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Teoria del complotto è una espressione con la quale si definiscono molte delle cose che non entrano nel nostro orizzonte. Ho voglia di rifletterci un po'. Offro alcune righe di Olavo. Se qualcuno vuol approfittare, s'accomodi.

Falsi segreti
Olavo de Carvalho
Diário do Comércio,
 14 de janeiro de 2010

originale portoghese qui

 
Non c’è, nel giornalismo o nei dibattiti in genere, comportamento più indegno, più abietto e, in fondo, più ridicolo, di quello di tentare di impugnare una denuncia con il pretesto che sia una “teoria del complotto”. In un’era in cui le polizie segrete, i servizi segreti e le organizzazioni clandestine di ogni tipo sono cresciute fino a raggiungere dimensioni planetarie e agiscono più intensamente che in ogni epoca anteriore della Storia, la presunzione di spiegare tutto soltanto attraverso i fatti più visibili e noti è, francamente, di una stupidità senza limiti. Non soprende che questo rifiuto dogmatico di affrontare l’ovvio abbia installato le sue trincee proprio nei mass-media e nelle istituzioni di insegnamento – i due pilastri su cui è assiso il trono della ignoranza contemporanea. Quando entità così potenti come il Gruppo Bilderberg (o, in scala locale, il Foro de São Paulo) vengono trattate come inesistenti o irrilevanti, mentre al contempo i formatori di opinione tentano di fare inghiottire a se stessi e al mondo la menzogna sciocca che non esiste potere fuori dalle entità ufficiali e degli interessi finanziari più evidenti, è chiaro che il dibattito pubblico è diventato soltanto una modalità collettiva di difesa psicotica contro la realtà.
Però, come ogni credenza imbecille che si radica nell’anima delle moltitudini, anche questa è una profezia auto-realizzante. La proibizione di discutere seriamente un argomento importante fa sì che di esso se ne approprino ciarlatani, svitati e persone con voglia di prendere in giro che, per proprio impulso o addirittura a servizio delle entità interessate a camuffare il loro segreto sotto densi strati di leggende e bugie, scaricano sul mercato una inesauribile sub-letteratura con pretese di “storia segreta”, alimentando nel pubblico le fantasie più straordinarie e riempiendo di detriti il cammino dello studioso serio che cerca di districarsi in questa selva selvaggia (in italiano nel testo, NdT). È la profusione di questi fenomeni che infonde alla espressione “teoria del complotto” una carica peggiorativa che il termine, in sé, non comporterebbe, facendo di essa un vaccino quasi infallibile contro la percezione di fatti genuini e ben comprovati.
Buona parte di questa spazzatura editoriale può essere identificato a prima vista da un tratto comune: organizza montagne di informazioni, linearmente coerenti – ma protette da qualsiasi confronto con informazioni avversarie –, per provare che tutto il male del mondo viene da una determinata fonte in particolare, che in sé non ha nulla di segreto. I colpevoli di turno “a tempo pieno” sono i Giudei, la Massoneria, la Chiesa Cattolica, l’Impero Britannico e la CIA (il KGB è misteriosamente risparmiato: i libri contro di esso lo accusano sempre di qualche delitto specifico e perfino minimizzano la dimensione del suo potere generale). Il rimedio più efficace contro questo tipo di intossicazione è leggere vari libri come questi tutti insieme, in modo che la profusione di sospetti dissolva le accuse pendenti contro ciascuna in particolare e, alla fine della lettura, uno si senta obbligato ad ammettere che tornò al punto in cui stava prima di iniziarla: non si ha la benché minima idea di chi è il colpevole dei mali del mondo. Questo è tutto ciò che si può imparare da questo genere di libri. In questo senso, essi sono perfino utili: la confessione dell’ignoranza è l’inizio della scienza.
Il secondo passo è ammettere qualcosa che dovrebbe essere autoevidente fin dall’inizio: non è possibile che tutte le imprese segrete siano opera di entità conosciute pubblicamente. Per lo meno qualche organizzazione segreta deve essere realmente segreta, e ciò significa che non assomigliano neppure ad organizzazioni. Ad esempio, gli accordi discreti tra famiglie super-potenti, i patti informali tra mega-impresari, il giuramento di obbedienza di un fedele islamico a uno sheikhche nessuno di fuori conosce, le sezioni più interne dei servizi segreti (ignorate perfino dalla massa dei suoi servitori ufficiali), le sfere più alte e riservate di alcune società occultiste, le connessioni discrete tra organizzazioni criminali ed entità costituite legalmente: nulla di tutto questo ha nemmeno un nome, nulla di tutto questo è in senso proprio una “organizzazione” o “entità”, ma un poco di studio basta per mostrare che sono lì le fonti invisibili di molte decisioni storiche, frequentemente catastrofiche, che proliferano in effetti orribilmente visibili quando ormai nessuno ha più le condizioni di verificare da dove provenissero. Non avendo un nome per qualificarle, indichiamo queste reti di connessioni, in genere, con le denominazioni delle entità più visibili che servono loro da canale, o di occasione o di camuffamento. Diciamo che quella o quell’altra misura è stata imposta dal Gruppo Bilderberg, o dal Council on Foreign Relations, quando in verità è venuta da una mezza dozzina di membri di queste entità, uniti senza etichetta o bandiera, di frequente alle spalle degli altri. Diciamo che questa o quella disgrazia è stata tramata dal Foro de São Paulo, ma vogliamo riferirci a conversazioni riservate tra personaggi come Fidel Castro, Raul Reyes o Lula, svoltesi lontano da assemblee e gruppi di lavoro di quell’organo. Questo uso dei nomi delle entità – praticamente l’unico a disposizione di chi voglia parlare di queste cose – è indiretto, metonimico. Non indica il soggetto reale dell’azione, ma una delle sue apparenze. Quindi, diventa facile, per il guardiano del segreto, assolvere il colpevole mediante il semplice artificio verbale di dichiarare innocenti le apparenze. Praticamente tutto ciò che nei mass-media si scrive sul Foro de São Paulo, sul Gruppo Bilderberg, sul CFR, sul governo mondiale e argomenti correlati è contaminato da questi equivoci voluti.
Gli occultisti devoti professano la convinzione che “il segreto di protegge da solo”. Falso. Ciò che protegge il segreto sono i falsi segreti.
 

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