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L'ho letto qualche giorno fa. Mi sembra di una attualità sconvolgente. Me lo appunto qua, tanto so che prima o poi sarà il commento giusto a qualche altra ondata di fango.

(…) Ciò riconosciuto, diamo arditamente bando allo scetticismo, al cinismo, a tutte le filosofie degradanti; imponiamoci di credere al vero, al bello, al buono. Per credere, è d'uopo voler credere, è d'uopo amare fortemente il vero.
Solo questo amore può dare energia all'anima; chi si compiace di languire ne' dubbi la snerva.
Alla fede in tutti i retti principii aggiungi il proponimento d'essere tu medesimo sempre l'espressione della verità in tutte le tue parole ed in tutte l'opere tue.
La coscienza dell'uomo non ha riposo se non nella verità. Chi mente, se anche non viene scoperto ha la punizione in sé medesimo; egli sente che tradisce un dovere e si degrada.

Per non prendere la vile abitudine di mentire, non v'è altro mezzo che stabilire di non mentir mai. Se si fa una eccezione a questo proponimento, non vi sarà ragione di non farne due, di non farne cinquanta, di non farne senza fine. E così è che tanti a grado a grado diventano orribilmente proclivi a fingere, ad esagerare e fino a calunniare.

I tempi più corrotti sono quelli in cui più si mente. Allora la diffidenza generale, la diffidenza fino tra padre e figlio; allora l'intemperante moltiplicazione delle proteste, de' giuramenti e delle perfidie; allora nella diversità delle opinioni politiche, religiose ed anche soltanto letterarie un continuo stimolo ad inventar fatti ed intenzioni denigranti contro l'altra parte; allora la persuasione che sia lecito deprimere in qualunque modo gli avversarii; allora la smania di cercare testimonianze contro altrui e, trovatene di tali la cui leggerezza e falsità, è manifesta l'impegnarsi a sostenerle, a magnificarle, a finger di crederle valevoli. Coloro che non hanno semplicità di cuore stimano sempre doppio il cuore altrui. Se uno che loro non piaccia, parla, pretendono che tutto sia detto da lui a mal fine; se uno che loro non piaccia, prega, o fa elemosina: ringraziano il cielo di non essere ipocrita come lui.

Tu, sebben nato in secolo in cui il mentire ed il diffidare con eccesso sono cosa sì comune, tienti egualmente puro da que' vizi. Sii generosamente disposto a credere alla verità altrui, e s'altri non crede alla tua non adirartene; ti basti che splenda agli occhi di Colui che tutto vede.

(Silvio Pellico, "Dei doveri degli uomini", in ID., Prose e poesie, Firenze: Salani, 1934, 249-250)

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