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Ho passato una giornata nel verde, nel silenzio, a sentire il sole in faccia, come una lucertola. Faceva anche un po' freschino, cosa che non ha guastato affatto, anzi. Ho pranzato in una specie di monastero/agriturismo. La loro cucina odorova di ore e ore di caminetto. A tavola mi sono ritrovato con una coppia assai distinta, e abbiamo conversato su Guénon, la filosofia, la vita e la morte. Poi ho ripreso la macchina, e mentre scendevo i tornanti che mi avrebbero riportato a Roma sentivo una certa malinconia. Poi mi è venuta in mente una pagina del mio amato Papini. Tornato a casa sono andato a colpo sicuro. Eccola qua. 

Come è vera. 

"A me pareva di rinascere soltanto lassù, con il vento in viso, senza cappello, senza pensiero preciso, sentivo di vivere come avrei voluto sempre. Quando si riscendeva per tornare in città la tristezza mi riagguantava il cuore e il pungente crepuscolo della sera accompagnava la mia nostalgia coi tocchi delle fievoli campane inascoltate"

(G.Papini, "Un uomo finito", Firenze: Ponte alle Grazie, 1994, 39)

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