I padroni del mondo

Olavo de Carvalho
Diário do Comércio, 21 de fevereiro de 2011

(orig. portoghese)

 
Le forze storiche che oggi disputano il potere nel mondo si articolano in tre progetti di dominazione globale: quello “russo-cinese” (o “eurasiano”), quello “occidentale” (a volte chiamato in modo errato “anglo americano”) e quello “islamico”. Ognuno di questi ha una storia ben documentata, che ne mostra le origini remote, le trasformazioni subite nel tempo e lo stato attuale di implementazione. Gli agenti che li personificano sono, rispettivamente:
 
1) La élite governante di Russia e Cina, specialmente i servizi segreti di questi due paesi.
2) La élite finanziaria occidentale, così come è rappresentata soprattutto nel Club Bilderberg, nel Council of Foreign Relations e nella Commissione Trilaterale.
3) I Fratelli Musulmani, i leaders religiosi di vari paesi islamici e alcuni governi di paesi musulmani.

Di questi tre agenti, solo il primo può essere concepito in termini strettamente geo-politici, poiché i suoi piani e le sue azioni corrispondono a interessi nazionali e regionali ben definiti. Il secondo, che è quello più avanti nel conseguimento dei suoi piani di governo mondiale, si pone esplicitamente al di sopra di qualsiasi interesse nazionale, compresi quelli dei paesi nei quali ebbe origine e che gli servono come basi operative. Nel terzo, eventuali conflitti di interesse tra i governi nazionali e il Califfato Universale finiscono sempre per essere risolti a favore di quest’ultimo, che oggi è il grande fattore di unificazione ideologica del mondo islamico.

Le concezioni di potere globale che questi tre agenti si sforzano di realizzare sono molto diverse tra loro perché sgorgano da ispirazioni eterogenee e talvolta incompatibili.

Sebbene in linea di principio le relazioni tra di loro siano di competizione e di disputa, a volte perfino sul piano militare, esistono immense zone di fusione e collaborazione, sia pur mobili e mutanti. Questo fenomeno disorienta gli osservatori, e produce ogni tipo di interpretazioni fuori luogo e fantasiose, alcune sotto forma di “teoria della cospirazione”, altre come contestazioni soi disant "realiste e “scientifiche” di queste teorie.

Buona parte della nebulosità del quadro mondiale è prodotta da un fattore più o meno costante: ognuno dei tre agenti tende a interpretare nei propri termini specifici i piani degli altri due, in parte a fine di propaganda, in parte per genuina incomprensione.

Le analisi strategiche di parte riflettono, ognuna di esse, la linea ideologica che le è propria. Anche tentando di considerare la totalità dei fattori disponibili, lo schema russo-cinese privilegia il punto di vista geo-politico e militare, quello occidentale il punto di vista economico e quello islamico la disputa di religioni.
Questa differenza riflette, a sua volta, la composizione sociologica delle classi dominanti nelle rispettive aree geografiche:
1) Oriunda della Nomenklatura comunista, la classe dominante russo-cinese si compone essenzialmente di burocrati, agenti dei servizi di intelligence e ufficiali militari.
2) Il predominio dei grandi gruppi finanziari e bancari internazionali nell’establishment occidentale è troppo noto perché sia necessario insistere su questo.
3) Nei vari paesi del complesso islamico, l’autorità di chi governa dipende sostanzialmente dall’approvazione della umma – la comunità moltitudinaria degli interpreti categorizzati della religiose tradizionale. Sebbene vi sia una grande varietà di situazioni interne, non è esagerato descrivere la struttura di potere dominante come “teocratica”.
 
Per la prima volta nella storia del mondo, le tre modalità essenziali del potere – politico militare, economico e religioso – si trovano personificate in blocchi sovranazionali distinti, ognuno con i suoi piani di dominio mondiale e i suoi modi di azione peculiari. Questo non significa che ognuno di essi non agisca su tutti e tre i fronti, ma solo che le loro visioni storiche e strategiche sono delimitate, in ultima istanza, dalla modalità del potere che rappresentano. Non è esagerato dire che il mondo attuale è oggetto di disputa tra militari, banchieri e predicatori.

Praticamente tutte le analisi di politica internazionale oggi disponibili sui mass-media in Brasile ma anche in ogni altro paese riflettono il servilismo dei “formatori di opinione” a una delle tre correnti che stanno disputando, e pertanto, l’ignorare sistematico delle loro aree di complicità e di aiuto reciproco. Questi individui giudicano fatti e “prendono posizione” in base ai valori generali astratti che sono loro cari, senza neppure domandarsi se le proprie parole, nella sommatoria generale dei fattori in gioco, non finiranno per concorrere alla gloria di tutto ciò che odiano.
Gli strateghi dei tre grandi progetti mondiali sono ben consapevoli di tutto questo, e considerano i commentatori politici, giornalistici o accademici, come tra i più preziosi utili idioti a loro servizio. 

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