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LEZIONE DI DIPLOMAZIA
Olavo de Carvalho, 26 APRILE 2011

(originale portoghese)

 

I messaggi confidenziali dell’ambasciata americana sulla caduta del presidente honduregno Manuel Zelaya, recentemente rivelati da Wikileaks, sono un riassunto didattivo di come funziona la politica estera degli USA oggigiorno.

Fin dai primi momenti l’ambasciatore, Hugo Llorens, prende le parti di Zelaya: “I militari, la Suprema Corte e il Congresso Nazionale hanno cospirato il 28 giugno (2009) in quello che è stato un golpe incostituzionale e illegale contro l’Esecutivo. Nella nostra prospettiva, non vi è dubbio che l’ascensione al potere di Roberto Micheletti è stata illegittima”

Conosciamo già questa logica. Se il presidente rimosso dall’incarico da una decisione congiunta della Suprema Corte e del Congresso è di destra, il suo impeachment è una decisione legale ineccepibile. Se è di sinistra è un colpo di Stato. Importa poco che in seguito vengano elezioni regolari e i supposti golpisti consegnino in modo pacifico il potere al Presiedente eletto, come è accaduto in Honduras. Colpo di Stato è, e colpo di Stato lo resterà per sempre.

Ma, nel nostro caso, c’è stato un ulteriore dettaglio. Il servizio diplomatico americano in Honduras già odiava Roberto Micheletti da molto tempo prima del “golpe”, e già era preparato a prendere posizione contro di lui qualunque fosse stato il corso successivo degli avvenimenti.

Qual era il problema nei riguardi di Micheletti? In un messaggio confidenziale firmato il 20 agosto 2008, il vice-capo della missione diplomatica americana a Tegucigalpa, Simon Henshaw, lo accusava di quello che, agli occhi del Dipartimento di Stato, è il più imperdonabile dei crimini: essere “un anti-comunista rabbioso/fanatico”(1). (cfr. qui ).

Difficilmente, nei mass-media e nell’establishment americano, qualcuno scrive la parola “anti-comunista” senza farla precedere dall’aggettivo rabid, che vuol dire idrofobo, infettato di rabbia canina, estremista, pericoloso demente, pronto a uccidere persone a morsi in nome di abominevoli convinzioni reazionarie. L’effetto dell’etichetta instancabilmente ripetuta è infallibile. Tutti gli anti-comunisti sono rabbiosi, questa è la convinzione generale. Sbavano, ringhiano e fanno a brandelli le loro vittime in un parossismo di odio insano. I comunisti no. Non esiste nel vocabolario delle alte sfere l’espressione “comunista rabbioso”. I comunisti hanno ucciso 140 milioni di civili con una serenità imperturbabile, mossi solo da puro amore per l’umanità, senza spargere una sola goccia di saliva. Tra l’altro, perché saliva in mezzo a tanto sangue?

Nonostante spiegasse la condotta dell’allora presidente dell’Assemblea Nazionale honduregna per mezzo delle fiamme della passione ideologica che lo consumava, Henshaw, senza notarvi la benché minima contraddizione, lo qualificava, d’altro canto, come un opportunista ambizioso senza alcuna convinzione propria, avido soltanto di potere, pronto a qualsiasi concessione, compreso ai comunisti, nel caso fosse suo interesse. Micheletti, secondo Henshaw, sarebbe stato perfino disposto ad appoggiare la proposta chavista della Alternativa Bolivariana para a América Latina (ALBA) se questo gli rendesse qualche voto. Che strana idrofobia, questa, i cui sintomi regrediscono davanti al mero pensiero di vantaggi ipotetici!

Ma Henshaw non si fermava qui. Secondo lui, Micheletti era così superficiale che, per qualsiasi vantaggio, avrebbe abdicato non solo dalle sue convinzioni, ma anche dall’ultimo residuo di onore personale: “Egli è affamato di potere e il suo desiderio di diventare presidente è supremo. Egli ha visto la sua candidatura e i suoi numeri sfuggirgli di mano e sembra essere così disperato che includerebbe narcotrafficanti e altri corrotti in lista, solo per avere denaro e appoggio”. Avete mai visto un fanatico meno fanatico di Micheletti?

Curiosamente, né Henshaw né il suo capo Hugo Llorens, sembravano vedere nulla di immorale nel condannare un uomo [Micheletti, NdT] per la congettura immaginaria di possibili delitti futuri, e invece dare appoggio a un altro [Zelaya, NdT] nonostante i suoi delitti all’epoca già commessi e ben comprovati.  

In quel momento, Manuel Zelaya era garantito, così come lo fu per tutto il tempo della crisi, dall’appoggio del Foro de São Paulo, il coordinamento del comunismo latino-americano, organizzazione nella cui direzione brillavano, al lato dell’allora nostro presidente Lula, i leaders delle Farc, signori assoluti del narcotraffico nel continente.

Henshaw e Llorens, ovviamente, sono uomini sprovvisti di una sana coscienza morale, incapaci di giudicare le cose con equanimità e senso delle proporzioni. Intossicati dal pregiudizio irrazionale contro qualsiasi anticomunismo e dalla idealizzazione boccalona della sinistra mondiale, due vizi endemici nelle sfere chic della vita americana, gettarono tutto il peso dell’influenza del loro paese in favore di un bandito appoggiato da narcotrafficanti, assassini e sequestratori, infangando al contempo la reputazione di un uomo innocente contro il quale non sapevano nulla al di là di quello che congetturavano con la fantasia.

Roberto Micheletti, insieme ad alcune altre persone che nulla ebbero a che vedere con gli avvenimenti e il cui unico crimine è quello di essere loro amici e parenti, fino ad ora non possono entrare negli USA, che ricevono invece Hugo Chávez e Mahmud Ahmadinejad a braccia aperte.

Che cosa ci ha guadagnato con questo la nazione americana? Ha guadagnato il disprezzo degli anti-comunisti e l’ira dei comunisti, sempre orgogliosi della loro ingratitudine con i “compagni di viaggio” dai quali riescono a strappare solo una parte e non la totalità di quanto essi vogliono. Per non aver ricondotto Zelaya alla presidenza con un atto di forza (tutti gli interventi imperialisti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri) e per essersi contentati di accettare il risultato delle elezioni, che tra l’altro hanno portato al potere un virtuale protettore di Zelaya, gli USA sono stati accusati, da tutta la sinistra latino-americana, di complicità con il “colpo di Stato”.

Il comunista è così: se gli offri una mano, devi dargliene tutt’e due, e in più i piedi, la testa, l’anima, la borsa e la vita, altrimenti ti affogherà in un mare di sputi. Essere comunista rende, ma l’impiego di compagno di viaggio dovrebbe richiedere il rimborso di una indennità di insalubrità.

Henshaw e Llorens hanno fatto onore al denaro che ricevono dai contribuenti americani, lavorando a favore del male e della menzogna e mettendo tutti contro il loro paese? Non lo so, non tocca a me rispondere. Non sono un contribuente americano. I soldi non sono i miei.


[1] (rabid = rabbioso, fanatico, NdT)
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