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 La maggior parte delle opinioni che pensiamo di avere sulla attuale situazione politica del Paese, direttamente o indirettamente vengono dai mezzi di informazione. Questa osservazione, così banale, spesso resta in secondo piano e finisce per essere dimenticata. Così  troviamo dentro di noi delle opinioni che pensiamo nostre, ma che alla prova della “rimemorazione” (sei in grado, cioè, di ripercorrere il cammino, passo passo, che ti ha portato a pensare X sulla vicenda Y? Se no, è un pacchetto confezionato che è entrato nella tua coscienza. Pronto e imballato.) non passano il test. Ha colpito tutti, penso, la spaventosa intensità con cui un temporale inaudito si è abbattuto , negli ultimi tempi, sulla Chiesa… ma interessante anche quello su un noto personaggio della scena politica nazionale.
Bene, a me ha aiutato molto questo articolo di Olavo. Ognuno tragga le conclusioni che vuole.

Imbellettatori del crimine
Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 20 de setembro de 2010
(originale portoghese qui)

Lenin diceva che quando riesci a togliere all’avversario la volontà di lottare, hai già vinto lo scontro. Ma, nelle moderne condizioni di “guerra asimmetrica”, controllare l’opinione pubblica è diventato ancora più decisivo che vincere in campo militare. La regola leninista si converte quindi in modo automatico nella tecnica della “spirale del silenzio”: si tratta di estinguere, nell’anima del nemico, non solo la sua disposizione guerriera, ma perfino la sua volontà di argomentare in propria difesa, di annullare perfino il suo mero impulso di dire qualche timida parolina contro il suo aggressore.
Il modo per raggiungere questo obiettivo è laborioso e caro, però semplice nella sua essenza: si tratta di attaccare l’onore del poveretto da così tanti lati, per tanti mezzi di comunicazione così diversi e con una tale varietà di accuse contraddittorie, con frequenza di proposito assurda e farsesca, che il poveretto, sentendo impossibile un dibattito pulito, finisce per preferire raccogliersi in silenzio. In questo medesimo istante diventa politicamente defunto. Il male ha vinto una battaglia in più.
La tecnica fu sperimentata per la prima volta nel secolo XVIII. Fu così pesante la carica di invenzioni, prese in giro, leggende urbane e imitazioni di ricerche storico-filologiche che si buttò contro la Chiesa Cattolica, che i sacerdoti e teologi finirono per ritenere che non valeva la pena difendere una istituzione venerabile contro accuse così basse e maliziose. Risultato: persero lo scontro. Il contrasto tra la virulenza, la bassezza, l’ubiquità della propaganda anti-cattolica e la scarsezza, la timidezza dei discorsi di difesa e di contrattacco, segnò l’immagine dell’epoca, fino a oggi, con la fisionomia trionfante degli illuministi e rivoluzionari. Peggio: li ricoprì con un’aurea di una superiorità intellettuale che, alla fine dei conti, non possedevano affatto. La Chiesa continuò a insegnare, a curare le anime, aiutando i poveri, soccorrendo i malati, producendo santi e martiri, ma fu come se nulla di tutto questo fosse successo. Per avere un’idea del potere di torporificazione della “spirale del silenzio”, basta notare che, durante quel periodo, una sola organizzazione cattolica, la Compagnia di Gesù, dette più contributi alla scienza che tutti i suoi detrattori materialisti messi insieme, ma furono quest’ultimi a passare alla Storia – e là restano ancora oggi – come paladini della ragione scientifica in lotta contro l’oscurantismo. (Se questa mia affermazione vi pare strana e – come si dice in Brasile – “polemica”, è perché continuate a credere a professori semi-analfabeti e giornalisti semi-alfabetizzati. Invece di questo, dovreste levarvi ogni dubbio leggendo John W. O’Malley, (org)., The Jesuits: Cultures, Sciences, and The Arts, 1540-1773, 2 voll., University of Toronto Press, 1999, e Mordecai Feingold, (org)., Jesuit Science and the Republic of Letters, MIT Press, 2003).
Solo quasi un secolo dopo di questi fatti che Alexis de Tocqueville scoprì perché la Chiesa aveva perso una guerra che invece aveva tutto per vincerla. Si deve a lui la prima formulazione della teoria della “spirale del silenzio”, che, in una estesa ricerca sul comportamento della opinione pubblica in Germania, Elizabeth Noëlle-Neumann confermò integralmente nel suo The Spiral of Silence: Public Opinion, Our Social Skin (2ª. ed., The University of Chicago Press, 1993). Zittirsi davanti all’attaccante disonesto è un comportamento ugualmente suicida quanto tentare di ribattere le sue accuse in termini “elevati”, conferendo a quel disonesto una dignità che non possiede. Le due cose precipitano direttamente nella voragine della “spirale del silenzio”. La Chiesa del XVIII secolo commise questi due errori, come la Chiesa di oggi sta di nuovo commettendo.
Il sudiciume, la viltà stessa di certi attacchi sono pianificati per mettere in imbarazzo la vittima, instillandole il rifiuto di coinvolgersi in discussioni che le suonano degradanti e forzandola così, sia al silenzio, sia a una ostentazione di fredda eleganza superiore che non può non apparire come un camuffamento improvvisato di un dolore insopportabile e, quindi, una confessione di sconfitta. Non si può parare un assalto rifiutandosi di avvicinare un dito alla persona dell’assaltante o dimostrandogli, in modo educato, che il Codice Penale proibirebbe quello che sta facendo.
Le lezioni di Tocqueville e Noëlle-Newman non sono utili soltanto alla Chiesa Cattolica. Insieme con ella le comunità più diffamate dell’universo sono gli americani e gli ebrei. I primi preferiscono piuttosto pagare per crimini che non hanno mai commesso piuttosto che incorrere in una mancanza di educazione contro i propri più perversi detrattori. I secondi sanno difendersi un poco meglio, ma si sentono inibiti quando gli attaccanti sono oriundi delle proprie file – cosa che accade con frequenza allarmante. Nessuna entità sulla faccia della terra possiede tanti nemici interni quanto la Chiesa Cattolica, gli USA e la nazione giudaica. È che hanno vissuto nella “spirale del silenzio” per così tanto tempo che non sanno ormai più come uscirne – e perfino la alimentano di propria iniziativa, precorrendo in ciò gli stessi nemici.
L’unica reazione efficace alla spirale del silenzio è romperla – e non si può farlo senza rompere, insieme ad essa, l’immagine di rispettabilità di coloro che l’hanno fabbricata. Ma come smascherare una falsa rispettabilità in modo rispettabile? Come denunciare la malizia, l’inganno, la menzogna, il crimine, senza andare oltre le frontiere del mero “dibattito di idee”? Chi commette crimini non sono le idee, sono le persone. Nulla favorisce di più l’impero del male della paura di partire per “l’attacco personale” quando questo è assolutamente necessario. Aristotele insegnava che non si può dibattere con chi non riconosce – o non segue – le regole della ricerca della verità. Coloro che vogliono mantenere un “dialogo elevato” con criminali diventano imbelletta tori del crimine. Sono questi i primi che, nell’impossibilità di un dibattito onesto, e con la paura di cadere nel peccato dell’ “attacco personale”, si rifugiano in quello che credono un onorato silenzio, consegnando il terreno al nemico. La tecnica della spirale del silenzio consiste nell’ indurre esattamente a questo.

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