Non dimenticherò l’emozione di una professoressa, studiosa delle traduzioni armene di opere filosofiche greche, alla notizia data circa il rinvenimento di un manoscritto armeno fino ad oggi sconosciuto (era finito nella teca di un piccolo museo e non in una biblioteca) che porterebbe la traduzione di un’opera porfiriana. All’annuncio non era più capace di stare seduta, la voce si era emozionata, non vedeva l’ora di poter precipitarsi dalla relatrice per chiedere informazioni su quel manoscritto.

Chi non ha mai provato qualcosa del genere, per un libro o per un manoscritto, difficilmente capirà. Eppure tutto questo ci dice che siamo fatti per conoscere e per capire. Sì, conoscere e capire è il modo con cui Dio ci attira a lui, facendoci andare sempre al di là dell’immediato unico percepibile dai sensi, allegra inconsapevole prigione di tanti grufolanti maialini più o meno soddisfatti (cfr. J.Stuart Mill)

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