vogliono imporre il capitalismo etc. Con degli sforzi sovrumani, trattandosi di una persona più anziana, cercavo di controllare la mia lingua e di lasciar perdere. Ad un certo punto dice una frase che mi colpì: “E’ difficile adesso individuare l’avversario. Prima era il padrone, il capitale era concentrato in un punto determinato. Adesso no. Vediamo gli effetti ma non riusciamo a localizzare bene la sorgente. L’unica cosa che possiamo fare per il momento è agere contra: dove loro vogliono unire, distinguere; e dove loro vogliono dividere, unire”.

Mi tornava in mente la figura di Pasolini. Ci sono in molte sue pagine e in alcuni dei suoi film delle intuizioni vere. Un testo che sempre mi impressiona è un articolo del 1974, ripubblicato poi nel famoso Scritti corsari. L’articolo aveva il titolo di “Il Potere senza volto”: titolo perfetto, che ha perso poi la sua forza a mio avviso in quello che ha ricevuto poi nella raccolta. Ma tant’è. Dicevo che il suo essere poeta lo ha portato a riconoscere e sentire la presenza, nel caso dell’articolo a cui mi riferisco, di un processo terribile di omologazione e di sradicamento, una vera e propria mutazione antropologica. Con quello che sappiamo oggi sull'azione e implementazione ormai a gonfie vele del progetto di governo globale, ONU, UE, Trilaterale, Bildberg, etc…, questo testo è ancor più impressionante:

"Scrivo "Potere" con la P maiuscola … solo perché sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c’è. Non lo riconosco più né nel Vaticano, né nei Potenti democristiani, né nelle Forze Armate. Non lo riconosco più neanche nella grande industria, perché essa non è più costituita da un certo numero limitato di grandi industriali: a me, almeno, essa appare piuttosto come un tutto (industrializzazione totale), e, per di più, come tutto non italiano (transnazionale). Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare".


Si tratta dello stesso processo sentito dal gesuita marxista. Però in entrambi la mentalità rivoluzionaria (nel senso tecnico olaviano) agiva a livello di inversione. E quindi impediva loro, ad entrambi, di vedere all’opera il vero agente, identificandolo con i soliti “USA”, DC, fascismo, etc.

Quanto la forza di inversione dell’ideologia rivoluzionaria sia forte lo si può vedere anche da come Pasolini rilegge la morte del fratello Guido (ucciso dai comunisti italiani agli ordini di Tito, insieme a tutta la brigata Osoppo nell’episodio vergognoso di Porzus)… Si ha la forte impressione che cerchi di risistemare il quadro per evitare il peso della dissonanza cognitiva. Quelli a cui aderisci ti hanno ucciso il fratello, il peso è forte: il contrasto viene superato “ricostruendo” la vicenda in maniera da non sentire più il contrasto. La brigata Osoppo era cattolica, al massimo con qualche socialista.Si omette questo particolare, e tutti diventano antifascisti, quasi soltanto con una idea differente di nazione. In realtà la questione con i comunisti non era soltanto sulla italianità o meno del Friuli. Era molto più profondo. I comunisti lavoravano per Tito, la Osoppo per l’Italia. E a Porzus la Osoppo fu sterminata da italiani comunisti in nome del comunismo (il democidio è una delle caratteristiche dei rivoluzionari) E che Porzus non fosse (e non sia) una pagina amata dai comunisti è provato dal silenzio che vi è calato per decenni, così come con le foibe. Basti pensare a quello che è accaduto con il film di Martinelli (1997), praticamente invisibile in Italia (come invisibile è stato Katyn, come invisibile è stato The Soviet Story– ma si trova in Youtube – pur essendo stato fatto con il patrocinio della UE… e poi il comunismo è morto, eh?!).

L’inversione è terribile perché non è un delirio come quello classico: è un delirio di interpretazione della realtà (e qui sta il contributo fondamentale degli studi di P. Sérieux, già citato in uno degli articoli di Olavo suggeriti in precedenza). Pasolini e il gesuita marxista vedevano la realtà, vedevano perfino i fatti: ma l’inversione rivoluzionaria li portava a leggerla in modo totalmente contrario. Per questo è impossibile discutere o cercare di mostrare i fatti a uno affetto da MR: saranno sempre letti all’incontrario.

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