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La cara e vecchia lingua doppia
Olavo de Carvalho
Mídia Sem Máscara, 29 Novembre 2010
 

Se c’è qualcosa che la Storia conferma senza un unico esempio in contrario, è questo: ciascuna e ogni verità o idea di valore che un qualche giorno è arrivata a essere conosciuta dagli esseri umani è stata scoperta da uno o pochi individui isolati; nel disseminarsi tra le masse, perde ‘impulso originario e si cristallizza in formule vuote, interminabilmente ripetibili, che possono essere riempite con i significati più diversi ed essere usate per i più diversi scopi. Tutto inizia nella ispirazione e finisce nella scimmiottatura.

È stato sempre così e così sarà sempre.

Ciò che distingue il pensamento chiamato “moderno, dal secolo XVIII in avanti, e che lo differenzia radicalmente da tutti i precedenti, è la sua capacità di generare teorie che escono bell’e pronte per essere massificate, e che ricavano da questo, esattamente da questo, tutto il prestigio “intellettuale” che possano avere da sfruttare. È come se saltassero a piè pari la tappa dell’ispirazione solitaria e si enunciassero, fin dalla culla, come appello alle masse. Questo è iniziato dal momento in cui gli uomini di idee persero la fiducia nel poter conoscere la verità e iniziarono a cercare, invece di essa, la sintonia con “lo spirito dei tempi”.
Quanti filosofi e scrittori, oggi, sono apertamente lodati, non perché abbiano scoperto una qualche verità, un qualche valore essenziale, ma solo e soprattutto perché hanno espresso, con i loro errori e menzogne, le aspirazioni più folli e abiette “del loro tempo”? Se non fosse per questa ragione, tipi come Machiavelli, Diderot, Marx, Freud o perfino lo stesso Darwin non avrebbero oggi nemmeno un ammiratore devoto. Sarebbero letti, a dire tanto, come documenti storici di un passato da disprezzare.

Il tratto distintivo delle teorie a cui mi riferisco è la loro ambiguità congenita. Nulla di molto chiaro è definito, si smentiscono a ogni riga, schivano con destrezza luciferina il confronto con i fatti e, quando messe con le spalle al muro da qualche obiezione demolitrice, cambiano il significato con la massima facilità, cantando vittoria quando riescono a dimostrare che l’avversario non è riuscito a provare nulla contro quello che non avevano detto.
È chiaro che l’attitudine di una teoria per questa trasmutazione proteiforme non appare tutta in una volta. La continuità dei dibattiti e lo zelo dei discepoli nel preservare l’immagine del maestro è ciò che mostra il potenziale della sgusciante capacità di “cambiar discorso” contenuta nell’esposizione dell’idea originaria.

Il darwinismo, ad esempio, iniziò come una “teoria del design intelligente”, tentando di mostrare la logica di una intenzionalità divina dietro la varietà delle forme naturali. Oggi appare come l’antitesi più estrema di qualsiasi “design intelligente”, senza che nessuno ci spieghi come sia possibile che due teorie simmetricamente opposte continuino a essere una sola e la medesima.

La psicanalisi, poi, ha tante versioni che qualsiasi cosa venga detto contro una di esse può essere sempre riciclato come argomento in favore di un’altra – e i guadagni di tutte si riversano sempre, è chiaro, in favore del dr. Freud. La facilità stessa con la quale una teoria si converte nelle sue contrarie è lodata come prova del più alto merito intellettuale: ciò che è importante non è il suo “essere vera” ma il suo “essere feconda”…

Ma la teoria più capace di sfruttare a proprio vantaggio tutto ciò che la smentisca è, con assoluta certezza, il marxismo. Tutto ciò che dice viene già dalla fonte in due versioni: una che dice sì, l’altra che dice no. Qualunque delle due che uscirà vincente aumenterà in modo formidabile il credito della teoria marxista.
Siccome Marx evita di chiarire quale sia il coefficiente di influenza che le cause economiche hanno nella produzione dei cambiamenti storici paragonate ad altre cause, tu puoi scegliere tra un determinismo economico integrale o per la completa innocuità delle cause economiche e poter continuare a dichiararsi, in entrambi i casi, un marxista puro. Ernesto Laclau arriva a dichiarare che la mera propaganda crea la classe oppressa alla quale spetta di legittimarla ex post facto, e nessuno smette di considerarlo, per questo, un luminare del pensiero marxista.
La stessa idea marxista di praxis – la inestricabile mistura di teoria e pratica – sembra creata su misura per approfittare delle situazioni più opposte: ciò che smentisce il marxismo nella teoria può favorire il movimento comunista nella pratica (è il caso delle idee di Laclau); le sconfitte del comunismo nella politica pratica possono sempre essere giustificate come effetti di “sviamenti” e, pertanto, come conferme della teoria marxista (Trotskij che parla di Stalin).
 
La doppiezza di lingue nel marxismo non appare solo nelle grandi linee della teoria e della strategia, ma nella attitudine degli intellettuali marxisti davanti a qualsiasi avvenimento della vita culturale o politica. Tutto ha due volti, ognuna delle quali esibita o coperta, in continuazione, secondo le convenienze del momento.
Nel 1967, quando l’Unione degli Scrittori della URSS proclamava Soljenítsin un tipo esecrabile e pericolosissimo, il filosofo comunista Georg Lukács giurava che l’autore di Una giornata di  Ivan Denissovitch aveva una visione delle cose totalmente ortodossa dal punto di vista marxista. Il movimento comunista restava, così, preparato per le due eventualità: se lo scrittore fosse stato ignorato in Occidente, il suo posto nel cestino della spazzatura era già pronto; se avesse avuto successo, sarebbe stato un successo del marxismo.

Alcuni esempi vicino a noi illustrano il giochetto con ancora più chiarezza. Lula e il comandante delle FARC, Raul Reyes, possono presiedere insieme le assemblee del Foro de São Paulo e in seguito poter dire che non hanno mai fatti nulla insieme. Le FARC possono pubblicare in società con il PT (partito di Lula e della Dilma, NdT) la più importante rivista di discussione marxista del continente (America libre) e al contempo venire dichiarate dai mass-media traditrici maledette che hanno abbandonato il marxismo per seguire la pura sete di denaro. Se le FARC vincono, il Foro de São Paulo vince insieme ad esse; se perdono, allora ecco che ne esce pulito.

La lingua doppia caratterizza i serpenti nel mondo naturale, il diavolo nel regno dello spirito, e le idee amate dalla modernità, nel mondo umano e storico.

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