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Cosa è il nazionalismo americano?
Olavo de Carvalho, 22 marzo 2011
(Orig. in portoghese qui)

 
Un lettore, Márcio Ricardo, di Rio de Janeiro, mi invia questa domanda: “Cosa è il nazionalismo americano? Attraverso quali canali si esprime? Quale grande resistenza può offrire a coloro che detengono (se lo detengono davvero) il potere grazie al denaro, come i partecipanti al Gruppo Bilderberg?”

Caro amico, hai fatto la domanda giusta. Questo è probabilmente l’argomento più urgente che deve essere studiato da chi desideri comprendere il quadro politico del mondo e fare previsioni ragionevoli. Ed è anche, purtroppo, l’aspetto più ignorato fuori dagli USA, cosa che trasforma la maggior parte delle analisi di politica internazionale − soprattutto quelle brasiliane − un estenuante campionario di errori. Per questa ragione non esiterò un momento a dedicare alla tua domanda più di un articolo, se necessario, anche perché potrebbero essermi utili come bozze per il dibattito che sta andando avanti con il prof. Alexandre Duguin. 

Quindi, iniziamo. Rispetto al contenuto ideologico generale, il nazionalismo americano è un’essenza di conservatorismo, impegnato a mantenere viva la tradizione costituzionale e il lascito dei Founding Fathers. Questo signica che la Costituzione, nella prospettiva nazional-consevatrice, deve essere interpretata secondo l’intenzione dei suoi autori, non deformata da aggiustamenti posteriori che, con il pretesto di farne un “documento vivo” (espressione di Al Gore), cercano invece di seppellirla.

L’ideologia dei fondatori della Repubblica Americana è stata una sintesi originalissima che armonizzava le rivendicazioni pratiche dell’Illuminismo con le esigenze e i principi del cristianesimo biblico. L’esplicita ispirazione cristiana della Costituzionie e delle leggi americane è stata così ben documentata nelle mille pagine del classico testo di Benjamin F. Morris, The Christian Life and Character of the Civil Institutions of the United States (1864), che qualsiasi tentativo di metterla in questione o di relativizzarla sarebbe evidente malafede.

“La nostra Costituzione − affermò il secondo presidente americano, John Adams − fu fatta solo per un popolo morale e religioso. Essa è totalmente inadeguata per il governo di qualsiasi altro popolo”. Gli americani sono l’unico popolo, in tutto l’universo, governato da una Costituzione cristiana, che in più ha coscienza di esserlo e che continua a vedere in questo dato una delle fonti principali di ispirazione per le proprie lotte, al punto che perfino i politici più ostili o indifferenti al cristianesimo si vedono forzati a far finta di essere cristiani per non perdere voti (Barack Obama, anti-cristiano e pro-musulmano, si è sottomesso a questa ginnastica solo fino al giorno dell’elezione, e appena si sentì sicuro nell’incarico ha smesso di frequentare i culti domenicali, anche quelli della Black Liberation Theology).

Già questo basta per dimostrare quanto sia falsa l’opinione del Prof. Duguin, secondo la quale l’illuminismo materialista e individualista difeso da Sir Karl Popper nel suo The Open Society and Its Enemies è l’ideologia dominante negli USA. Come avrebbero potuto essere cancellati dal giorno alla notte due secoli di costituzionalismo cristiano da un libro che un austriaco pubblicò a Londra nel 1945, e che, in termini di copie vendute in America, mai è stato paragonabile neppure ai discorsi di Billy Graham, figuriamoci in paragone a quelli di George Washington, Thomas Jefferson e John Adams, per non parlare della King James Version della Bibbia?

Di fatto il popperismo è, sì, l’ideologia dominante della élite globali sta, ma la prova del fatto che questa non rappresenta la popolazione americana né le tradizioni dello Stato americano è che essa solo riesce − se riesce − ad imporre le sue politiche cammuffandosi molto bene nel linguaggio tradizionale del nazionalismo conservatore (Lyndon Johnson fu un artista in questo; Barack Obama ha mostrato qualche talento soltanto in campagna elettorale, dopo eletto ha commesso una gaffe dopo l’altra e si è fatto scoprire).

Se all’osservatore straniero la visione duguiniana dell’americanismo appare verosimile, è a causa di un motivo che ho già citato mille volte: il nazionalismo conservatore è ancora l’opinione maggioritaria tra gli americani, ma ha un pubblico soltanto dentro gli USA e nessuna proiezione sui mass-media internazionali, ampiamente dominati dalla élite globali sta e i suoi soci in Europa e in America Latina.

Chi volesse veramente chiarirsi le idee, venga qui (negli USA, NdT) e accompagni il dibattito politico interno: la forza del nazionalismo conservatore è tanta che già riesce a sventare le manovre con le quali i globalismi, fin dagli anni ’50, stavano sottilmente infiltrando gente loro nel Partito Repubblicano, teoricamente la fortezza dei conservatori

Sferzato dal movimento dei Tea Party, il GOP (Grand Old Party) sta eseguendo un discreto ma effettivo rituale di auto-depurazione, e quanto più si libererà di traditori e venduti, migliore sarà la sua attuazione nelle elezioni. Tornerò a breve sull’argomento. 

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