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Allora, un paio di cose, ‘ché sto un po’ come questo gatto.

Primo: la questione dell’inversione (ma se si ha fretta, fondamentale sono questi tre articoli) è a mio avviso uno dei punti nevralgici da comprendere per non farsi fregare. Grazie a Olavo de Carvalho che per primo l’ha fatta notare come componente chiave della mente rivoluzionaria. Essa è una strategia di controllo sociale che diviene malattia permanente. In questi giorni, per chi ne ha coscienza, ne abbiamo visti esempi a iosa. Attaccare l’avversario di cosa si sta facendo noi; accusare l’altro di cosa noi abbiamo compiuto; invertire soggetto e oggetto di un’azione e via orripilando, sono azione fatte ad hoc a monte, nelle strategie di ingegneria sociale. Ma diventano azioni irriflesse in chi ha contratto questa malattia incapacitante cronica. Quello che mi pare urgente è comprendere che tutto questo non cade dal cielo come risultato di chissà quali forze impersonali. E’ stato voluto e provocato. Solo un esempio: il povero finanziere messo in croce da una foto totalmente decontestualizzata. Chi è l’assalitore? Chi è il violento? Tralascio il capolavoro di inversione nel discorso di ieri, di un parlamentare il cui cognome non voglio scrivere perché la tastiera mi si arrossisce… Tutta questa crisi è stata lavorata a base di inversione; tutta questa crisi è stata alimentata e sostenuta dal Corriere e da Repubblica a base di inversione. Inversione e guerra asimmetrica, per cui all’avversario non si risparmia nulla, si sospetta, si lanciano accuse a ruota libera (usando appunto soprattutto l’inversione), mentre si protegge il burattino di turno.
Il pericolo è che la girandola di cose assurde e paradossali, incredibili e così sfacciate… riducano le coscienze al silenzio, tanto è falso, contraddittorio e senza vergogna quello che viene affermato. Eppure… eppure è proprio in forza di questo, ripetuto a martello grazie a tutta la stampa compiacente… che porta al silenzio. E’ la spirale del silenzio. di cui abbiamo già parlato.
Secondo: la massa formata dall’imbecille collettivo (termine tecnico: colui che non sa stare in piedi da solo, che ha bisogno del collettivo per pensare, agire, etc.) che hanno messo a ferro e fuoco Roma; la massa degli studenti cazzari che protestano senza nemmeno sapere quello che fanno (esilarante esempio, tra i tanti, narrato dal nostro Oste preferito); il clima di odio e di scontro alimentato, aizzato, senza ormai controllo, a tutti i livelli (dalla riunione di condominio, ai ricevimenti con i genitori, ai bordi dei campi da calcio dei pulcini…), insomma tutto questo E’ STATO PROVOCATO (rimando alla serie di post del tag yuri bezmenov, soprattutto questo) possibile che questo non cambi nulla nell’analisi di quello che sta accadendo? Si sono schiacciati alcuni pulsanti, si sono tolte alcune viti di sicurezza, si sono aumentate apposta alcune temperature: adesso abbiamo la nostra società in “fuga termica”, in un processo credo ormai irreversibile di declino. Ricordiamo un articolo di Olavo: Il cittadino comune, ignorando le correnti storiche che generarono questo stato di cose, resta attonito davanti alla degradazione generale e dà molto più credito ai discorsi d’accusa rivoluzionaria, senza sospettare che vengono dalla stessa fonte degli orrori che lo tormentano. La mentalità volgare, incapace di spiegare le condotte umane se non con i motivi che si applicherebbero a se stessa — ipocrisia, ricerca di vantaggi materiali, compulsione nevrotica, etc.,—, diventa facile preda della manovra rivoluzionaria proprio perché non può rendersi conto delle tenebrose complessità dell’anima gnostica
L’articolo completo e tradotto lo avevo già postato qui.

Terzo. Se per caso vi state sollazzando con la Novella 2000 di Assange, chiedetevi perché invece di tutto questo non sapete ancora nulla.

Terrore? Scoraggiamento? No, per chi sa che tutta la storia è “watermarked” (anzi bloodmarked, quello di Cristo!) da un non praevalebunt grosso così. Però ciò non toglie che costerà lacrime e sangue.
Il conto lo pagheranno i cristiani, come sempre.
Lo pagherò, però vorrei farlo in piedi e consapevole, almeno: non da bischero.

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